Mercoledì, 29 Agosto 2007 - ISTANBUL (TURCHIA)

L'ingresso è stato trionfale non c'è che dire e, come si dice, abbondante. Talmente presi a guardarci intorno che intrappolati nella rete di svincoli della tangenziale ci siamo ritrovati all'ingresso del ponte Bugazici senza possibilità di invertire il senso di marcia diretti in Asia, così, come niente fosse. Lo spettacolo da quel ponte, uno dei due che attualmente collegano i 2 continenti (ma ce n'è un terzo già in allestimento) congiungendo le 2 sponde del Bosforo (l'altro è il Fatih S. Mehmet), è metafisico.
Il centro di due imbuti, uno di terra l'altro di mare. L'Europa del sud-est, i Balcani, che viene a stringersi. Il Mare Mediterraneo che risale verso nord-est e viene a stringersi anch'esso, s'infila in un rigagnolo e rispunta poco più avanti come Mar Nero. Tutto converge in quei pochi chilometri di sponde e di onde. Tutti, per vocazione o per necessità, che siano uomini o forme viventi di acqua o di cielo, sono costretti a darsi appuntamento lì. E se ci pensi, anche le epoche, gli imperi e le religioni non sono sfuggite a questo obbligo. E dal ponte pare di essere sospesi su un concetto metafisico, con una prospettiva disumana che offre squarci incommensurabili.
Una volta passato questo ponte gigantesco, dall'altra parte il casello. Si paga solo con una carta prepagata, ma a fianco c'è un edificio dove dopo una fila di quasi un'ora si può ritirare la carta che dà diritto a 9 attraversamenti del ponte pari a circa 20€. Però siamo in Asia!
Tirana è una città di 900mila abitanti. Skopje ne ha 500mila. Sofia 1milione400mila. Istanbul 11milioni300mila. Chiaro? Istanbul è quindi 12 volte Tirana, 22 Skopje, 8 volte Sofia. E poi: 4 volte Roma, 8 Milano, 11 Napoli, 35 Bari. Chiaro?
Facciamo il casello e invertiamo a U. Ripassiamo il ponte e ci infiliamo nei vicoli, un dedalo di sensi alternati, sali e scendi, in un traffico feroce. Impossibile pianificare di trovare l'albergo in meno di 2 ore in quelle condizioni. Fermiamo un taxi e chiediamo di farci strada a pagamento. Dopo 10 minuti siamo all'albergo dopo un'inseguimento mozzafiato al taxi.
Nel tardo pomeriggio ricerca del tramonto per la scena finale (forse) del road-movie. Imbarcadero di Kabatas, attraversiamo di nuovo il Bosforo, questa volta in battello, alla ricerca di un punto che ci metta in asse con il tramonto e la Moschea Blu. Il punto si trova a Üsküdar, sulla sponda asiatica. Uno spettacolo metafisico, lo ripeto, forse perché non trovo qualcosa di simile a ciò che ho già visto per descrivere le cose che ho visto nella giornata di oggi e quindi mi rifugio per inadeguatezza, appunto, nel metafisico. Su questo molo decine di uomini con le lenze alzavano chili di pesce come fosse il giardino dell'Eden al tramonto.
Ritorno con chiaro di luna piena sul Bosforo. Sul taxi che ci ha riportato all'albergo mi sono rifugiato nella telecronaca radiofonica in turco concitato della partita del Besiktas, la seconda squadra di calcio della città, perché avevo un disperato bisogno di cose normali, per raccontare a me stesso, mentendo, che Istanbul in fondo è un posto come gli altri.
I libri di questo viaggio sono stati 3: "Poesie" (Nazim Hikmet), "Istanbul" (Orhan Pamuk) e "E' Oriente" (Paolo Rumiz).
Lascio a quest'ultimo la conclusione del racconto di questa giornata.
Domani ultimo giorno intero di questo viaggio. Venerdì Anila ed io abbiamo un aereo per l'Italia, mentre Martina e Luca resteranno qui 6 mesi per studio (e inutile è dire dell'invidia che provo per loro).
<<Sotto il cielo inondato di una luce morente giallo-rosata la gente fa ressa tra montagne di pesce azzurro, urla di venditori e nuvole di gabbiani. Guardi la notte che viene dall'Asia e resti inchiodato sulla riva, incapace di partire per quell'Altrove così a portata di mano. (...) Ma sì, chiamiamolo Oriente.
Odore di pane arabo e pesce affumicato del Nord. Il Bosforo è un fiume di fiumi, un ventre buio dove scorrono insieme il Don, il Dnepr e il Danubio. Navi nere vanno e vengono sulla strada d'acqua. Oscurano, passando, le luci dell'Asia. Cormorani in formazione passano a pelo d'acqua (...). L'Altrove lancia un segnale intermittente, con un piccolo faro. Si chiama Kandilli Feneri. Da mille anni è lì nella corrente, a sorvegliare quell'infinita processione di navi, pesci e uomini>>.

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