Non e' facile raccontare quello che e' successo in questi ultimi 9 giorni, proprio perche' le cose successe sono tante, a piu' livelli, cosi' come le persone incontrate. Per questo il racconto sara' lungo e articolato, ma magari anche divertente.
Al momento dell'arrivo in moto a Copenhagen si e' toccato forse il punto piu' nero del viaggio, quando tutto sembra girare storto, le prospettive si chiudono una dopo l'altra a doppia mandata e qualsiasi tentativo per raddrizzare il corso delle cose e' semplicemente vano. Pioveva acqua a catinelle, gelida, con folate vigorose di vento. Alle spalle gia' c'era il viaggio da Herning, non particolarmente lungo (circa 300 km), ma particolarmente freddo e spesso con pioggia (riparando in un locale lungo la via una interessante conversazione con un emigrato dalla Cecenia, Husein, ormai qui dalla fine degli anni '80, ora gestore di questo ristoro, che mi ha parlato con complicita' da compaesano: <<Me ne sono scappato ai tempi della Perestrojka, avevo solo 20 anni, non appena hanno aperto un po' le maglie, me ne sono scappato>>, gesto eloquente rivolto agli ipotetici burocrati dei Soviet: <<che ci stavo a fare la'?... Poi la mia terra e' diventata un inferno, non potevo crederlo. Ho perso amici e parenti, non ci torno da anni. Qui in Danimarca mi sono rifatto una vita>>).
Come se non bastasse l'ospitalita' a Copenhagen era tutt'altro che certa e mettersi a cercare la strada in una citta' vista per la prima volta in quelle condizioni non era facile. Ma poi alla fine piano le cose si sono riprese. Abbiamo trovato la casa di Bastian, che ci ha potuto ospitare pero' solo per una notte. Il giorno seguente ci siamo spostati da Ida, un'altra "couchsurfer", molto gentile e con una casa molto carina. La sistemazione presso di lei era molto confortevole, sennonche' avremmo dovuto presto spostarci a Malmö, ossia dall'altra parte del ponte, sede del Social Forum. Ma da quella parte non e' stato possibile recuperare una sistemazione, tutto esaurito, salvo palestre e posti simili per sacchiapelisti (quali non si era).
In definitiva ci siamo rassegnati a fare avanti e indietro, come detto, pagando ad ogni passaggio 20€ (meno dello stesso biglietto del treno che molti partecipanti al Social Forum si sono rassegnati a prendere e certamente meno di una notte in albergo a Malmö). Non solo: vento gelido a raffiche la' in alto sospesi sul Mar del Nord magari a mezzanotte al ritorno circondati dalle tenebre e dai fantasmi delle saghe nordiche, ma accecati dalle grandi luci artificiali del ponte. Un'esperienza mistica ed elettrizzante.
Il "Social Forum" e' stato un fantastico momento per ritrovare amici lontani: Firat (e tanti altri) da Istanbul, Jakub da Praga, Jonas da Amburgo. Ho incontrato qualche Italiano che conosco ma non c'e' stato molto trasporto. Naturalmente tante altre persone le si e' conosciute sul posto.
Quanto ai lavori, naturalmente io ho seguito i seminari dai contenuti legati ai movimenti contro la guerra e la politica in Medio Oriente. Ho partecipato anche a qualche incontro in cui si parlava di basi Nato in Europa. Nel complesso l'organizzazione non e' stata perfetta, ma almeno generosa. Il calore della gente quello e' un'altra cosa, ma si sapeva, a Malmö la gente non usa essere particolarmente calorosa, ma almeno gentile. Si sono tenuti centinaia di seminari e "workshop" nell'arco di 5 giorni. Le presenze sono state meno del previsto (a quanto ho saputo), ma forse con piu' gente in citta' l'organizzazione sarebbe andata ancora piu' in crisi. Diciamo che ho sentito da molti questa frase: "Tra 2 anni in Turchia sara' tutta un'altra cosa", cosi' come ho sentito amici turchi dire: "facile essere socialisti in Svezia". Ebbene si', tra 2 anni il Social Forum Europeo si terra' in Turchia. Ricordo una frase di Özhan, qualche mese fa a Istanbul: <<Per noi il Social Forum sara' uno spartiacque: o da una parte o dall'altra. O saremo un Paese in cui i cittadini contano qualcosa nella societa' o torneremo ad essere ne' piu' ne' meno che un regime mascherato, ossia con la patente di "democrazia" solo perche' amico dell'Occidente>>.
