L'0biezione di coscienza al servizio di leva militare in Turchia non è consentita. Nell'articolo 88 del Codice penale, si fa espresso riferimento al "rifiuto di obbedire ad un ordine allo scopo di sottrarsi al servizio militare", come a dire che ancor prima di essere effettivamente inquadrato come militare, un ragazzo di 20 anni è già tenuto ad obbedire ad un ordine, in qualche modo è già inquadrato, e rifiutare l'arruolamento militare è già esso stesso, appunto, un rifiuto di obbedire ad un ordine militare. Non solo. In base all'articolo 155 si sanzione anche il "provocare disaffezione verso il servizio militare", come a dire che se uno vuole sfidare la durezza dello Stato perché si rifiuta di prestare servizio militare, lo faccia come una scelta privata e non cerchi di fare proseliti, altrimenti sarà doppiamente punito. Tuttavia l'articolo 10 della Costituzione turca sembra lasciare aperto uno spiraglio, in quanto sottopone l'ordinamento turco ad una serie di trattati ratificati in passato dalla Turchia quali il Trattato europeo sui diritti umani. E' a questo che i disperati quanto vani tentativi degli avvocati si appellano di fronte alla ardua impresa di salvare dal carcere i propri assistiti renitenti alla leva. Per meglio approfondire consiglio la lettura di questo articolo tradotto in italiano e apparso sul quotidiano turco Radikal a firma di Murat Celikkan: "Obiezione di coscienza in Turchia".
Questi di seguito sono invece gli scritti di un giovane anti-militarista turco in diretta dalla caserma presso la quale alla fine si è rassegnato a prestare servizio. Bandit (nome di fantasia, la sua vera identità è per ovvie ragioni segreta), non è un eroe. Non ha la fama internazionale per esempio di Mehmet Tarhan, obiettore turco anarchico e omosessuale condannato a 4 anni di reclusione, nonostante le mobilitazioni a suo favore avvenute in tutto il mondo. Però ce l'ha messa tutta per evitare l'arruolamento. Ha presentato anche certificati falsi, ha sfruttato la compiacenza se non l'aperto appoggio di alcuni medici che gli hanno preparato improbabili giustificazioni scritte con la speranza di essere riformato. Tutto questo ha solo ritardato di qualche anno la sua chiamata. Che alla fine, inesorabile, è arrivata. Come centinaia di migliaia di altri anti-militaristi turchi, non se l'è sentita di affrontare il carcere né il salto nel buio di una fuga all'estero senza poter più far ritorno in Turchia. Grazie ai titoli di studi conseguiti ha solo potuto ottenere una forma abbreviata di servizio di leva. Ma per quanto passino veloci questi mesi (a gennaio dovrebbe congedarsi), non saranno mai così corti per salvarlo dai rimorsi e dal malessere di coscienza che sta attraversando, dalle sue contraddizioni. Seppure rischiando una severa punizione se non una condanna per questi scritti che quasi settimanalmente scrive a kapdkjumb.it, ha deciso di raccontarci il suo periodo in caserma e di raccontarsi. Seguire i suoi racconti è un modo per non lasciarlo solo.
