Anila ha visto finalmente l'appartamento dello zio. E' entrata circospetta, si è guardata intorno nella penombra tra aloni di polvere e libri antichi, maschere alle pareti e statuette, poi ha alzato il coperchio del pianoforte e ha accennato il tema del road-movie.
Ma non ha potuto adagiarsi un attimo sul divano dal pelo rosso. Perché nell'appartamento il divano dal pelo rosso non c'era. Non se lo sono portati via i ladri nottetempo. Semplicemente l'appartamento non era più quello del sopralluogo. Ieri sera infatti la notizia: la signora dell'appartamento con il divano dal pelo rosso è stata convinta dalla figlia a rifiutarsi all'ultimo momento di prestare la sua casa per il road-movie. La figlia è a sua volta una regista. Non sa nulla del nostro lavoro. Ma così a naso ha desico di proibire alla madre una cosa che molto ingenuamente la madre avrebbe fatto invece volentieri.
E allora io penso che in pochi giorni questa è già la seconda volta in cui alcune persone rifiutano di essere riprese. La cosa in sé non è uno scandalo. Ma le ragioni che conducono a tale scelta meritano un pensiero, o forse più d'uno. Alla fine in entrambi i casi quelle persone non hanno voluto essere materiale per una rappresentazione altrui della loro realtà. Il che significa: 1) che hanno perfettamente coscienza dei meccanismi di rappresentazione audio-visiva, cioé che non basta riprendere la realtà per pretendere di averla raccontata, anzi, al contrario, hanno perfettamente coscienza che supporre che ciò che vediamo ripreso sia la realtà è un azzardo; 2) che hanno perso qualsiasi fiducia nella capacità degli altri (in particolare se non appartenenti al proprio gruppo sociale) di capire e rispettare loro per quello che sono e in particolare nella capacità di capire e rispettare di coloro che maneggiano una videocamera.
E' sconfortante, ma non me ne stupisco e tanto meno mi sento di biasimare questo comportamento. Infatti tutto comincia più a monte. Però quando il genere umano nega a se stesso la possibilità di rappresentare l'altrui, vuol dire che da qualche parte nasconde già un coltello, forse metaforico, ma il senso è quello. Forse perché si dà per scontato che uno può essere mosso a rappresentare l'altro solo per rappresentarlo più piccolo, più imperfetto, magari colpevole di qualcosa. Perché un "rom" o un Bulgaro dovrebbe pensare che un Italiano se è venuto per fare un road-movie fin qui è senz'altro per mettere in ombra la loro realtà, per distorcerla fino a ridicolizzarla o per fraintenderla fino a demonizzarla.
E invece un road-movie nasce proprio con l'illusione opposta. Ossia che ovunque si arriverà lì si incontrerà qualcuno desideroso di raccontare se stesso, in un racconto che non sarà lui a scrivere, consapevole di essere una piccola parte del viaggio di qualcun altro, e perciò di essere rappresentato dal racconto di qualcun altro. Ma questo è un po' come scambiarsi affetto. Desiderare di essere pensati da colui per il quale proviamo affetto. Vorremmo essere nei suoi pensieri, vorremmo essere una rappresentazione presente nei suoi pensieri. Quale rappresentazione, si sa: la più bella possibile! Ma sarà comunque la rappresentazione che l'altro farà di noi. Ma se proviamo davvero affetto per quella persona tutto questo davvero non ci importa, perché ci fidiamo di lui e importante è davvero soltanto essere nei pensieri dell'altro. Forse le persone in questo mondo non si vogliono più bene.
Non tutte però. La mamma di Nikola, per esempio. E' stata lei a risolvere tutto. Si è ricordata di avere le chiavi di casa dei vicini ebrei che sono in questo momento in Israele. In quella casa c'è anche un pianoforte. Appartiene a una regista teatrale che ci vive insieme alle sue due figlie. La vicina di casa dello zio di Anila nella storia del road-movie? "La posso fare io, se vi va bene lo stesso...". "Ma signora, lei è splendida come mamma!!!". E' stata una delle persone che mi ha più toccato durante le riprese. Come mamma è stata fantastica e in un primo piano ci ha regalato un sorriso che è una delle cose più belle di tutto il road-movie. Ma non è solo un regalo. E' un grande insegnamento che renderà noi un po' più piccoli se non saremo capaci di raccoglierlo.