Una giornata, un delirio continuo. Come si dice in questi casi: punto e a capo. Se non altro questo doveva essere il mio giorno “libero”, quindi perlomeno non ci sono state gravi ripercussioni sul lavoro. Già ieri sera, finito di scrivere, datomi alla lettura mentre Güncel già dormiva, una volta terminato, verso l’1, ormai esausto e pronto al sonno, Güncel si alza improvvisamente, fa un giro in bagno, si ricorda che l’indomani la lezione universitaria a cui pensava di dover assistere in realtà è stata sospesa. E siccome già dormiva da 3 ore, improvvisamente, bello baldanzoso, decide che per la notte non si deve dormire. Riattacca la musica, accende tutte le luci e comincia ad agitarsi come un condannato che apprende di essere stato graziato. Insomma ho dovuto rinunciare d’improvviso ai miei propositi di sonno e, mio malgrado, adeguarmi fino alle 3 passate al clima euforico del mio compagno.
Stamattina perciò il risveglio è stato stentato. Güncel in compenso era particolarmente asfissiante. Questa sua disponibilità ad ospitare stranieri tracimava in una morsa logorroica. Al bar sotto casa dove abbiamo fatto colazione stamattina si è messo a parlare dei suoi programmi per evitare il servizio militare:
<<Entro 2 anni, per la legge turca, dovrei arruolarmi e prestare servizio militare per un anno. Ma io sono determinato ad evitare questa cosa a tutti i costi. C’è un modo per farlo. Emigrare per i successivi 3 anni. Perciò ho 2 anni di tempo per trovare un posto all’estero dove stare per 3 anni>>.
<<Ma perché non vuoi fare il militare?>>.
<<Eh? Non voglio pulire cessi per un anno intero senza nemmeno vedere una ragazza! E poi io sarei il peggiore dei soldati: non potrei mai uccidere..>>.
Abbiamo raggiunto Christina e Senem al Gran Bazar e siamo andati subito a mangiare in un posto ad Aksaray. E qui la cazzata della giornata. Sono salito alla toilette e di ritorno ho dimenticato là il marsupio. Giusto il tempo di accorgermene, sono risalito ma del marsupio, ahimé, nessuna traccia. Mobilitiamo i camerieri e il proprietario del ristorante che si mette a smanettare sulle registrazioni delle videocamere di sorveglianza a circuito chiuso. Eccomi che entro nella toilette. Ecco che esco. Ecco che entra un tizio con un giubbotto. Ecco che esce, prende la presunta fidanzata e se ne va. Ecco il fermo immagine all’uscita dal ristorante. “Erano 2 Russi”, precisa il cameriere che li ha serviti. Turisti? No, forse no. Aksaray, un quartiere nella parte sud della città, affacciato sul Mar di Marmara, è stato negli ultimi anni colonizzato di fatto dalla comunità russa e da quella ucraina. I locali hanno le insegne direttamente in cirillico. E vattelappesca ormai, chissà dove sono finiti. Güncel ed io decidiamo di recarci al presidio di polizia per denunciare il furto. “Sì, ma se le immagini non mostrano direttamente il furto, non possiamo fare niente sulla base di supposizioni”, ci dicono alla caserma. “Eh, ho capito, ma mica si possono mettere le telecamere nella toilette”. Vabbuò, e comunque, ripeto, vattelappesca.
Per fortuna il passaporto era nella giacca. Nel marsupio c’erano: patente, carta di credito, codice fiscale, tesserino sanitario e scheda del telefono, ma anche il tesserino della Feltrinelli (per fortuna avevo svuotato il credito accumulato nell’ultimo acquisto del libro della Terloeva e di un altro della Politkovskaya), 80 lire turche (40€) e una banconota da 10€. Anzi, ne approfitto, comunicazione di servizio: siccome molti numeri erano nella memoria della scheda del telefono, invito quanti stiano leggendo a rimandarmi il loro numero via posta elettronica o modulo di contatto del sito e di non chiamarmi per il momento o mandarmi messaggi al numero italiano finché una volta in Italia non me lo farò riattivare.
Güncel questa volta è stato indispensabile nel mediare con i poliziotti per il documento di denuncia. Siamo poi rientrati a casa e, un po’ in imbarazzo, ho dovuto spiegare a Güncel la mia intenzione di trasferirmi per la notte. Sono molto grato a Güncel per l’ospitalità e il supporto, ma mi sento in definitiva più a mio agio tra gli amici di Özhan con i quali tra l’altro lavoreremo nei prossimi giorni. Tutto sommato, si è ripreso bene dalla notizia. Una volta a casa si è messo subito a smanettare sulla rete e mentre facevo lo zaino per andarmene mi ha annunciato fiero:
<<Ci sono 2 Americani che vogliono venire a Istanbul, arrivano dopodomani!!>>.
Ho preso quindi le mie borse e lo zaino e mi sono diretto a Kadiköy. Traversata da Besiktas alle 21.15, sul ponte del tragetto sferzato dalla brezza gelida del Bosforo, ascoltando Tenco negli auricolari.