PUNTATA 6, 18 OTTOBRE 2008
Il tempo... quanto è sorprendente! E quanto è imprevedibile! Quante diverse vie ha per scorrere. E' stata una settimana di completa depressione. Ho contato tutti i miei respiri. E' stato come se avessi vissuto tutti i miei secondi come fossero ore, giorni, anni. E' stata davvero dura. Ero come Sisifo nel regno di Kronos. Ogni volta che spedivo qualcuno nell'abisso della Storia, da lì poi ne prendevo qualcun altro e lo riportavo fino al bordo dell'abisso. E l'idea di passare altri 90 giorni in questo modo mi rende silenzioso, pessimista, scoraggiato e getta al vento tutte le mie idee, tutta l'ispirazione poetica che mi viene ogni mattina alle 7 quando devo spazzare le foglie d'autunno che si radunano di fronte all'ingresso dell'edificio dove lavoro. Sembra che tutte le mie domande sull'esistenza, sul mio posto in questo regno patriarcale e gerarchico trovino risposta nella sconfitta. Sì, d'accordo con loro in un punto, in una accezione: la prima decisione (ma è stata una mia decisione o un obbligo, una punizione per essere nato con un pene?) di venire qui, di arrendermi ed ammettere che sono completamente dalla loro parte, non con la testa, non con il cuore (è impossibile!), ma con i gesti, il parlare, gli atti, le parole, la mia apparenza nel mondo. Ci sono poi notti, di cui ho già raccontato, quelle di guardia, hanno ancora più significato per me adesso, 2 ore completamente solo, con nessuno intorno, solo con i miei pensieri, la mia voce, la mia esistenza. E' il solo momento in cui posso sentire la mia voce interiore. Ed è in quelle ore che io costruisco il mio muro difensivo. Quei momenti in solitudine rendono più deboli al momento di prendere e tornare nel dormitorio e combattere con la dimensione della massa. Sto vedendo il potere del fascismo in una luce ancora più brillante ora, potere della massa orientata in una sola possibile direzione. Cresce, ti sovrasta e lega le tue mani e la tua bocca isolandoti, marginalizzando ciò che tu realmente sei. E c'è un modo per resistere, cercare quelli che sembrano assomigliare a te, costruire una nostra nicchia, cercare di diffondere le nostre idee con gli strumenti che abbiamo, la musica, le azioni, scrivendo qualcosa o ad un certo punto cominciare ad urlare. Questo è il frutto di quelle notti. Una sessione rap in turco. Questa è una possibile traduzione (Bandit scrive queste testimonianze in inglese, ndt):
<Nella mia passionale serenità
Giace un sogno sul giudizio universale
Attraverso il sole
Con ali di Icaro
Appicco il fuoco a quel trono
Come nel testamento apocrifo che ho in testa
Volando verso le terre promesse
Sion, Andalusia, Babilonia
Fatsa "terra incogniton">.
Credo in me stesso, nei miei compagni, nella mia gente, in chiunque conosca il gusto della libertà, della libera espressione, che conosca il gusto di un buon vino e l'abbraccio confortante della primavera, che senta i raggi del sole non solo sulla pelle ma anche nella mente. Credo nell'uguaglianza e nella giustizia nel mondo. Sto lottando e lotterò per raggiungere quelle terre che altri prima di noi hanno raggiunto.
PUNTATA 5, 12 ottobre 2008
Bene, tutto comincia così. Come al solito, con la fine del giorno sono entrato nel bagno collettivo per lavarmi le mani e la faccia e magari bere un po' d'acqua, ché è molto più semplice piuttosto che percorrere tutta quella strada per arrivare alla cucina. E proprio mentre sto bevendo mi confronto con una verità allarmante. Coraggio, datemi una risposta: avete mai perso la vostra fiducia in una saponetta? La nostra è tutta ricoperta di bianco con un principe sopra un cavallo, anch'esso bianco, che combatte contro grossi e pericolosi nemici, per esempio i germi e i batteri, e così viene a slavarci. Io comunque la fiducia l'ho persa. L'ho persa quando ho visto questo principe baciare il piede di quel ragazzo, inginocchiato di fronte al re-bambino. Sapete, tutta quella mania della classe media per l'igiene.. Il mostro che è dentro me mostra la sua faccia. Ora sento l'odore sempre più forte di acqua di colonia intorno a me, proviene da me? O mio dio, sempre più profumo... Ah, no, proviene da quei ragazzi, huff! Quella sottospecie di brutte creature del cazzo.. Ecco cos'è questo momento, un ritratto di una innocente attività di pulizia di un ragazzo che porta a galla tutte le domande complesse circa le mie differenze con i soldati di "lungo