Mi trovo a scrivere di getto, con l'entusiasmo ancora in corpo dopo la visita questa mattina all'università "Orientale" di Napoli, occupata.
L'entusiasmo è però anche per un altro motivo: questa mattina è stata ritrovata la moto, "l'alato cavallo metallico". Stava buttata a terra, abbandonata dopo una settimana di probabili scorribande, magari scippi. Sono stato rintracciato con una segnalazione della Polizia e sono andato a riprendermi quel che restava di lei. Ha delle grosse ammaccature, perché la moto è evidentemente caduta rovinosamente sul lato sinistro. Ma il motore sembra essere intatto e quindi in un modo o nell'altro si può mettere a posto. Settimana scorsa ho scritto che mi sentivo che sarebbe riapparsa. E così è stato, una settimana più tardi. Era sopravvissuta agli scontri del G8 a Genova nel 2001 (quando tornai a riprendermela notai che la via dove l'avevo parcheggiata era completamente devastata, ben 5 auto in fiamme di cui una a soli 10 metri dalla moto, ma lei, vicino a un albero, lì come niente fosse), per non parlare delle mille e un'altra avventura in 104mila km. D'ora in avanti la chiamerò l'Immortale. E' come la fenice che sempre risorge. Credete che si sarebbe spaventata di un paio di teppistelli? Credete che avrebbe fatto una brutta fine? No, io non ci credevo. Bentornata!
Ma ciò di cui vorrei scrivere ora è anche di ciò che sta succedendo qui a Napoli così come in tutte le città d'Italia. E' il tema del momento, il decreto 137 legge 133 detto "Gelmini" al voto domani in Parlamento. Mi limiterò a un paio di cose. Ieri sera ho partecipato ad un interessante dibattito cominciato in una casa di studenti intorno ad alcuni episodi avvenuti all'università "Federico II", anch'essa occupata. Si era provato a votare all'unanimità un testo di condanna della legge. Alla fine il banco è saltato su quelle che erano state stabilite come le linee politiche del testo,che non sono state però universalmente sottoscritte. Il comitato che ha stilato il testo si dichiarava anti-fascista, anti-razzista, anti-capitalista. Su quest'ultima parola il consenso si è frantumato. Il dibattito ieri sera si divideva tra coloro che giudicavano necessaria questa linea intransigente e chi invece sarebbe stato d'accordo ad eliminare la parola "anti-capitalista" dal testo. L'analisi del testo stesso era che la situazione attuale anche nelle università è il risultato scontato dell'ideologia capitalista in atto nella nostra società. Pertanto esimersi dal condannare il capitalismo in quel testo, significava non centrare il punto della questione e pertanto quel testo senza questo riferimento sarebbe stato inutile. La mia opinione l'ho espressa, con rispetto. Penso che individuare il capitalismo come la causa di questa situazione nella scuola pubblica italiana sia fuorviante, nonché parziale. Anche. Ne è la causa prima. Se il capitalismo non esistesse non staremmo qui nemmeno a parlare di legge "Gelmini". E' ovvio. E senz'altro non condivido l'ideologia capitalista. Sono un anti-capitalista, come mia convinzione. Però sono un fedele che pratica saltuariamente. Nella mia pratica quotidiana cerco di ridurre al minimo tutto ciò che mi riconduce al sistema capitalista. Se ho bisogno di qualcosa e posso procurarmelo attraverso il baratto, non mi lascio sfuggire l'occasione. Ma se fossi anti-capitalista fino in fondo, oggi, in Italia, in una situazione urbana, non credo che riuscirei a muovermi. Pertanto la scelta, giusta o meno, è quella per ora di convivere con il capitalismo e quindi in alcuni momenti avvalermi del sistema capitalistico. E la vita e le scelte quotidiane che io compio, penso che siano condivise da molte persone, perlomeno questi ragazzi universitari in casa ieri sera. Allora, se noi stessi viviamo, nostro malgrado, in una società capitalistica, come possiamo impuntarci su un'auto-definizione di "anti-capitalismo" non condivisa?
Certo, il capitalismo è la "conditio sine qua non", ma non basta il solo capitalismo per spiegare quello che si sta cercando di fare oggi nella scuola pubblica italiana. Siamo di fronte ad una banda di predoni, il capitalismo in questo caso è secondario, perché affossare il già malconcio sistema scolastico pubblico e trasformare le università in fondazioni private, significa condannare il Paese per il resto dei suoi giorni, solo per continuare a depredare il depredabile. Se la legge "Gelmini" passa, chi non avrà i soldi rimarrà ignorante e chi ce li ha sarà costretto ad abbassare la testa come pre-condizione per l'accesso alla vita pubblica oppure ad emigrare all'estero. In una parola: fascismo.
