Spesso una delle risorse più ricorrenti che il viaggio richiede è la pazienza. La pazienza non nel senso di sopportazione delle avversità. Nel senso proprio di pazientare, di lasciare che il tempo passi senza che nulla sembri accadere. Lasciare anche insomma che il tempo passi, così, inesorabilmente. La pazienza è una sana disposizione all’attesa. E’ cioè attendere senza lasciarsi scoraggiare dal tempo che passa senza apparentemente dare risultati. Anche questo è un requisito che a un certo punto il viaggio può richiedere: lasciare cioè che le cose si dispongano nel verso giusto per poi cominciare a fare. Capita a volte che il vento cessi e che le vele si sgonfino. A volte, anziché dannarsi in una estenuante e improduttiva attività di remi, conviene avere pazienza e attendere che il vento ricominci a soffiare e che il momento propizio dia segno di sé. Ed è un lavoro anche la pazienza, è uno sforzo. Lo sforzo di sapere cogliere i minimi segnali e di avvertire il sopraggiungere del “momento propizio”.
Quest’oggi c’è voluta molta pazienza. Eppure qualcosa è successo. Il lavoro è cominciato e ha dato dei risultati tutt’altro che trascurabili. Tuttavia per quelle che sono le potenzialità tuttora integre, ben altro sarà il risultato da conseguire. Si dà infatti il caso che alcune cose non siano disposte così come il meglio prevedrebbe. Perciò, occorre lasciare tempo al tempo perché forzare adesso potrebbe compromettere il naturale avvicinamento del “momento propizio”.
Dopo questo saggio fugace avvenuto in mattinata di ciò che potrebbe essere il lavoro futuro, mi sono messo su un tavolino a Eminönü, proprio sulla banchina affacciata sul cosiddetto Corno d’oro (il lembo di mare del Bosforo che risale in una insenatura naturale nel fianco europeo) e ho atteso. Sono rimasto lì seduto per ore e ore e la giornata è trascorsa in attesa. In attesa innanzitutto di Luca, che è arrivato dall’Italia a pomeriggio inoltrato, con una copia del Manifesto zeppa di sciagure, atterrato all’aeroporto Atatürk e che mi ha subito raggiunto al tavolino di Eminönü, proprio all’imboccatura del ponte di Galata. Al momento sono 2 le cose che tardano a sistemarsi: la soluzione del pernottamento e l’individuazione di un interprete affidabile dal Turco all’Inglese. Una volta raggiunto da Luca abbiamo cominciato a riflettere sulle soluzioni a disposizione, che tardavano a manifestarsi. Solo verso le 19 ha cominciato a tirare un po’ di brezza, quella che toglie dalla bonaccia e fa riprendere la navigazione.
Luca ha trovato un alloggio per la notte e può essere che sia il suo alloggio definitivo, fino a sabato quando già ripartirà. E’ stata una telefonata a Kenan a risolvere tutto. Kenan è un amico che Luca ha conosciuto durante la sua permanenza a Istanbul lo scorso autunno. Era una delle opzioni considerate, sennonché le notizie in nostro possesso davano il suo appartamento indisponibile per via di alcuni lavori al soffitto: “Come on, dude, come here”. Finalmente i lavori sono terminati. Abbiamo così raggiunto Kenan che già sta ospitando un altro amico. Kenan sta a Taksim, in un bellissimo appartamento all’ultimo piano che per raggiungerlo si risale una rampa di scale imprevedibile e stretta e diversa ad ogni piano. A quel punto, ci siamo fermati a cena. Kenan ha cucinato dell’ottimo bulgur e una zuppa squisita. L’amico che sta ospitando si chiama Gabor, è un ungherese di ritorno dall’India, che ha deciso di sostare qualche giorno a Istanbul prima di ripartire in treno verso il suo Paese. Kenan e Gabor si sono conosciuti un anno fa in India. Gabor ha proprio le sembianze di un freakkettone, capelli e barba lunga. E’ un tipo molto tranquillo, in armonia con il mondo circostante. Di ritorno dai suoi viaggi in India porta con se tutta una serie di oggetti che poi rivende d’estate con un banchetto durante eventi e festival in giro per l’Europa, passa spesso anche dall’Italia. Kenan invece ci ha raccontato del suo viaggio in India, o meglio di come l’anno scorso via terra si è incamminato attraverso Turchia, Iran e Pakistan verso l’India.
