E così è arrivato il giorno della vigilia della partenza. Domani si parte. Si va a Istanbul. Si va per trasferire lì il baricentro, quello reale e non solo quello ideale. Almeno per 6 mesi, almeno fino ad aprile. Si va perché ci sono tanti motivi per andare proprio lì, ma si va anche perché ce n'è qualcuno anche per non essere qui.
Sopra il rumore del mondo si consuma una trascurabile vicenda di una trascurabile persona ad un certo punto della sua esistenza. Barack Hussein Obama è stato eletto presidente degli Stati Uniti. L'esercito italiano interra di soppiatto l'amianto nella cava di Chiaiano (GUARDA QUI, PARTE 1, PARTE 2). Le proteste degli studenti nelle università italiane si estendono sfidando la linea dura del governo, i manganelli e le spranghe (GUARDA QUI). Un ordigno rudimentale esplode senza conseguenze davanti a una banca a Vicenza. L'ONU si intrattiene davavnti all'ennesimo massacro, in Congo. In Turchia la lotta per la libertà d'espressione si combatte sul terreno della "blogosfera", a suon di censure e oscuramenti. E proprio lì trasferirò il mio "diario di bordo". Ma, in lingua italiana, non sarò solo.
E allora perché?
Vado per riappropriarmi di uno tempo creativo, spesso sacrificato negli ultimi anni, che lì potrò occupare immerso in una realtà stimolante e complessa, forgiante. Vado per riappropriarmi di una qualità delle relazioni umane spesso sacrificata negli ultimi anni per un rincorrere fatui traguardi. Vado per fare esercizio della mia "mediterraneità" in una delle migliori accademie di quest'arte. Vado per compiere anche là il mio dovere di cittadino del mondo a sostegno, come posso, dei diritti universali.
Ma vado (intendo: "vado via dall'Italia") anche perché in questo momento non c'è altro modo per amare e proteggere la mia "italianità" se non quello di allontanarmi dal mio Paese. Perché quello di scendere a compromessi oggi in Italia, è uno dei modi peggiori per essere degno della storia di questo Paese. E non scendendo a compromessi in questo momento in Italia, io, finirei per avvillirmi nella rumorosa accozzaglia dei più. E non è solo il Potere a essere depravato (lo è per natura), ma anche il contro-potere di chi non è al Potere. Una rinascita italiana si potrà avere a partire dalle forme, prima ancora che dai contenuti. E mentre i contenuti, pur apprezzabili, si rinnovano e puntualmente tramontano, le forme sono sempre le stesse da troppo tempo a questa parte: quelle del servilismo, del nepotismo, dell'affiliazionismo militante.
Ed è per questo che vado a Istanbul, per svernare, per proteggere quel mio essere "italiano" che ho ereditato e di cui pur detengo una trascurabile porzione, perché a Levante, nella terra dei "Levantini", possa continuare a crescere.