Mancano poche ore al volo di ritorno, questa lunga (per le mie abitudini) trasferta tedesca volge al termine. Questo epilogo berlinese in particolare è stato molto interessante. Dopo un'alzata mattutina devastante ieri, viaggio in auto da Dresda verso la capitale, mi sono riavuto solo nel pomeriggio inoltrato. E' prassi comune tra i giovani e non solo evitare il treno che costa parecchio (molto più che in Italia) e impiega più tempo. Altri trasporti pubblici non ce ne sono. In compenso esistono molti siti dove aspiranti viaggiatori possono mettersi in contatto con automobilisti che coprono la stessa tratta per concordare un passaggio a pagamento: Dresda-Berlino per 10€, il treno tre volte tanto nel doppio del tempo.
Giro per il centro di Berlino, alla ricerca di qualche posto significativo, finché, più o meno seguendo la dorsale del fu muro, non capito al famigerato fu "check-point Charlie". E' stato messo di recente un pannello, lungo Friedrich Straße, con spiegazioni della storia del muro di Berlino, dalle premesse del 1945, alla costruzione nel 1961, all'abbattimento nel 1989. Foto, didascalie, principali avvenimenti. Alcuni turisti seguivano il percorso con me. Alcuni ragazzotti russi che si divertivano a riconoscere dalle foto i mezzi militari russi: "Guarda, questo è un nostro carroarmato..". Capivo, grazie alle conoscenze di serbo-croato. Ad un certo punto mi sono imbattuto in una fotografia che mi ha molto colpito, anche se ricordo di averla già vista tante volte, è una foto scattata il giorno seguente la caduta del muro. Ne carico qui di seguito solo un dettaglio.
Di quella foto mi ha colpito immensamente l'espressione di questi 2 bimbi, che fatto un rapido conto adesso saranno quasi trentenni, cioé poco più giovani di me. Dovevano essere dei giorni sconvolgenti. Tutto era successo per errore, in pratica, o semplicemente perché era giunto il momento, i tempi erano maturi, la Storia aveva deciso così. Günther Schabowski, allora ministro della Propaganda della DDR, appena rientrato da alcuni giorni di vacanza, il 9 novembre 1989 in una conferenza stampa annuncia un provvedimento preso poche ore prima che avrebbe permesso ai cittadini dell'Est di viaggiare senza particolari restrizioni. Non essendosi sufficientemente informato sui meccanismi, di fronte alla domanda di un giornalista, azzarda che il provvedimento ha decorso immediato (contrariamente sarebbe dovuto entrare in vigore di lì a qualche giorno, dando il tempo di allestire le dovute contromisure). I cittadini di Berlino si riversano sulle strade, si presentano ai "check-point" e impongono alle guardie disorientate da quanto dichiarato dal ministro di lasciarli passare: è la fine del muro. Il resto è Storia.
Ma torniamo ai 2 ragazzini. Stanno guardando qualcosa. Qualcosa che li lascia stupefatti. Sbalorditi. Stanno guardando un uomo. Uno uomo che sta facendo qualcosa. E in loro, già sconvolti da quanto stava accadendo intorno a loro, spettatori in prima fila e protagonisti loro malgrado di una delle pagine più belle della Storia del '900, quello a cui stanno assistendo li lascia se possibile ancora più stupefatti. "E' un pazzo!", staranno pensando. Ma in qualche modo dal loro sguardo sembra cerchino di intuire il significato immenso del gesto, un significato quasi più grande dei loro pochi anni. E ciò che più mi ha emozionato non è stato il senso di "rivolta" (chiamiamola così) contro l'oppressione, contro la ragion di Stato, contro l'imperialismo sovietico, americano, inglese o francese che fosse. Mi ha emozionato la gente, i cittadini, la base, il senso che questa pagina di Storia racconta e che dovrebbe insegnare.
Molti lo avranno riconosciuto. Non è un pazzo, è solo un uomo, un piccolo uomo in mezzo a tanti altri piccoli uomini. Si tratta del più grande violoncellista del '900, Mstilav Rostropovich, che suonò Bach davanti al muro il giorno seguente la caduta. Diversi anni più tardi ebbe a dire: "La mia vita è cambiata del tutto già il giorno dopo la caduta del muro". Il grande maestro è morto meno di un anno fa, il 27 aprile del 2007. E' un peccato che la lunga malattia che lo ha portato alla morte lo abbia tenuto lontano dalla vita culturale e politica della sua amata Russia, in questi ultimi anni ne avrebbe avuti di spunti su cui commentare.
Serata con colpo di scena. Sono stato al Köpi, una casa occupata anarchica in Köpenicker Straße, davano un concerto punk-rock di un gruppo statunitense. La trasferta tedesca si era aperta con una serata a Dresda in un palazzo non occupato, ma diciamo prestato, tanta birra, musica e balli sfrenati (un po' troppo) e 2 nasi rotti. Ieri sera, ambientazione chiramente diversa, palazzo occupato, puro ambiente anarchico, uno dei posti occupati più belli di Berlino, musica dura, tanta birra, e balli altrettanto sfrenati. Ma l'effetto, quanto a balli, è stato opposto. Anche qui la gente si saltava addosso, ma a differenza della prima serata a Dresda era tutta consenziente. Una scena mi ha colpito. Due punk grandi e grossi (uno un po' attempato), mezzi 'mbriachi, che durante i salti si afferrano per il collo, si strattonano, uno gli molla uno schiaffo all'altro, poi si abbracciano continuando a saltare e cominciano a piangere: fantastico! Come descrivere in altro modo la differenza tra un nazi e un punk? Sembrava una scena di un film.
Ritorno con altra grande sorpresa. Il Köpi non dista molto da dove sono alloggiato, ossia su un barcone sulla Sprea, il fiume che attraversa Berlino. Solo che il punto dove il barcone è ormeggiato e adibito ad ostello, a un passo dall'Oberbaumbrücke simbolo della riunificazione della città, un tempo segnava il confine tra Berlino Est e Ovest. Trattandosi di un lungo-fiume, qui il muro è stato lasciato a perenne ricordo, alcune centinaia di metri con graffiti che hanno fatto più o meno il giro del mondo. Sono tornato al barcone barcollando e reggendomi al muro. Ad un certo punto una scritta in spagnolo: "El imposible tarda solo un poco mas".. Un altra in tedesco: "Viele kleine Leute, in vielen kleinen Orten, die viele kleine Dinge tun können um das Gesicht der Welt zu verändern". Che sarebbe: "Tante piccole persone in tanti piccoli posti che fanno tante piccole cose per cambiare il mondo"..