<<Io sono Turco, non ho nessun problema. Sono un “fratello”. Nessun problema di visti. Certo è un po’ lunga e il percorso accidentato. In Pakistan l’autobus di notte lasciava la strada principale per fare percorsi alternativi sulle montagne. Il motivo è semplice: evitare i predoni. Può sembrare strano, ma l’autista sosteneva che i predoni non si aspettano che un autobus di quel genere lasci la via principale dove loro lo aspettano. La conseguenza però è che per tutta la notte sulla strada sterrata e accidentata si rimbalzava letteralmente sul sedile, che peraltro era strettissimo. Sono sceso al mattino pieno di dolori. Ma almeno, effettivamente, dei predoni nemmeno l’ombra..>>, e non semplicemente perché era notte..
Ho lasciato questa interessantissima compagnia giusto in tempo per prendere l’ultimo traghetto da Karaköy per Kadiköy. Luca intanto, almeno lui, si è sistemato.
Io invece sono per stanotte ancora a Kadiköy, dagli amici di Özhan, che questa notte la trascorre in viaggio in treno da Ankara a Istanbul. Arriverà domattina presto alla stazione Haidarpasa, proprio qui dietro l’angolo.
Özhan è la mia soluzione per l’interprete dal Turco all’Inglese. Ma lui ancora non lo sa. Glielo proporrò domattina. Anzi vorrei proprio coinvolgerlo maggiormente nel nostro lavoro.
Quanto al mio pernottamento, per noi che ci ostiniamo ad evitare alberghi per ragioni di filosofia e di cassa, qualcosa accadrà. Il viaggio spesso trova da sé le soluzioni. E’ quella pazienza di cui parlavo in apertura. In pratica in queste 2 notti ho dormito nel letto di Özhan. Ora che lui domani torna, essendone il legittimo proprietario, dovrò cercarmene un altro. Ma qualcosa succederà, lo so.
Anzi. Non solo. Il ritorno previsto per domenica dovrà essere per forza di cose posticipato. A lunedì. Oppure anche in seguito se non troverò un volo disponibile. Ma è proprio quando le porte sembrano sbarrarsi una dietro l’altra che si avverte che il viaggio sta covando qualcosa di impensabile. E lui, il Viaggio, mette alla prova. Si aspetta solamente che si abbia fiducia di lui, anche nei momenti più difficili. Ma poi sa sempre come ricompensare di questa fiduciosa attesa, di questa pazienza.
Quest’oggi c’è voluta molta pazienza. Eppure qualcosa è successo. Il lavoro è cominciato e ha dato dei risultati tutt’altro che trascurabili. Tuttavia per quelle che sono le potenzialità tuttora integre, ben altro sarà il risultato da conseguire. Si dà infatti il caso che alcune cose non siano disposte così come il meglio prevedrebbe. Perciò, occorre lasciare tempo al tempo perché forzare adesso potrebbe compromettere il naturale avvicinamento del “momento propizio”.
Dopo questo saggio fugace avvenuto in mattinata di ciò che potrebbe essere il lavoro futuro, mi sono messo su un tavolino a Eminönü, proprio sulla banchina affacciata sul cosiddetto Corno d’oro (il lembo di mare del Bosforo che risale in una insenatura naturale nel fianco europeo) e ho atteso. Sono rimasto lì seduto per ore e ore e la giornata è trascorsa in attesa. In attesa innanzitutto di Luca, che è arrivato dall’Italia a pomeriggio inoltrato, con una copia del Manifesto zeppa di sciagure, atterrato all’aeroporto Atatürk e che mi ha subito raggiunto al tavolino di Eminönü, proprio all’imboccatura del ponte di Galata. Al momento sono 2 le cose che tardano a sistemarsi: la soluzione del pernottamento e l’individuazione di un interprete affidabile dal Turco all’Inglese. Una volta raggiunto da Luca abbiamo cominciato a riflettere sulle soluzioni a disposizione, che tardavano a manifestarsi. Solo verso le 19 ha cominciato a tirare un po’ di brezza, quella che toglie dalla bonaccia e fa riprendere la navigazione.
