E' trascorsa un'altra settimana. Sono tornato solo ieri a Roma e domattina già ritorno a Napoli, per prendere parte al corteo nazionale a Chiaiano contro la discarica. Pare proprio che il governo abbia eletto questo quartiere periferico di Napoli a banco di prova della propria strategia autoritaria. Circa 7 anni fa il banco di prova fu il G8 di Genova. A Chiaiano ho sentito soffiare quello stesso macabro vento da guerriglia urbana. Si è sentita a tratti ma nitida quella vaga assenza di diritto, così sofisticamente discettata altrove e così palpabile in certi momenti in certe situazioni.
La prima volta che respirai quest'aria ero in Kosovo, quasi 10 anni fa. La sensazione mi rendeva consapevole che in qualsiasi momento chiunque si sarebbe potuto fare giustizia da solo, e che in qualsiasi momento qualsiasi tipo di forza militare avrebbe potuto abbattersi indistintamente e impunemente contro chiunque. Quando avvertii la stessa cosa tra il labirinto genovese intorno a piazza Alimonda, il 20 luglio 2001, restai scosso: non pensavo che nel mio Paese avrei sentito quell'aria. Carlo Giuliani era ancora un manifestante come tutti gli altri. Raccontai questa sensazione in diretta, per telefono, durante gli scontri, perché mi sembrava lì sotto gli occhi, questa sensazione, questo odore nell'aria, non potevo non accorgermene. Meno di un'ora dopo il carabiniere Mario Placanica aprì il fuoco.
A tratti ma nitida, ho avvertito anche a Chiaiano questa sensazione. Poi tutto si è sospettamente sgonfiato, i tecnici hanno iniziato i carotaggi e le barricate si sono trasformate nottetempo in un'allegra sagra della ciliegia. Tutti, o perlomeno quasi tutti, a Chiaiano erano convinti, o perlomeno estremamente fiduciosi, che gli esiti delle analisi della commissione di esperti sarebbero stati negativi e pertanto la discarica non si sarebbe fatta. Io non ero tra quelli.
I rilievi nella cava sono cominciati sulla base di un accordo tra comitato di quartiere e governo che prevedeva la scelta di aprire la discarica vincolata agli esiti delle analisi del suolo. Ieri il signor primo ministro ha bruciato tutti, con la sua rinomata gogliardia, annunciando che la discarica si farà, comunque. E i tecnici? E le analisi? Inutili intralci sulla via della dittatura. Non c'è tempo da perdere.
Nelle prossime settimane il diritto sarà sospeso nelle vie e nelle piazze di Chiaiano. Improvvisamente si sentirà qualcosa di particolare nell'aria, a me ritornerà in mente il Kosovo, forse anche il cielo si farà più scuro, ma potrebbe anche essere una giornata di sole, sarebbe la stessa cosa. Quell'aria non la sentiranno i telespettatori, nemmeno i lettori dei giornali. Nemmeno i signori ministri, nemmeno i loro lacchè. La sentiranno gli agenti delle forze dell'ordine, e a loro farà un certo effetto. Gli occhi iniettati di sangue, la furia cieca, la notte della ragione, tutte cose che non racconteranno alle loro mogli né ai loro figli. La sentiranno i manifestanti e in quel momento sentiranno dolore, non quello fisico, quello è accidentale, ma quello dello spirito. Sentiranno la dignità e l'ingiustizia confrontarsi in un luogo, in un tempo, fattisi improvvisamente Storia proprio perché fuori dall'ordinario, dal lecito, dal legittimo. Gli occhi gonfi di lacrime, non per il dolore fisico, quello è accidentale, ma per il turbamento, per l'incredulità, per la rabbia.
I direttori dei giornali hanno già ordinato i fiori, la dirigenza del PD campano porge già anticipate condoglianze, mentre per il signor primo ministro il concetto di male è talmente vasto che ci possono stare dentro tutte le sue bugie e quindi è proprio al male, quello assoluto, quello incolpevole, che farà riferimento per l'epitaffio governativo. Ormai il morto è stato messo in conto. E' solo un inutile intralcio. Non c'è tempo da perdere.