termine" (quelli che si devono fare 16 mesi qua dentro), con i quali dormo, mangio, chiacchiero e a cui do gli ordini allo stesso tempo in quanto sergente. Poi alla fine è arrivato il fine settimana. Con il consueto permesso per andare in centro del paese quelle domande trovano la risposta. Loro vestono costumi civili. Preferisco la parola "costume", perché mi sembrano così inverosimili ed esagerati. Con tutta quella brillantina su quei capelli troppo corti per dargli una qualsiasi piega, con vestiti imitazione "d&g", "diesel", "tommy", profumi scadenti a poco prezzo, posture da divi consumati del cinema e frasi tipo: "hei, ci sono delle belle ragazze in quel posto, l'altra settimana una mi ha guardato, potrei scoparla anche 10 volte in un giorno", sono una totale orda di giovani allupati e fuori di testa. Per un attimo, mi è venuto in mente il personaggio di "Massa" nel film "La classe operaia va in paradiso". E così questa è stata la risposta. Loro sono membri della classe lavoratrice, loro sono i ragazzi dei piccoli paesi o dei ghetti. Sono loro che muoiono in guerra e in fabbrica, sono loro la cui vita - vita di alienazione che non sono loro a stabilire - è stata dura ed è ancora dura oggi in tutte quelle cose che la vita include. I ragazzi si sparano l'un l'altro, fanno giochi di mani, spergiurano tutto il tempo, comprano riviste a basso costo piene di donne nude, si masturbano e poi corrono a raccontare le loro "performance" come se ci fosse qualcosa di cui andare orgogliosi, mimano amplessi gli uni con gli altri per gioco (e ironicamente usano la parola "scopare" come un giuramento), fumano in continuazione, sopravvivono con un salario degli equivalenti 40 € al mese e non hanno la benché minima idea di quel che faranno una volta tornati nella vita civile. Così questa è la loro realtà. Ma questa illuminazione porta a galla l'ultima e più grande delle domande: qual è la mia "realtà"? Con tutto l'anelito di vestiti puliti e a posto, anelito di ritorno ai miei libri, alla mia musica e alla mia lotta, anelito di sentire la pelle, la mente e le esistenze dei miei più cari amici attaccati alla mia pelle, alla mia mente, alla mia esistenza, anelito di fare l'amore nel posto dove mi sento a casa. Chi sono io? Devo pensarci meglio e fare qualcosa a proposito...
PUNTATA 4, 28 settembre 2008.
<<Il tempo qui non sembra sempre scorrere lineare. A volte sembra che i minuti e le ore abbiano fretta di buttarsi nella spazzatura della Storia e in un attimo, nel tempo di un respiro, tutto comincia a scorrere il più lentamente possibile in ogni dettaglio e ogni piccolo effetto non è altro che noia. E i sogni... Questa settimana tutti i sogni erano rivolti al tanto atteso gennaio quando tornerò ad essere una spersona civile e tornerò a Istanbul. Ed erano così reali, così brucianti, ma così distanti. Di solito vado a letto molto presto a seconda dei miei turni di guardia, che sono a notte fonda o al mattino presto. Poi i giorni diventano interessanti con una piena sensazione di freschezza, un po' sarcastica, come un'apertura rispetto a tutto quel che questo giorno e gli altri giorni avranno portato. E ho paura di entrare in qualche modo in una visione pessimistica. Ho quindi bisogno di bere un po' di vodka, o almeno del vino. Durante il giorno invece ho lavorato con questi vecchi documenti con le identità e i certificati di rinvio o AWOL che hanno l'odore famigliare di carta rattrappita e senza più colore. Ho potuto constatare dai quei faldoni di documenti che fino alla fine degli anni '50 circa 15 famiglie ebree vivevano in questa piccola città. E' stata una novità per me e sono rimasto sorpreso quando l'ho scoperta. In qualche modo mi ha reso felice. Mi sono sentito quasi un storico che consulta testi vecchi e ricercati. E la mia teoria che qualsiasi strumento del mondo civile entri nel mondo militare rende felici ha trovato ancora una volta conferma. Ancora una cosa: sto progettando di allestire un'esibizione. Con tutti quegli oggetti piccoli o grandi che sto collezionando della vita militare. Specialmente i diari, i pezzi di carta, le tessere con foto di fucili o donne nude. E foto anche di me. E qualche testo che sto scrivendo proprio in questi giorni. Sto aspettando il giorno del congedo. Mi divertirò quel giorno con tutte le mie convinzioni ormai irrobustite, sempre incline alla libertà>>.
PUNTATA 3, 23 settembre 2008.