Certo. Se non passa la "Gelmini", i problemi non sono risolti, ma almeno è un risultato. Chi ci sta a condannare la "Gelmini"? Sei un capitalista? Non importa per questa volta, facciamo fronte comune, anche se non mancherò di spiegarti che secondo la mia opinione è proprio il capitalismo che permette questo stato delle cose. Inoltre, queste dinamiche, nascono all'interno di ambienti universitari, dove la coscienza degli studenti è già definita di solito, ma (sarà una pia illusione?) dovrebbero essere luoghi di dibattito, di dialettica anche da posizioni differenti, di messa in discussione costante delle proprie convinzioni. Quindi non il posto dove dividersi di fronte ad un testo contro una legge che colpisce tutto il sistema scolastico ed universitario pubblico su una parola come "anti-capitalista". Anti-fascista e anti-razzista invece mi sembrano 2 concetti imprescindibili. Ma tant'è, anche certi studenti che si dichiarano fascisti si stanno schierando contro la legge "Gelmini", ma con loro no, non farei fronte comune.
A proposito. Ho sentito di una trasmissione di Mediaset che ha intervistato 2 presunti studenti dell'"Orientale" qui a Napoli che sostenevano di essere gli unici 2 studenti del corso di "Berbero", lingua parlata nel Nord Africa, e pertanto per loro sarebbe giusto sopprimere quel corso perché sarebbe uno spreco. Questa mattina, passando per l'"Orientale", sono passato al corso di "Berbero", non si teneva una vera e propria lezioni ma si discuteva con il professore sulla situazione. Beh, ho potuto constatare, con mio grande piacere, che il corso di Berbero all'"Orientale" di Napoli gode di ottima salute, ci sono almeno 30 studenti. Quindi chissà chi erano quei 2 su un canale di Mediaset. Forse erano i primi agenti infiltrati suggeriti da Kossiga, e subito sponsorizzati dalle reti del Democratore. Grazie al senatore a vita un po' ammattito ogni tanto se ne scoprono delle belle. Forse qualcuno dovrebbe fermarlo prima che la prossima volta, alla prossima acidità di stomaco, magari ci riveli che Aldo Moro l'hanno ammazzato gli Americani o che alla strage di Bologna ci fu un commando internazionale in azione.
Ma il punto non è questo. Veramente all'"Orientale" di Napoli ci sono corsi di lingua dove ci sono 2 o 3 studenti soltanto. Per esempio il corso di "lingua amarica", lingua parlata in Etiopia. E quindi secondo il meccanismo capitalistico della domanda e dell'offerta, quel corso andrebbe tagliato perché i costi sono superiori alle entrate. Ma roba da matti!!!! Come si fa a tagliare il corso di "lingua amarica"? Direi che non solo non andrebbe tagliato, ma magari andrebbero premiati gli studenti che si iscrivessero a quel corso!
Questa mattina piazza S.Domenico Maggiore a Napoli era bella come forse non l'avevo vista mai, e sì che ho tanti bei ricordi in quella piazza. Lezioni di lingue orientali all'aperto. Tavoli portati in piazza, microfono e casse, 4-5 postazioni, insegnante che tiene la lezione e studenti a terra a prendere appunti. La professoressa di giapponese, Giapponese pure lei, è andata avanti per quasi 4 ore. Che tipo! Lei parlava in giapponese e i ragazzi rispondevano in coro pure in giapponese. Ad un certo punto ha detto: <<Adesso 2 di voi fanno un discorso tra di loro>>. Al che tutti si sono girati dall'altra parte, perché sai la figura di parlare in giapponese al microfono davanti ad una piazza gremita! E lei impassibile: <<Avete voluto fare la lezione all'aperto, adesso non fate i timidi!!>>. Però i ragazzi non erano male, il loro giapponese era credibile e la professoressa sembrava soddisfatta anche dopo quasi 4 ore di lezione in piazza!!!
Paradossalmente oggi ho visto delle cose che mi domando se doveva arrivare la Gelmini per tirarle fuori. Penso che le città dovrebbero essere questo. Posti dove la gente cammina in aree pedonali e dove si possa imbattere niente di meno in un capannello di gente che assiste ad una lezione universitaria gratuita, allestita con un tavolino e nient'altro, all'improvviso, dietro l'angolo, tra il fruttivendolo e l'officina del meccanico. Semplicemente questo. E' il canto del cigno dell'università italiana o è la fenice che sta già rinascendo? Stanotte centinaia di studenti dormiranno davanti al Senato a Roma per assistere la morte del cigno. Per la rinascita della fenice ci sarà forse ancora da aspettare.