Good morning, Pristina!

 

Balcani per strada e via radio: voci e volti delle genti della ex Jugoslavia attraverso il microfono e il racconto di Michelangelo Severgnini in viaggio da Pristina a Pec, da Mitrovica a Belgrado alla ricerca della solidarietà e della convivenza possibile tra i popoli lacerati dal dramma della guerra nel '99, animati da una nuova speranza di libertà dopo la cacciata di Milosevic nell'ottobre 2000.
ACQUISTA IL LIBRO
"Good morning, Pristina!" è un libro di voci, di suoni, di musiche: un libro da ascoltare più che da leggere. Vi sono racchiusi i suoni della vita comune, i suoni della strada, dei racconti della gente comune, le voci di persone al telefono da terre solo apparentemente distanti, le musiche di una gente tenacemente attaccata alla vita e alle sue multiformi espressioni nonostante i frequenti presagi di morte. Il lettore viene introdotto alla complessità del mondo balcanico attraverso linguaggi diversi e compenetranti. Il libro si snoda attorno al racconto di un viaggio in particolare, tra Kosovo, Serbia e Macedonia, raccontato sotto forma di diario, effettuato nell'arco di tre settimane nell'estate del '99, appena cessati i bombardamenti sulla Jugoslavia. Questo diario è poi in realtà affiancato anche da altri racconti di viaggio, precedenti e successivi, fra i quali i numerosi viaggi nella Bosnia post-Dayton, che si innestano nel corso della lettura insieme a frequenti finestre di approfondimento su alcuni aspetti più storici, politici o sociali. Si tratta in questo caso del materiale elaborato a partire dall'autunno '99 per la trasmissione "Ostavka!", condotta sulle frequenze di Radio Onda d'Urto (in onda dall'ottobre 1999 al gennaio 2001). Sono per lo più interviste a personaggi della società civile e militanti di movimenti antimilitaristi jugoslavi, oppure testimonianze di gente comune in diretta dalla guerra, ma anche ricerche e documentazioni. Questa trasmissione infatti si è posta sin dal suo esordio l'obiettivo di offrire il microfono a tutti coloro che in Kosovo ed in Jugoslavia, sotto diverse forme e su diverse sponde, hanno pagato il costo dell'oppressione da qualunque parte essa sia provenuta. Dietro a questa intraducibile esclamazione ("ostavka") si nasconde l'anelito di rivalsa di fronte a qualsiasi despota capitalista, che sia dipinto di democrazia o di socialismo, che sia imperialista o localista. Il più grande inganno teso ai popoli ex-jugoslavi è stato proprio questo: dirottare la rivolta sul piano orizzontale, etnico e fratricida e non verticale, di classe e rivoluzionario.
Il fenomeno radiofonico ha saputo ritrarre la ex-Jugoslavia a più livelli. Quello geografico: vi sono diverse regioni interamente montuose, dove la gente è stata abituata per secoli a vivere in piccole comunità isolate, arroccate in difesa di fronte agli assalti di saccheggiatori e sterminatori di turno (come lo sono state le bande di mercenari negli anni '90). In questi contesti, pur non di rado multietnici, dove le diverse ondate di popolazioni si sono sedimentate una sull'altra, le comunicazioni sono state sempre difficili. La radio non ha fatto eccezione, dal momento che come è risaputo le formazioni montuose impediscono alle onde di diffondersi. Sono sorte così delle sacche, delle piccole radio locali ascoltabili solo nella loro valle di origine, che hanno saputo difendere e rivendicare le identità di quelle comunità. Quello militare e propagandistico: spesso il mezzo radiofonico è stato anche uno strumento per organizzare le linee di battaglia, per comunicare dalle trincee. Non solo, in questo modo la voce dei "nemici" arrivava fin dentro le case dei civili di etnia opposta, attuando la cosiddetta strategia del terrore. Quello sociale: dal 1991 in poi, nei mesi che hanno preceduto la deflagrazione del conflitto, in seguito alla "democratizzazione" del paese, si è liberalizzato l'etere, consentendo alle radio clandestine di emergere. Lo scoppio del conflitto anziché limitare questa tendenza, l'ha favorita. Poter trasmettere da una radio durante la guerra, significava affermare la propria esistenza e dignità. Le bombe e i kalasnjikov uccidevano le persone, ma non potevano impedire alle onde radiofoniche di espandersi. Quello politico: spesso capire da chi sia tuttora finanziata una radio equivale a risalire alla ideologia che ne sta alla base ed ai propri obiettivi. Vi erano e vi sono radio finanziate dagli Emirati Arabi, radio finanziate dagli Stati Uniti….

sviluppato dalla MFM - ottimizzato per una visione a 1024x768 su Mozilla Firefox