Né bue né asinello --- 25 - 12 - 2008 - ISTANBUL (TURCHIA)

Milioni di persone oggi celebrano il Natale. Ricordano cioè un fatto accaduto forse circa 2mila anni fa, in cui un povero bambino figlio di 2 povere persone nacque in una mangiatoia nel bel mezzo di un viaggio, al freddo e al gelo, con un bue e un asinello a fargli calore. La "mia" Europa si scatena a celebrare il "Verbo fatto Carne" e mi chiedo cosa significhi. Quanti milioni di Gesù, di Yeshouah, di Youssef, stanno nascendo in questo momento, durante un viaggio avventuroso, figli di 2 persone povere in un posto freddo e gelato. Il presepio non è oggi più un modo per ricordare qualcosa successa 2mila anni fa. Oggi è un modo per lavarsi la coscienza. Non c'è nessun dio che nasce, solo uomini che difendono la propria dignità dagli assalti dell'impero. Però proiettare su quel pupazzetto i sensi di colpa funziona: la gente in Europa si sente immediatamente meglio, pensa che il mondo sia più buono e sente di essere più buona, o almeno non colpevole. Non si rende nemmeno più conto che in quella rappresentazione c'è tutta l'essenza di ciò che la rende colpevole e che quindi durante l'anno non vuole vedere.
I milioni di bambini che oggi in quelle condizioni ancora nascono, alle periferie dell'impero e ai margini delle coscienze degli abitanti di quell'impero. La nostra vittima che viene a salvare il mondo, cioé a sollevarci dalle nostre responsabilità: ma che diavolo di stupidaggine è questa!! Non c'è nessun dio che salva nessuno, solo persone che sono responsabili della sofferenza di altre. Il presepio oggi non è altro che la bella favola che l'oppressore ha inventato per sollevarsi dai sensi di colpa nei confronti dell'oppresso. La favola dell'oppresso è ben diversa. Non c'è nessun presepio da preparare. Perché è tutto un presepio vivente.
Questo pomeriggio a casa nostra forse arriverà la compagnia del gas a completare l'allacciamento. Siamo a Istanbul, forse l'anticamera del Sud del mondo. Siamo a qualche centinaia di metri da Istiklal, la via "chic" della città. Eppure siamo già dietro la collina. I telefoni cellulari quasi non hanno campo, qui vivono solo "rom" e Curdi e la compagnia del gas viene solo quando ha già sistemato tutte le altre case di Istanbul. In questi ultimi 3 giorni ha fatto un freddo insopportabile. Fuori il vento soffiava nevischio. Il freddo e il gelo sappiamo ora cosa sono. Non c'è bisogno del presepio per immaginarlo, basta dare un'occhiata giù in strada, ogni casa di un nostro vicino potrebbe essere il posto giusto per il prossimo Gesù. E non abbiamo né il bue né l'asinello.

sviluppato dalla MFM - ottimizzato per una visione a 1024x768 su Mozilla Firefox