In praise of Tornasol, reluctant horse - Elogio di Tornasol, cavalla riluttante

Yesterday was held the first Palio of Siena of the year, that of July 2. And there is a story that struck me: that of the Tornasol, a mare in the race for the district of Tartuca, which so much did until she was exempted from running, after nearly 90 minutes of ostensibly refusing to not enter the canaps, that is not to stand at the start and not to take part in the race.
I've been a so-called horse lover ever since I was a child. As a boy I rode regularly and still do not miss occasion, when it happens, to socialize with these beautiful beasts and to make a ride.
In the 1990s I saw a couple of times the Palio of Siena. In both cases, just under my eyes, unfortunately, a series of falls led to the death of 2 horses the first and a horse the second time. However, I did not need these shocking experiences to mature a clear and precise aversion to the Palio of Siena, at least so conceived. And it has always been for me a painful position to support. I love the Palio as an event, I share with the Sienese the love for horses. I find that the days ahead of the race and especially the endless hours before the start, with the costume parade, the sound of the drums and the wonderful setting of Piazza del Campo, give this event a fascinating glamor. Add to this the temperament and forms of these half-blooded horses that, with the noise of their hooves on the tuff and their lines down the altimetry of the square, create glimpses that are an unrestrained hymn to beauty.
However, the ruinous falls to which I assisted convinced me definitively that I could not avoid to oppose to this race. Horses are thrown at full speed within bushy curves at the limit of the laws of physics with a grip that can not be justified. Challenging the fate to the trivial sacrifice of an innocent animal is something that in my universe pounds with the idea of ​​beauty I mentioned. The competition, the rivalry, the desire to win, the challenge of fate, the blind goddess: all very romantic and fascinating, but superfluous or even unjustified in the case of the Palio of Siena.
But the Palio of Siena is this since always, it is said to me. Then I don't accept "this" Palio.
So many arguments are brought by Palio's critics and as many by his supporters. Needless to remind them here, if not the observation that the original Palio, the one invented in the night of the times, certainly was not run with such animals as to be able to attain such speed, sooner or later inevitably cause of death of the animals if expressed in the geometry of Piazza del Campo.
What we have witnessed yesterday is a story to be told. I do not know why Tornasol mare opposed so fiercely to the idea of ​​taking part in the race. It was said to be a very young and inexperienced mare, probably totally scared.
However, this is not only a pusillanimous horse gesture. On the contrary, to stand up against such an event, thousands of people in the square, and to keep up with the requirements of the protocol for almost 90 minutes, was a heroic undertaking and ultimately victorious.
She, for my personal feel, is the winning horse of this Palio.
And it is also a magnificent metaphor of our times.
How many times have I found myself thinking something like what Tornasol should have thought in the fringes of his eyes afraid in those endless minutes?
"No, I do not run this race. There is something that does not convince me. It seems to me that I'm not the protagonist of this race, rather the thirst for someone else's victory, the greed of those who sit comfortably on the balconies of the square and the cynicism of those who imagine to benefit from the misfortunes of others. It's my system critique. I do not take part in your game".
This I imagine was Tornasol's equine thinking yesterday stepping on the tuff of the square.
And so I think this mare has done something extraordinary in a world where we are pushed into the canapies and they explain us that there is no other way out, so it must go, that you have to be ready and follow the orders because this is how it always has been done.
Yesterday, this mare gave us a lesson, alone against everybody, against all the screaming square: the stubborn refusal to take part in something unjust and insane, beyond what the majority thinks.
Ah, how good it would be if the horses could run freely and without jockeys around the square without the hassle of prevailing at all costs and if the beauty of their running was the only irreplaceable reward for us that we are watching.
Ah, how good it would be for men to be free and their life the only beauty that matters, without the impulse of productivity, competition, overwhelming of man over man. 
 
WATCH HERE THE OBSTINATE RELUCTANCE OF TORNASOL
GUARDA QUI L'OSTINATA RILUTTANZA DI TORNASOL 

  
 
 
  
 
 
