Dovrebbe essere una vittoria, dovrebbe essere un momento di felicità, ma sarebbe una tentazione ingenua se lo fosse. Il 27 marzo, 2 giorni fa, la Corte Federale d'Appello di Philadelphia ha cancellato la condanna a morte per Mumia Abu Jamal, detenuto nel braccio della morte da 27 anni. A determinare questa revisione della sentenza sarebbe un vizio di forma che averebbe impedito ai membri della giuria popolare (che lo condannò nel lontano 1982 ancorché nominata con criteri manifestamente discriminatori) di accedere a tutta una serie di documenti che avrebbero accertato le attenuanti generiche di cui Mumia avrebbe goduto e pertanto di fatto in tal modo deliberatamente condizionata ed indirizzata verso la condanna capitale.
Robert Bryan, avvocato di Mumia, così ha dichiarato: "Sono contento che i giudici non abbiano reinserito la sentenza di morte, ma noi continuiamo a lottare per ottenere un nuovo processo (...). Non ho mai visto un caso così permeato e viziato di razzismo come questo. Io pretendo un nuovo processo e voglio che lui (Mumia) sia libero. La sua condanna è una caricatura della giustizia".
Così invece ha dichiarato Lynne Abraham, avvocato della controparte, quella di Daniel Faulkner, poliziotto trovato morto durante una sparatoria nella quale Mumia rimase gravemente ferito: "Il signor Jamal è colpevole dal momento in cui è stato condannato ed è colpevole ancora oggi. Dunque, non versiamo nessuna lacrima per il signor Jamal. Lui sta là dove deve stare, in prigione, e dove ben che vada per lui ci resterà per il resto della sua vita".
Gli analisti americani sostengono che questa sentenza può avere qualche ripercussione sulla corsa alla candidatura democratica per le presidenziali, dal momento che nel caso Mumia si riverbera con tutta la sua forza la questione razziale. Inoltre questa sentenza arriva nel momento in cui la moratoria internazionale sulla pena di morte ha determinato negli Stati Uniti un lasso di tempo così lungo dall'ultima esecuzione (lo scorso autunno) mai registrato prima nella storia del Paese.
Ma, per dirla tutta, così profonde sono state da sempre le incongruenze della ricostruzione degli eventi fatta dall'accusa e così radicati i sospetti che Mumia fosse all'epoca una persona sgradita a prescindere, a causa della sua attività politica, che, quantomeno, il minimo che si può pretendere è che il processo venga ricelebrato.
Questa storia va avanti da 27 anni. Da quando il 9 dicembre 1981 in una sparatoria il poliziotto Daniel Faulkner (allora 25enne) rimane ucciso e Mumia Abu Jamal (allora 28enne) rimase gravemente ferito, la viceda in questi quasi 3 decenni ha attraversato generazioni di attivisti negli Stati Uniti e nel resto del mondo. Oggi Mumia ha 55 anni, da allora non ha mai smesso di essere "la voce dei senza voce", anche dal braccio della morte, come lo era sempre stato in qualità di giornalista radiofonico del ghetto prima dell'arresto, membro delle Black Panthers e sorvegliato speciale della "Cointelpro", il servizio segreto di infiltrazione e controspionaggio controrivoluzionario negli Stati Uniti. Mumia era già uno "schedato" prima del fattaccio, per le sue idee e per l'attività di denuncia che quotidianamente animava dai microfoni della sua radio. Insomma, mancava solo un pretesto.
Insomma, non sento di cantare nessuna vittoria. Mi unisco idealmente agli attivisti che hanno indetto una manifestazione a Philadelphia per il 19 di aprile per protestare contro la mancata concessione della ripetizione del processo.
Mumia è stato anche per me un "maestro". Era tra il 1999 e il 2000 quando conducevo insieme a Pippo Pipitone la trasmissione "Lackland souls" sulle frequenze di Radio Onda d'Urto. Da qualche parte ci saranno ancora delle registrazioni, ma chissà dove sono. Ricordo le interviste ad Assata Shakur e ai Public Enemy. "Lackland souls" fu anche un pezzo musicale che avevo scritto nel 1997, con un po' di ingenuità (allora si era suppergiù ventenni), forse per eccesso di entusiasmo si confuse un po' le Black Panthers con i Rastafari, ma eravamo ad ogni modo tutti figliocci di quelle avanguardie rivoluzionarie in seno alla cultura afro-americana.
Per approfondire l'incredibile storia di Mumia Abu Jamal suggerisco alcuni contatti, a un paio dei numerosi siti e a un paio di documetari (in inglese) a lui dedicati.