Tempi moderni --- 3 ottobre 2007 - VERONA

Nessuna risposta dai responsabili dell'intervista fantasma. Com'era prevedibile. Forse ci sarebbe stato bisogno di un'azione redazionale massiccia per andare a scovarne le cause dell'occultamento. Ma questo è il diario di bordo di una piccola barchetta e quando tirano forti venti e le onde sono alte, è già qualcosa mantenersi a galla.
La signora con il culo grosso cammina con passo spedito e sguardo sopraffatto dai pensieri. Cammina lungo la sponda dell'Adige, osserva intorno solo con la coda dell'occhio e tiene lo sguardo fisso sui suoi passi. Regge un busta di plastica sul braccio e sembra avere un posto preciso dove recarsi. Improvvisamente decide di attraversare la strada, la coda dell'occhio si muove ma il motorino è più veloce e la centra in pieno.
La frenata appena accennata. Motorino e signora scivolano scaraventati di lato lungo l'asfalto, quando accorro a sorreggerla la devo districare dal manubrio. Il ragazzo è rimasto praticamente in piedi saltando giù dalla sella. La signora è spaventata e dolorante. "Signora, come sta? Si è fatta male?". La signora si alza a fatica e si lamenta, si alza la gonna lunga sul ginocchio sbucciato e si tocca un gomito. "Signora, ma parla Italiano?". La signora non risponde e si avvia zoppicante tra i lamenti lungo il marciapiede opposto sotto gli occhi increduli dei passanti. "Ha attraversato all'improvviso", sostiene il ragazzo, "non l'ho vista". Dopo un centinaio di metri la raggiungo di nuovo: "Signora, ma non parla Italiano? Se le serve può usare il mio telefono per avvisare qualcuno, forse si dovrebbe fare medicare..". Finalmente lontana dalla folla accorsa sul luogo dell'incidente, si lascia andare in un Italiano comprensibile: "Non posso, sono in ritardo, la signora mi aspetta". "Ma la signora chi?", chiedo io. "La signora che io assisto". "Vabbeh, per un giorno può anche non andare, forse è meglio se si fa medicare..". "No, no, non posso, la signora è molto anziana e ha bisogno di me". Benvenuti. Benvenuti nei nostri tempi moderni.
"Tempi moderni" è il titolo di un celebre film muto di Charlie Chaplin del 1936. Bah... Qualche giorno fa mi è capitato di buttare accidentalmente un occhio su un programma televisivo che si è appropriato di questo nome. Il titolo è quanto mai azzeccato. Purché la si ritenga una scelta di meta-linguaggio. Quella trasmissione non "racconta" i tempi moderni, quella trasmissione "è" i tempi moderni. Tempi in cui i diritti minimi si erodono e svaniscono trasformandosi in paradossi.
"Posto sicuro". Cosa ci fa venire in mente questa espressione? Un tempo avremmo pensato al posto di lavoro, anche Chaplin l'avrebbe pensato, i suoi personaggi sono sempre alle prese con la miseria e la mancanza di lavoro. Ma oggi il significato scomodo che la parola "sicuro" racchiude è stato modificato, per far sparire anche il concetto, l'idea stessa del "lavoro sicuro". Per "sicuro" oggi si intende un'altra cosa, a pensarci, opposta: tutti armati, uno contro l'altro.
Tra i diritti erosi, già detto, c'è quello all'informazione. La suddetta trasmissione ne è un esempio e rappresenta al meglio i "tempi moderni". I rom accampati lungo il Tevere sono "nascosti" dalla folta vegetazione, in modo da non essere scoperti. Come a dire che dovrebbero essere loro a disboscare le rive del Tevere in modo da permettere la loro facile localizzazione. E soprattutto fanno la questua "con insistenza". Come a dire che sono liberi di morire di fame, però in silenzio, ecchediamine!!
E poi soprattutto i 3 assassini di Gorgo al Monticano (dove ha avuto luogo la terribile strage di due anziani coniugi avvenuta quest'estate), un Romeno e 2 Albanesi, sono 3 slavi. Cosa che mi autorizza ampiamente a definire autori e giornalisti di questa trasmissione dei cialtroni. Romeni, Albanesi e Ungheresi non sono slavi. Anzi i Romeni sono addirittura latini, come noi Italiani. Sto a guardare il capello? Bah, io rabbrividisco...
 "Slavo" ormai è diventato sinonimo di ladro e assassino. Quindi se loro rubano e uccidono sono "slavi". Anche la parola "assassino" non ha un'origine latina. Gli Hashashin, latinizzati Assassini, erano una setta islamica dedita ad assalti e scorribande nel lontano 1200. Da lì la parola "assassino"  ha perso il significato, per così dire, geografico per assumere quello di "omicida". Ma gli Slavi non sono una setta, sono un popolo che noi non capiamo, e non potrebbe essere altrimenti dato che pretendiamo di capirli attraverso i casi delittuosi. E' come se il mondo cercasse di raccontare noi Italiani attraverso la "mafia". Sì, siamo anche questo, ma in ogni caso non ci si deve mai svincolare dalle ragioni storiche e sociali che hanno prodotto un fenomeno. L'Italiano, in fondo, non è la "mafia"!!! Non è che sia ingiusto definire mafioso l'Italiano, è banalmente fuorviante e inesatto. Stessa cosa per gli Slavi (Polacchi, Cechi, Slovacchi, Sloveni, Croati, Bosniaci, Montenegrini, Serbi, Macedoni, Bulgari, Ucraini, Russi), i Romeni, gli Ungheresi e gli Albanesi.
Capito? Questi pretesi giornalisti vorrebbero spiegarci i "tempi moderni" senza avere nemmeno le basi minime del mestiere. Loro non raccontano i tempi moderni. Loro, ahimè, sono i tempi moderni.

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