Ieri si è corso il primo Palio di Siena dell'anno, quello del 2 luglio. E c'è una storia che mi ha colpito: quella della cavalla Tornasol, in gara per la contrada della Tartuca, che tanto ha fatto finché è stata esentata dal correre, dopo quasi 90 minuti di rifiuto ostinato pur di non entrare nei canapi, ossia per non posizionarsi alla partenza e non prendere parte alla corsa.
Sono un cosiddetto amante dei cavalli, sin da quando ero piccino. Da ragazzo montavo regolarmente e tuttora non perdo occasione, quando capita, per socializzare con queste bestie stupende e per farmi una cavalcata.
Negli anni '90 assistetti un paio di volte al Palio di Siena. In entrambi i casi, proprio sotto i miei occhi, purtroppo, una serie di cadute portarono alla morte di 2 cavalli la prima e di un cavallo la seconda volta. Tuttavia non avevo bisogno di queste scioccanti esperienze per maturare un'avversione chiara e precisa al Palio di Siena, almeno così concepito. Ed è sempre stata per me una posizione dolorosa da sostenere. Amo il Palio come evento, condivido con i senesi l'amore per i cavalli. Trovo che i giorni che precedono il palio e soprattutto le ore interminabili prima della partenza, con la sfilata in costume, il suono dei tamburi e la stupenda cornice di Piazza del Campo conferiscano a questo evento un fascino sconvolgente. Al quale si aggiungono il temperamento e le forme di questi cavalli mezzosangue che con il rumore dei loro zoccoli sul tufo e le loro linee su e giù per l'altimetria della piazza creano degli scorci che sono un inno irriproducibile alla bellezza.
Tuttavia le rovinose cadute a cui assistetti mi convinsero definitivamente che non potessi non essere contrario a questa corsa. I cavalli vengono lanciati a tutta velocità all'interno di curve spigolose al limite delle leggi della fisica con una foga che non arrivo a giustificare. Sfidare la sorte fino al triviale sacrificio di un animale incolpevole è qualcosa che nel mio universo fa a pugni con l'idea di bellezza a cui accennavo. La competizione, la rivalità, la voglia di vincere, la sfida della sorte, la dea bendata: tutte cose molto romantiche e affascinanti, ma superflue o addirittura ingiustificate nel caso del Palio di Siena.
Ma il Palio di Siena è questo, mi si dice. Allora "questo" Palio non lo accetto.
Tanti argomenti portano i critici del Palio e altrettanti i suoi sostenitori. Inutile ricordarli qui, se non l'osservazione che il Palio originario, quello inventato nella notte dei tempi, di certo non era corso con animali così di razza da poter raggiungere velocità prima o poi inevitabilmente suicide e omicide se espresse nella geometria di Piazza del Campo.
Ciò a cui abbiamo assistito ieri è una storia che va raccontata. Non so perché la cavalla Tornasol si sia opposta così strenuamente all'idea di prendere parte alla corsa. Si è detto fosse una cavalla molto giovane e inesperta, probabilmente intimorita.
Tuttavia il suo non è un gesto da cavallo pusillanime. Al contrario, mettersi contro un tale evento, migliaia di persone presenti nella piazza e tener testa alle esigenze del protocollo per quasi 90 minuti è stata un'impresa eroica e alla fine vittoriosa.
E' lei, per il mio personale sentire, il cavallo vincitore di questo Palio.
Ed è anche una magnifica metafora dei nostri tempi.
Quante volte mi sono ritrovato a pensare qualcosa di simile a ciò che Tornasol debba aver pensato nei guizzi dei suoi occhi impauriti in quegli interminabili minuti?
"No, io questa corsa non la corro. C'è qualcosa che non mi convince. Sembra che non sono io il protagonista di questa corsa ma la sete di vittoria di qualcun altro, l'avidità di chi è comodamente seduto ai balconi della piazza e il cinismo di chi immagina di trarre beneficio dalle disgrazie altrui. E' una critica di sistema la mia. Io al vostro gioco non prendo parte".
Questo immagino fosse il pensiero equino di Tornasol ieri calpestando il tufo della piazza.
E quindi penso che questa cavalla abbia fatto qualcosa di straordinario in un mondo in cui ci spingono a forza tra i canapi e ci spiegano che non c'è altra via di uscita, che è così che deve andare, che bisogna stare pronti e rispondere ai comandi perché così sempre si è fatto.
Ieri questa cavalla ci ha dato una lezione, sola contro tutti, contro tutta Piazza del Campo urlante: il rifiuto ostinato a prendere parte a qualcosa di ingiusto e malato, al di là di ciò che pensi la maggioranza della gente. 
Ah, quanto sarebbe bello se i cavalli potessero correre liberi e scossi intorno a Piazza del campo senza l'assillo di prevalere a tutti i costi e se la bellezza della loro corsa fosse l'unica impagabile ricompensa per noi che stiamo lì a guardare. 
Ah, quanto sarebbe bello se gli uomini potessero essere liberi e la loro vita l'unica bellezza che importa, senza l'assillo della produttività, della competizione, del sopruso dell'uomo sull'uomo

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