<<Sto lavorando in una nuova unita' da 2 settimane, sto in ufficio. Ci hanno tutti separati e smistati in differenti occupazioni. Sono fortunato per essere finito in una mansione semi-civile? Ma sto ancora indossando la solita merda di divisa e portando un AK-47 come altre milioni di persone in tutto il mondo. Divertente. Le unita' che lavorano in ufficio non sono direttamente collagate con l'esercito, ma dipendono dal governo e sono solo coordinati dall'esercito. Dunque le armi che portiamo non devono essere del tutto effettive. "Bambini" (sono come bambini, per questo io li chiamo cosi') tra i 18 e i 21 anni vengono a chiedere domande a me circa le unita' alle quali sono stati assegnati e alle loro pratiche di qualsiasi tipo ogni giorno. Insomma io gli aiuto ad entrare nell'esercito perche' e' mio dovere farlo e lo faccio con un mio senso sarcastico che mi sale dal cuore. Questa e' una sorta di vendetta del destino su di me, un convinto credente nell'obiezione di coscienza. E cosi' i giorni passano. Sto perdendo la mia essenza. Sto perdendo i miei gesti, le mie mimiche, i toni che mi erano propri. O forse li sto solo nascondendo. Come posso saperlo fino a quando non tornero' a cantar, bere e divertirmi con gli amici? Dunque una nuova atmosfera. Un nuovo corso delle cose e un nuovo grado: "Sergente" da 4 giorni! Vorrei veramente che voi, che tutti voi poteste vedere questa mia nuova vita o potervela almeno descrivere in ogni suo piccolo dettaglio. Forse potrei farci un film con questa esperienza o scriverne con una prospettiva critica a cui io pero' non potrei sottrarmi>>.
PUNTATA 2, 9 settembre 2008.
<<Ben fatto, di nuovo qui. Sono stato fuori, nella vita civile, con la famiglia e gli amici per il fine settimana. Siamo stati al mare qui vicino al posto dove sto. Non e’ stato traumatico e a dire il vero loro, ma anche io, abbiamo apprezzato il mio buon umore e luminosita’. Abbiamo parlato a lungo, bevuto molto, pieni di progetti che devono essere portati a termine... E ora sono di nuovo qui nell’esercito con il mio ridicolo vestito da rana. E’ stato positivo constatare che sono ancora vivo e che il mio cervello e la mia anima sono ancora sulla via dell’umanita’ e della pace. E qui nel dormitorio sto vedendo la stessa felicita’ sulle facce di tutti i ragazzi che sono stati fuori per il week-end. In questo modo l’esercito e tutta quella merda militarista e’ debole di fronte a questo essere creature umane. Abbiamo bisogno di parlare, abbiamo bisogno di amici, abbiamo bisogno di vestire in porpora blu e gialla. Abbiamo bisogno di fare l’ amore, di dormire su tempi inaspettati, abbiamo bisogno di sentire che siamo qui e abbiamo la nostra propria anima. Dunque sono di nuovo qui e da adesso ci sono ancora 4 mesi. Solo 4 mesi. Dopodiche’, dai, mio comandante, sei coraggioso e forte abbastanza per prevalere su un uomo con amici e con un credere dal cuore nella liberta’?
E cosi’ sto bene, completamente bene>>.
PUNTATA 1, 31 agosto 2008.
<<Così è venuto il giorno in cui ho perso la mia verginità. Se ho peccato non lo so, ma posso ancora sentire l'odore della polvere da sparo sulle mie dita. Ho sparato 3 colpi ad un bersaglio posto a 25m. E' stato un esercizio quasi perfetto e tutta la maestria del mio gesto mi spinge in un'altra paura: quella di scoprire che fino ad oggi dentro me si nascondeva un tiratore scelto che ha convissuto con me tutti questi anni di pacifismo e di sforzi per la pace. Ma sono sicuro che questi 3 colpi siano stati i primi e gli ultimi della mia vita. Posso vedere la paura e la fanciullezza negli occhi di tutti gli altri ragazzi, che si atteggiano come eroi, si motivano e si mostrano aggressivi. E' con loro che ormai vivo, dormo, mangio. A parole dicono di essere pronti a tutto. Dicono di sentirsi pronti a combattere ovunque se ce ne fosse bisogno. Ma sparare con un fucile è totalmente un'altra cosa. Questi sono tutti ragazzotti della classe media tra i 25 e i 35 anni. Tutti si sono arruolati con motivi diversi, chi ritardando il lavoro, chi le nozze. E anche per l'ultima e la migliore ragione: qui possono esprimere tutto il loro razzismo a ruota libera, possono dire di essere i migliori, dei perfetti patrioti, grandi scopatori e tutto il resto. Piccoli ego che giocano...E ora qui sono più e più felici che mai. Possono raccontare ai loro amici a casa che hanno sparato, che hanno raggiunto il massimo punteggio, magari tra qualche anno prenderanno davvero un fucile e correranno in strada per una qualsiasi ragione che gli abbia dato i nervi, non so... Ci sarebbero così tante cose da dire, così tante cose da fare. Ma oggi ho usato un fucile... Avrò mai più bisogno di farlo in futuro? Dio...>>.