A casa di Özhan (che è in questo momento ad Ankara) mi aspettava Çagdas, il fratello. Siamo ancora qui, sul divano. Con lui ci sono 2 amici, una ragazza e un ragazzo. Si fuma, si chiacchiera e si ascoltano canzoni rivoluzionarie da tutto il mondo: Italia, Nicaragua, Grecia, Inghilterra, Libano, Cile. La ragazza conosce Fabrizio De Andrè. Quindi ho preso il portatile e ho messo “Storia di un impiegato”. Ora mangiamo un piatto di “fionk”, farfalle: pasta, con yogurt e una salsa oleosa di pomodoro piccante. Quindi ci spostiamo sulla terrazza, tira una brezza gelida, cade qualche goccia di pioggia, ma musiche gitane ci trasportano sopra i tetti di Kadiköy senza altro pensiero. Oltre i tetti si intravedono le luci della sponda europea. E l’Europa sembra già così lontana.
Stamattina perciò il risveglio è stato stentato. Güncel in compenso era particolarmente asfissiante. Questa sua disponibilità ad ospitare stranieri tracimava in una morsa logorroica. Al bar sotto casa dove abbiamo fatto colazione stamattina si è messo a parlare dei suoi programmi per evitare il servizio militare:
<<Entro 2 anni, per la legge turca, dovrei arruolarmi e prestare servizio militare per un anno. Ma io sono determinato ad evitare questa cosa a tutti i costi. C’è un modo per farlo. Emigrare per i successivi 3 anni. Perciò ho 2 anni di tempo per trovare un posto all’estero dove stare per 3 anni>>.
<<Ma perché non vuoi fare il militare?>>.
<<Eh? Non voglio pulire cessi per un anno intero senza nemmeno vedere una ragazza! E poi io sarei il peggiore dei soldati: non potrei mai uccidere..>>.
Abbiamo raggiunto Christina e Senem al Gran Bazar e siamo andati subito a mangiare in un posto ad Aksaray. E qui la cazzata della giornata. Sono salito alla toilette e di ritorno ho dimenticato là il marsupio. Giusto il tempo di accorgermene, sono risalito ma del marsupio, ahimé, nessuna traccia. Mobilitiamo i camerieri e il proprietario del ristorante che si mette a smanettare sulle registrazioni delle videocamere di sorveglianza a circuito chiuso. Eccomi che entro nella toilette. Ecco che esco. Ecco che entra un tizio con un giubbotto. Ecco che esce, prende la presunta fidanzata e se ne va. Ecco il fermo immagine all’uscita dal ristorante. “Erano 2 Russi”, precisa il cameriere che li ha serviti. Turisti? No, forse no. Aksaray, un quartiere nella parte sud della città, affacciato sul Mar di Marmara, è stato negli ultimi anni colonizzato di fatto dalla comunità russa e da quella ucraina. I locali hanno le insegne direttamente in cirillico. E vattelappesca ormai, chissà dove sono finiti. Güncel ed io decidiamo di recarci al presidio di polizia per denunciare il furto. “Sì, ma se le immagini non mostrano direttamente il furto, non possiamo fare niente sulla base di supposizioni”, ci dicono alla caserma. “Eh, ho capito, ma mica si possono mettere le telecamere nella toilette”. Vabbuò, e comunque, ripeto, vattelappesca.
Per fortuna il passaporto era nella giacca. Nel marsupio c’erano: patente, carta di credito, codice fiscale, tesserino sanitario e scheda del telefono, ma anche il tesserino della Feltrinelli (per fortuna avevo svuotato il credito accumulato nell’ultimo acquisto del libro della Terloeva e di un altro della Politkovskaya), 80 lire turche (40€) e una banconota da 10€. Anzi, ne approfitto, comunicazione di servizio: siccome molti numeri erano nella memoria della scheda del telefono, invito quanti stiano leggendo a rimandarmi il loro numero via posta elettronica o modulo di contatto del sito e di non chiamarmi per il momento o mandarmi messaggi al numero italiano finché una volta in Italia non me lo farò riattivare.
Güncel questa volta è stato indispensabile nel mediare con i poliziotti per il documento di denuncia. Siamo poi rientrati a casa e, un po’ in imbarazzo, ho dovuto spiegare a Güncel la mia intenzione di trasferirmi per la notte. Sono molto grato a Güncel per l’ospitalità e il supporto, ma mi sento in definitiva più a mio agio tra gli amici di Özhan con i quali tra l’altro lavoreremo nei prossimi giorni. Tutto sommato, si è ripreso bene dalla notizia. Una volta a casa si è messo subito a smanettare sulla rete e mentre facevo lo zaino per andarmene mi ha annunciato fiero:
<<Ci sono 2 Americani che vogliono venire a Istanbul, arrivano dopodomani!!>>.
Ho preso quindi le mie borse e lo zaino e mi sono diretto a Kadiköy. Traversata da Besiktas alle 21.15, sul ponte del tragetto sferzato dalla brezza gelida del Bosforo, ascoltando Tenco negli auricolari.
A casa di Özhan (che è in questo momento ad Ankara) mi aspettava Çagdas, il fratello. Siamo ancora qui, sul divano. Con lui ci sono 2 amici, una ragazza e un ragazzo. Si fuma, si chiacchiera e si ascoltano canzoni rivoluzionarie da tutto il mondo: Italia, Nicaragua, Grecia, Inghilterra, Libano, Cile. La ragazza conosce Fabrizio De Andrè. Quindi ho preso il portatile e ho messo “Storia di un impiegato”. Ora mangiamo un piatto di “fionk”, farfalle: pasta, con yogurt e una salsa oleosa di pomodoro piccante. Quindi ci spostiamo sulla terrazza, tira una brezza gelida, cade qualche goccia di pioggia, ma musiche gitane ci trasportano sopra i tetti di Kadiköy senza altro pensiero. Oltre i tetti si intravedono le luci della sponda europea. E l’Europa sembra già così lontana.