Luca ha trovato un alloggio per la notte e può essere che sia il suo alloggio definitivo, fino a sabato quando già ripartirà. E’ stata una telefonata a Kenan a risolvere tutto. Kenan è un amico che Luca ha conosciuto durante la sua permanenza a Istanbul lo scorso autunno. Era una delle opzioni considerate, sennonché le notizie in nostro possesso davano il suo appartamento indisponibile per via di alcuni lavori al soffitto: “Come on, dude, come here”. Finalmente i lavori sono terminati. Abbiamo così raggiunto Kenan che già sta ospitando un altro amico. Kenan sta a Taksim, in un bellissimo appartamento all’ultimo piano che per raggiungerlo si risale una rampa di scale imprevedibile e stretta e diversa ad ogni piano. A quel punto, ci siamo fermati a cena. Kenan ha cucinato dell’ottimo bulgur e una zuppa squisita. L’amico che sta ospitando si chiama Gabor, è un ungherese di ritorno dall’India, che ha deciso di sostare qualche giorno a Istanbul prima di ripartire in treno verso il suo Paese. Kenan e Gabor si sono conosciuti un anno fa in India. Gabor ha proprio le sembianze di un freakkettone, capelli e barba lunga. E’ un tipo molto tranquillo, in armonia con il mondo circostante. Di ritorno dai suoi viaggi in India porta con se tutta una serie di oggetti che poi rivende d’estate con un banchetto durante eventi e festival in giro per l’Europa, passa spesso anche dall’Italia. Kenan invece ci ha raccontato del suo viaggio in India, o meglio di come l’anno scorso via terra si è incamminato attraverso Turchia, Iran e Pakistan verso l’India.
<<Io sono Turco, non ho nessun problema. Sono un “fratello”. Nessun problema di visti. Certo è un po’ lunga e il percorso accidentato. In Pakistan l’autobus di notte lasciava la strada principale per fare percorsi alternativi sulle montagne. Il motivo è semplice: evitare i predoni. Può sembrare strano, ma l’autista sosteneva che i predoni non si aspettano che un autobus di quel genere lasci la via principale dove loro lo aspettano. La conseguenza però è che per tutta la notte sulla strada sterrata e accidentata si rimbalzava letteralmente sul sedile, che peraltro era strettissimo. Sono sceso al mattino pieno di dolori. Ma almeno, effettivamente, dei predoni nemmeno l’ombra..>>, e non semplicemente perché era notte..
Ho lasciato questa interessantissima compagnia giusto in tempo per prendere l’ultimo traghetto da Karaköy per Kadiköy. Luca intanto, almeno lui, si è sistemato.
Io invece sono per stanotte ancora a Kadiköy, dagli amici di Özhan, che questa notte la trascorre in viaggio in treno da Ankara a Istanbul. Arriverà domattina presto alla stazione Haidarpasa, proprio qui dietro l’angolo.
Özhan è la mia soluzione per l’interprete dal Turco all’Inglese. Ma lui ancora non lo sa. Glielo proporrò domattina. Anzi vorrei proprio coinvolgerlo maggiormente nel nostro lavoro.
Quanto al mio pernottamento, per noi che ci ostiniamo ad evitare alberghi per ragioni di filosofia e di cassa, qualcosa accadrà. Il viaggio spesso trova da sé le soluzioni. E’ quella pazienza di cui parlavo in apertura. In pratica in queste 2 notti ho dormito nel letto di Özhan. Ora che lui domani torna, essendone il legittimo proprietario, dovrò cercarmene un altro. Ma qualcosa succederà, lo so.
Anzi. Non solo. Il ritorno previsto per domenica dovrà essere per forza di cose posticipato. A lunedì. Oppure anche in seguito se non troverò un volo disponibile. Ma è proprio quando le porte sembrano sbarrarsi una dietro l’altra che si avverte che il viaggio sta covando qualcosa di impensabile. E lui, il Viaggio, mette alla prova. Si aspetta solamente che si abbia fiducia di lui, anche nei momenti più difficili. Ma poi sa sempre come ricompensare di questa fiduciosa attesa, di questa pazienza.