Devo dire pero' che il livello di discussione non mi e' sembrato essere sempre all'altezza delle aspettative (almeno delle mie). Ho sentito parole come: "Le lotte per la liberta' non sono terrorismo", espressione forte ma tanto attesa e del resto ampiamente raccontata in "Isti'mariyah", ma anche parole come: "Solidarieta' con la resistenza irachena", che gia' mi inquietano un po' di piu'. Non siamo di fronte a un sillogismo perfetto: se e' vero che le lotte per la liberta' non sono terrorismo, non e' detto che tutto cio' che viene considerato dai politici occidentali e dai "media" come terrorismo sia una lotta per la liberta'. Voglio dire. Finche' si tratta di difendere e solidarizzare con il diritto degli Iracheni alla Resistenza, mi ci metto tutta la vita. Ma un conto e' il diritto a resistere e un conto e' la Resistenza in carne ed ossa. Tanto per cominciare si dovrebbe chiarire cosa di cio' che oggi esiste in Iraq (o fuori) si vuole chiamare "resistenza irachena". Dopodiche' mi considero libero di solidarizzare con questa o con quella forma di resistenza oppure di non farlo a seconda della mia coscienza. Tanto non sara' la mia coscienza a scrivere la Storia, ma almeno ho la liberta', rispetto a Questa Storia, di prendere posizione. Insomma, una spiacevole ingenuita'. Che poi qualcuno potrebbe dire che sto facendo tante storie, che alla fine basta intendersi. Una delle piu' belle pagine di Storia del Novecento e' stata la rivoluzione algerina e la raggiunta indipendenza contro il colonialismo francese. Ma se avessero saputo a chi sarebbero state consegnate quella rivoluzione e quella indipendenza, credo che molti Algerini non si sarebbero scomodati a sacrificar la loro vita. Voglio vederci chiaro adesso, per non dovermi ricredere poi. Lo slogan "Solidarieta' con la resistenza irachena" partiva dalla comunita' irachena di Malmö. Mi pare che le comunita' irachene all'estero siano particolarmente inferocite su quanto sta succedendo nel loro Paese, forse per 2 ragioni: hanno la liberta' di espressione (anche in Iraq di fatto c'e', ma come nel casertano: se parli sei morto) e non hanno nulla da guadagnarci direttamente dall'occupazione e dalla ricostruzione, per cui non possono essere comprati.
Un altro slogan al quale invece va tutto il mio convinto sostegno e' stato: "60 anni di Nato, piu' che l'anniversario, e' giunto il momento di celebrarne il funerale". Il che si riferisce alle celebrazioni che nel 2009 si terranno per appunto il 60esimo della nascita della famigerata e sciagurata alleanza atlantica.
Questo in grande sintesi e' cio' che di meglio porto a casa da questa esperienza, almeno quanto a contenuti.
Tutto intorno la citta' di Malmö, una delle citta' piu' multietniche e pacifiche d'Europa. Pensare da li' alla tentata manifestazione xenofoba di Colonia, veniva da ridere. Pero', appunto, "e' facile essere socialisti a Malmö".
Ma come si diceva, si e' fatto per 4 giorni avanti e indietro con Copenhagen, che soprattutto il giorno seguente all'arrivo in citta' si e' provato a girare, per quel che si e' potuto. Non avendo pero' tantissimo tempo a disposizione, lo si e' speso soprattutto a Christiania, questo quartiere cittadino in cui dal 1971 sorge una sorta di comune "hippie", che si e' sempre dichiarata indipendente dalla Danimarca (tutt'ora il cartello parla chiaro), ma che ultimamente sta subendo i colpi delle autorita' che cercano di riportarla entro i canoni della "legalita'". Ma in realta' la faccenda e' un'altra. Nel corso degli anni, quell'area dove prima sorgeva un polo industriale abbandonato, e' diventata ora metriquadri ad alto valore, boccone prelibato per i capitali nazionali e esteri. Questa, per esempio, e' una dinamica che ho trovato ricorrente in molte citta' frequentate in questo viaggio: esperienze di comunita', quindi di cultura dal basso, popolare, autentica, elemento base ed essenziale per costruire la tanto invocata "identita' delle comunita' locali", per non parlare di "identita' europea minacciata dall'Islam", ebbene queste comunita' sono braccate dai capitali impersonali senza volto e senza odore, perche' calpestare la citta' costa. Ovunque, da Berlino, ad Amburgo, a Copenhagen, esperienze decennali di percorsi sociali autoctoni in pericolo di smantellamento per far largo alle catene della grande impresa, uguali e identiche a se stesse ovunque nel mondo. E poi sarebbe l'Islam a minacciare l'identita' europea? Facciamoci un ragionamento sereno a riguardo. Se l'Europa si priva anche di questi "polmoni verdi" di cultura, societa' e arte, puo' solo soffocare. Dinamiche, per altro, che mi tornano molto famigliari, perche' chirurgiche e impietose a Milano gia' da un paio di decenni. Quali altre forme di anticorpi potranno avere le nostre societa' se gli spazi sociali autoctoni vengono spianati per far largo ai grandi palazzi del "business" mondiale dai "piedi d'argilla"?
