Torno a scrivere su "La grande paura?", andato in onda su RAI3 la scorsa domenica, 2 marzo, alle 21.30. Di seguito una sintesi di alcuni dei commenti direttamente arrivati al sito. Ci sono pareri diversi, ma trovo che siano tutti molto interessanti. Tra coloro che mi hanno scritto ci sono persone conosciute e sconosciute. Tutti costoro intendo ringraziare per essermi stati vicino in questi giorni non facili.
<<Esprimo la mia solidarietà, anche io non sono riuscita a guardare quel programma, perché mi sembrava così pieno di stereotipi razzisti...e ancor più perché era RAI3 a trasmetterlo, pubblicizzandolo come qualcos'altro da quello che poi si è rivelato... E credo che, proprio perché sia stato trasmesso su RAI3 abbia fatto ancora più danni che se fosse stato trasmesso da Mediaset.... Ho letto su “yahoo answers” un commento al programma che diceva tra l'altro "se lo trasmette RAI3, che non può essere accusata di simpatie di destra, deve essere proprio vero che i .....sono ......ecc". E poi ho visto come ne parlavano su quel forum di militari, non so se ti è capitato di leggerlo.... "http://militari.forumfree.net/?t=25678901". Mi dispiace che abbiano strumentalizzato il tuo lavoro, non c'è niente che puoi fare? magari una lettera aperta ai giornali? A Liberazione, ad Augias, che so io?>>.
<<Ho guardato fino alla fine tutto, lui scorreva e io lo confrontavo con le recenti produzioni di H24, per me e per molti altri, unico interlocutore di chi volesse "imparare" qualcosa in più in merito ai famosi argomenti "non raccontati". (…) Il documentario è finito e ho chiesta ad Alessia che cosa avesse capito dalle immagini. (…) Alessia non sapeva se ridere o piangere, non sapeva anzi mi chiedeva se quello che le avessi raccontato io sulle comunità rom fosse reale o meno in quanto il documentario parlava di una banda di ladri e sfruttatori tout-court. E stato imbarazzante. Riconosceva e su questo mi accodo a lei pienamente come le tue immagini brillassero realmente da sole, di come il tuo girato ha apertamente combattuto e lottato nei confronti di un intero documentario e di come si sia scontrato nei confronti di una forma di governo -il montaggio-, che questa volta ha deciso di ricoprire la carica più "dittatoriale" possibile. Abbiamo ammirato le tue immagini, ma abbiamo odiato le altre, cariche di connotati e tautologie degne della nostra situazione politico-sociale qui nel nostro Belpaese. (…) Nel tuo/nostro mestiere quello che conta, la base di tutto è appunto come tu accenni chiedersi il perché delle cose, a chi serve, quando questi interrogativi decadono si compie un madornale errore logico ancor prima che etico>>.
<<Hai ragione per le scorrettezze, ma io sto leggendo i blog e nonostante tutto molti sono stati colpiti dai topi, dalle lacrime del padrino quando il "figlio" parte, e prima nessuno le aveva considerate queste cose. Dalla polizia en passant, perché non è una novità su questi film. Come una specie di refrain a cui non far caso, una specie di revival de "la squadra" insomma. Le cosa vere. nuove, sono state invece le altre. Una mia amica mi ha detto anche che il ragazzo delle "baracche" era stato "sfortunato". Quello che mi ha colpito è che l'avesse notato: è una specie di pseudo-leghista. Non ti buttare giù, tante volte il caso si serve anche delle porcherie per far passare quelle buone. Il punto esclamativo e interrogativo dicono qualcosa a chi vuol capire>>.
<<Ho guardato quella specie di documentario in cui sono finite le tue immagini. Non ho capito come sono andate le cose, perchè le tue immagini siano finite lì, chi sia il responsabile (Roberto Burchielli e Mauro Parissone?) di quel video. Ho scritto una lettera a RAI3 in proposito, puoi trovarla su "http://rubinetto.blogspot.com/2008/03/la-grande-paura.html">>.
<<Sicuramente, le motivazioni tue e dei Parissone-Burchielli vari, sono diverse: loro vogliono la notizia scandalo, come usa nelle normali Tivvì, tu vuoi che si viva. Prima o poi vi dovevate litigare, almeno litigherete per un motivo serio, anche se io non perdo mai del tutto la fiducia nella capacità del genere umano nel trasformarsi ad un tratto in fenice... (…) Cercare un qualunque capo espiatorio è l'hobby principale della gente attualmente. Questo è male. Però, purtroppo i rom se le tirano dietro qualche volta, e la gente non li capisce. A chi toccherebbe di normalizzare le situazioni, non ci prova nemmeno. E chi poi? I mediatori culturali spesso sono dei "pubblici dipendenti" con orari ben definiti, una vera delusione. Quelli che si impegnano a titolo personale vengono emarginati dai posti che contano e non possono fare più di tanto. A meno che non siano comunque persone con le palle, e sappiano reggere gli equilibri. Ci sono, e sono pochi. E tu dopo questa porta in faccia, cosa farai?>>.
<<Ho visto tutto il film. Devo ammettere che su molto scene ero un po' perplessa, a tratti mi è sembrato che il messaggio volesse essere: i romeni sono quasi tutti buoni, i rom sono sicuramente tutti cattivi. Ma alla fine invece la sensazione complessiva è stata positiva: mi è sembrato un bel lavoro che ha cercato di gettare su un argomento tanto scottante e dibattuto tanti fasci di luce da angolazioni diverse. Non tutte queste angolazioni rispecchiano il mio punto di vista, ma potendomi immedesimare nelle angolazioni più vicine al mio modo di essere e di sentire ho potuto "comprendere" anche le prospettive da me più lontane: la paura della gente comune, le battaglie quotidiane di chi dovrebbe garantire il mantenimento dello stato di diritto (per me che vengo dalla Sicilia, la fiducia nelle istituzioni – nonostante difetti e limiti, nonostante Napoli e Genova e tutto il resto – non può venire mai meno totalmente...)... Penso che chi si è rispecchiato invece nelle forti critiche delle forze dell'ordine ai rom che "sanno solo rubare" e nell'attività di repressione messa in campo, abbia però avuto l'occasione - più unica che rara in tv - di vedere anche l'altra faccia della medaglia. Capisco la tua necessità di sottrarti alle strumentalizzazioni e di pretendere che i tuoi lavori non vengano inseriti in spezzatini che non condividi e su cui non puoi incidere. Mi sembrano richieste legittime (...). Ma mi sembrerebbe un peccato rinunciare tout court a poter gettare il tuo particolare (di parte) fascio di luce sugli eventi su un palcoscenico così grande e importante come la RAI , che ti permette di comunicare non solo con i pochi fortunati che hanno la possibilità di partecipare alle proiezioni dei tuoi lavori indipendenti, ma anche con le persone vere, con chi vive nelle periferie, chi muore in fabbrica, chi non arriva alla fine del mese...>>.