Una speranza nel cielo di Praga? --- 03 - 09 - 2008 - PRAGA (REPUBBLICA CECA)

Mi sono alzato da poco minuti, mi trovo in un ostello in via Radlicka a Praga. Tra forse un'ora si torna a Dresda, mentre domani si va a Berlino. Questo breve soggiorno e' stato interessante. Oltre a fare il turista da un po' coltivavo l'idea di passare da queste parti anche per incontrare alcuni ragazzi di "Ne Zakladnam", un movimento sorto in Repubblica Ceca poco piu' di 2 anni fa. Cosi' ieri in un chiostro del centro poco distante da Staromestske Namesti, la piazza con la statua di Jan Hus, davanti a un bicchiere di bianco boemo, Maja e Jakub mi hanno raccontato cosa stanno facendo.
All'interno del progetto denominato anche "scudo spaziale", il cui nome ufficiale pero' e' "Iniziativa di Difesa Strategica", la Repubblica Ceca dovrebbe ospitare sul proprio territorio il "radar", ossia un dispositivo in grado di intercettare potenziali pericoli e minacce concrete provenienti da Est e permettere cosi' agli altri congegni installati negli altri Paesi europei della Nato di rispondere all'attacco.
Sennonche' anche da queste parti c'e' chi si e' permesso di dire che questa cosa non piace. La conversazione ieri non ha potuto fare a meno di una sommaria ricostruzione della situazione politica ceca che qui ancor piu' sommariamente riportero', ma il dato piu' interessante sembrerebbe che da un sondaggio indipendente realizzato di recente, secondo il racconto di Maja, oltre il 70% dei Cechi sarebbe contrario al "radar", ma in un modo o nell'altro, l'attuale governo di centro-destra, in carica fino alla primavera 2010, appoggia senza tentennamenti il progetto e anzi si appresterebbe ad ottobre a ratificare definitivamente l'accordo che consentirebbe il via ai lavori.
Perche' i Cechi sono contrari allo "scudo spaziale"?
<<Per 3 sostanziali ragioni: 1) i Cechi ricordano molto bene cosa significano truppe straniere sul proprio territorio e il fatto che adesso siano Americani e non Russi non li rassicura del tutto, insomma il ricordo della "primavera" e' ancora molto vivo; 2) un progetto del genere renderebbe la Repubblica Ceca uno dei primi bersagli in caso di guerra mondiale, distruggere lo "scudo" sarebbe fondamentale per qualsiasi potenziale nemico; 3) i termini dell'accordo siglato non sono chiari, si prevede che insieme allo "scudo" siano installate anche strutture adeguate alla difesa dello stesso, il che potrebbe significare qualsiasi cosa, intendo qualsiasi arma di offesa, probabilmente nucleare e francamente i Cechi sono gente troppo intellettuale per appassionarsi alla "guerra al terrore" di Bush e all'imperialismo americano>>.
I politici che invece spingono per l'accordo (e che probabilmente presto lo ratificheranno), peraltro gia' in crisi di consenso nel Paese per altre misure impopolari, sostengono che la "grande minaccia" e' sempre piu' vicina. Fino a qualche mese fa la "grande minaccia" erano l'Iran (!?!) e la Corea del Nord (!?!?!!!). Ora, fatalmente, torna a essere la Russia. Ma chiaramente nessuno di questi poltici puo' serenamente valutare i 3 punti di sopra per cui il 70% dei Cechi sarebbe contrario al "radar". Tanto piu' che gli Stati Uniti hanno investito in questo Paese e a difesa di questi capitali investiti, fatalemente, sono arrivate le armi. Forse la popolazione e' insofferente a questa logica di espansionismo territoriale per aree di influenza, ma per certi politici di Stati della periferia dell'impero, lo sappiamo, rappresenta stabilita' politica interna e magari qualche buona rendiata personale, della servitu' del proprio Paese gli interessa poco.
La "grande minaccia" pare pero' aver terrorizzato la vicina Polonia. Dai racconti di Maja e Jukub, persino il movimento polacco contro lo "scudo spaziale" sembra entrato in crisi in queste ultime settimane, ossia dopo la guerra in Georgia: la Russia da queste parti fa ancora paura.
Ma qui a Praga il contraccolpo non sembra essere stato cosi' duro e il 70% di persone contrarie al "radar" sembra tenere. E' per questo che Maja e Jakub (universitari poco piu' che ventenni) sono consapevoli della responsabilita' che hanno in un Paese dove un movimento dal basso che intervenga direttamente su questioni di politica estera sembrava un'utopia fino a poco tempo fa.
<<Da queste parti la gente non e' abituata a mobilitarsi, a scendere per le piazze per dare una scossa alla politica. La gente e' anche delusa, l'affluenza alle urne qui e' tra le piu' basse in Europa, il concetto di politica dopo l'arrivo della "democrazia" e' diventato una sorta di affare per pochi, un'oligarchia e' al comando qui a Praga. Questo movimento rappresenta anche un'altro modo di pensare alla cittadinanza e al modo di fare politica>>, cosi' Jakub, che ha vissuto alcuni anni in Italia e qui ha portato la sua esperienza maturata nel movimento oltre al suo accento bolognese. A settembre sara' presente al festival a Vicenza organizzato dal movimento "No Dal Molin".
Quanto alle cosiddette "aree di influenza", proprio ieri Nicolas Sarkozy, presidente francese e presidente di turno dell'Unione Europea, ha dichiarato: <<Yalta è finita e il ritorno alle sfere di influenza è inaccettabile>>. Apprezzabile, ma di cosa stiamo parlando se non di questo?
Intanto il presidente russo Dmitry Anatolyevich Medvedev dichiara: <<Se lo scudo antimissile sarà dispiegato saremo costretti a rispondere. Non temiamo l'espulsione dal G8, perché senza la Russia i Grandi non possono agire>>. Quindi, da "area di influenza", l'Europa potrebbe anche tornare ad essere "campo di battaglia".
Sta di fatto che l'Unione Europea, per vocazione salomonica tra Russia e Usa, l'altro giorno durante il summit straordinario di Bruxelles, pur "condannando il riconoscimento delle repubbliche separatiste di Ossezia del Sud e Abkhazia da parte di Mosca, e sospendendo le trattative per il partenariato strategico fino a completo ritiro da parte delle forze russe dalla Georgia", non ha adottato sanzioni contro la Federazione russa. Il gas russo tiene accesa mezza Europa. Si', ma forse anche le cancellerie europee si sono rese conto che in Georgia gli Stati Uniti sono andati un po' oltre, armando la Georgia, un Paese guidato da un presidente un po' troppo avventuriero, Mikheil Saakashvili, al di fuori degli accordi internazionali e con dubbio tempismo. E l'Italia? Una volta, c'era un tempo in cui certi politici italiani invocavano una terza via, che non fosse succube dell'America ne' della Russia. Ora siamo "amici" (o succubi) di tutti e 2. Mentre l'Europa in questi giorni si e' risvegliata sentendosi ancora "aria di influenza". Ai Cechi e ai Polacchi gli e' corso un brivido lungo la schiena.
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