Raccontare Christiania, per di piu' vissuta solo per poche ore in 2 diverse giornate, e' riduttivo. Musica mai sentita (uno "ska" con violino), prodotti biologici, maneggio con i cavalli che girano liberi per alcune vie (manco fossimo nella serie televisiva "Pippi calzelunghe", che peraltro e' svedese), comunita' permanenti di scultori e pittori come nella migliore tradizione continentale, spazi per dibattiti e proiezioni, alcune centinaia di residenti fissi, spazio meditativo e cappella di solidarieta' per il Tibet, folate di bambini e cani, scolaresche, qualche sparuto turista incantato e poi naturalmente, ma con garbo, 2 qualita' diverse di "marijuana" e fino a 8 di "hashish", vendute in banchetti direttamente sulla via (ribattezzata "pusher street") con tanto di listino dei prezzi e bilancino. La droga pesante e' evidentemente bandita senza tentennamenti. Mi raccontava Bastian, il ragazzo danese che ci ha ospitati la prima notte a Copenhagen, che i primi effetti dell'ostilita' delle autorita' verso Christiania hanno prodotto la perdita di fette di mercato di droga leggera. Per le quali (ma anche per altro) si sarebbe scatenata in citta' una vera e propria guerra tra bande di motociclisti (da queste parti fanno "lobby" e sono molto radicati gruppi di "Onepercenters" come gli "Hells Angels" e i "Bandidos" o gli "Outlaws" tanto che al pronunciare il nome "motocilista" qui viene in mente piu' o meno "hooligan", al punto che entrare in un normale locale con un casco sotto il braccio potrebbe spaventare a morte il gestore e gli avventori). Questa cosa mi ha creato qualche mal di pancia, tanto piu' che a Christiania sono famosi per le particolari biciclette con le 2 ruote davanti che tengono una specie di cariola.
E cosi' questo piu' o meno e' quanto. Poi c'e' stato il ritorno con traghetto da Trelleborg a Rostock, dove si e' dormito ospiti di Ulrike, un'altra "couchsurfer", e infine il rientro a Dresda. Tutto era cominciato quasi 38 giorni fa, il 17 agosto con uno scritto titolato "In ritardo per l'estate". Ora voglio chiudere con un titolo surreale, a pochi giorni dall'inizio ufficiale dell'autunno, ma che dice di quanto, pur con il tempo perso alle spalle, si puo' e si deve ancora fare. Tra pochi giorni si torna in Italia. A stretto giro c'e' in programma il trasloco a Istanbul per qualche mese. Ci sara' altro tempo per raccontarne.
Questo e' il percorso in motocicletta e traghetto con partenza e arrivo a Dresda.
Qui di seguito invece il racconto fotografico di questi ultimi giorni scandinavi.
Sotto un ponte dell'autostrada durante il diluvio all'arrivo a Copenhagen.
Qualche immagine dall'esterno di Christiania, a Copenhagen, visto che all'interno non e' permesso fotografare per via della vendita che si fa di droghe leggere.
Ed ecco il ponte Öresundsbron tra Copenhagen e Malmö, sferzati dal vento!!
Questa invece una manifestazioni di autonomi a Malmö, non direttamente legati al Social Forum, la sera di venerdi' 19.
E visto che eravamo a Malmö, in Svezia, non poteva mancare lei: Pippi Calzelunghe!!
Sabato 20, corteo dei partecipanti al Social Forum per le vie di Malmö.
Partenza in traghetto dal porto di Trelleborg, in Svezia.
Il Mar del Nord.
La stanza di Ulrike (prossima a breve ingegnere ambientale in partenza per la Patagonia) a Rostock, la piu' bella tra tutte quelle in cui si sia dormito.