<<Ben fatto, di nuovo qui. Sono stato fuori, nella vita civile, con la famiglia e gli amici per il fine settimana. Siamo stati al mare qui vicino al posto dove sto. Non e’ stato traumatico e a dire il vero loro, ma anche io, abbiamo apprezzato il mio buon umore e luminosita’. Abbiamo parlato a lungo, bevuto molto, pieni di progetti che devono essere portati a termine... E ora sono di nuovo qui nell’esercito con il mio ridicolo vestito da rana. E’ stato positivo constatare che sono ancora vivo e che il mio cervello e la mia anima sono ancora sulla via dell’umanita’ e della pace. E qui nel dormitorio sto vedendo la stessa felicita’ sulle facce di tutti i ragazzi che sono stati fuori per il week-end. In questo modo l’esercito e tutta quella merda militarista e’ debole di fronte a questo essere creature umane. Abbiamo bisogno di parlare, abbiamo bisogno di amici, abbiamo bisogno di vestire in porpora blu e gialla. Abbiamo bisogno di fare l’ amore, di dormire su tempi inaspettati, abbiamo bisogno di sentire che siamo qui e abbiamo la nostra propria anima. Dunque sono di nuovo qui e da adesso ci sono ancora 4 mesi. Solo 4 mesi. Dopodiche’, dai, mio comandante, sei coraggioso e forte abbastanza per prevalere su un uomo con amici e con un credere dal cuore nella liberta’?
E cosi’ sto bene, completamente bene>>.
PUNTATA 1, 31 agosto 2008.
<<Così è venuto il giorno in cui ho perso la mia verginità. Se ho peccato non lo so, ma posso ancora sentire l'odore della polvere da sparo sulle mie dita. Ho sparato 3 colpi ad un bersaglio posto a 25m. E' stato un esercizio quasi perfetto e tutta la maestria del mio gesto mi spinge in un'altra paura: quella di scoprire che fino ad oggi dentro me si nascondeva un tiratore scelto che ha convissuto con me tutti questi anni di pacifismo e di sforzi per la pace. Ma sono sicuro che questi 3 colpi siano stati i primi e gli ultimi della mia vita. Posso vedere la paura e la fanciullezza negli occhi di tutti gli altri ragazzi, che si atteggiano come eroi, si motivano e si mostrano aggressivi. E' con loro che ormai vivo, dormo, mangio. A parole dicono di essere pronti a tutto. Dicono di sentirsi pronti a combattere ovunque se ce ne fosse bisogno. Ma sparare con un fucile è totalmente un'altra cosa. Questi sono tutti ragazzotti della classe media tra i 25 e i 35 anni. Tutti si sono arruolati con motivi diversi, chi ritardando il lavoro, chi le nozze. E anche per l'ultima e la migliore ragione: qui possono esprimere tutto il loro razzismo a ruota libera, possono dire di essere i migliori, dei perfetti patrioti, grandi scopatori e tutto il resto. Piccoli ego che giocano...E ora qui sono più e più felici che mai. Possono raccontare ai loro amici a casa che hanno sparato, che hanno raggiunto il massimo punteggio, magari tra qualche anno prenderanno davvero un fucile e correranno in strada per una qualsiasi ragione che gli abbia dato i nervi, non so... Ci sarebbero così tante cose da dire, così tante cose da fare. Ma oggi ho usato un fucile... Avrò mai più bisogno di farlo in futuro? Dio...>>.