Mercoledì, 22 Agosto 2007 - SKOPJE (MACEDONIA)

Ecco Skopje! Ridente cittadina di mezzo milione di abitanti, circondata dai monti e attraversata dal fiume Vardar. Antico snodo lungo la via Egnazia, che al tempo dei Romani conduceva i traffici e le legioni dall'Italia all'attuale Medio Oriente, Skopje e' il punto di scarto tra quella antica via e quello che e' (o sara') il cosiddetto "corridoio 8". Quella antica via romana proseguiva poi piu' a sud verso Salonicco e poi Bisanzio. Il "corridoio 8" unira' (o vorrebbe unire) l'Italia a Istanbul via Durazzo-Tirana-Skopje-Sofia-Istanbul, passando quindi piu' a nord. Skopje e' anche l'unica capitale delle repubbliche ex-jugoslave mai investita direttamente dalla guerra, fatta o subita, di terra o di aria, se si eccettuano le decine di migliaia di profughi albanesi qui arrivati in fuga dal Kosovo (il confine dista solo pochi chilometri) durante gli anni '90 e in particolare i mesi della primavera '99 durante i bombardamenti.
Ma noi che fine abbiamo fatto? Eccoci. Siamo 4 ora. Si sono aggiunti Martina e Luca, finalmente. Ci siamo incontrati ieri a Tirana, intorno all'1. Ieri mattina abbiamo girato le scene di Anila con la madre e c'e' di che essere soddisfatti. La luce in quell'appartamento mi piaceva, alcuni accorgimenti scenografici hanno giovato e Shpresa Bregu (nel ruolo della madre) e' stata fantastica. Anche Anila ha saputo interpretare il ruolo della figlia all'estero un po' pazza e soprattutto carica di illusioni. Sotto alla statua di Skenderbeu, eroe nazionale albanese che piu' di 6 secoli fa resistette per 25 anni ai tentativi di conquista dell'Impero Ottomano, si e' poi svolto una specie di giallo, che ci ha un po' stressati ma ci ha anche insegnato qualcosa.
Tutto ruotava intorno a meccanismi un po' complicati da illustrare ma molto interessanti ai quali accennero'. In pratica, ricorderete, ho scritto di questo raduno dervisho a Kruja. Essendo un orario un po' tardo per partire per Skopje (ma pur di non andare a Kruja poi ci siamo messi in viaggio arrivando a notte fonda ormai esausti), l'ipotesi era appunto un salto presso questo raduno a 2 ore da Tirana. Sembrava ragionevole, nonche' interessante. Insomma era uno di quei fuori programma che ogni buon viaggiatore non si lascia sfuggire perche' di solito riservano i momenti piu' belli del viaggio stesso, perche' inattesi. Di fatti, per esempio, se la sera prima non avessi calcolato male i tempi del tramonto, ieri mattina saremmo partiti di buon ora per Skopje e buonanotte. Invece all'1 dovevamo ancora muoverci, Skopje sembrava davvero lontana. Insomma tutto sembrava condurci li', a Kruja. Sentivo qualcosa che mi prendeva per mano.
E invece colpo di scena. Ron mi scrive un messaggio appellandosi a una nota a pie' pagina della sua sceneggiatura in cui si dice che le religioni nel nostro viaggio non interessano. Anila rafforza questa posizione dicendo che sarebbe una visione parziale dell'Albania raccontare i Dervishi, dal momento che ci sono anche cristiani cattolici e ortodossi. Sotto questo fuoco incrociato ho desistito e abbiamo puntato piuttosto su Skopje, appunto. I ragazzi, Martina e Luca, sarebbero andati loro a Kruja con me, sarebbe stata una loro scena montata poi flashback nei racconti che avverranno tra loro e Anila da Sofia in poi. Perche' il personaggio Anila sarebbe dovuto andare a Skopje? Difficile trovare un pretesto. Ma i due ragazzi ne avevano a bizzeffe di pretesti. Studenti universitari di antropologia. Italiani, cosi' ignoranti come noi tutti Italiani siamo su queste cose e quindi cosi' avidi di sapere e conoscere, vedere con i loro occhi da vicino che in Albania esiste un Islam secolare autoctono ben diverso dall'Islam globalizzato dei petroldollari e delle cellule deviate che pure in Albania prende piede e si vede sui marciapiedi di donne velate come in Arabia Saudita e di barbuti. Tremendo, perche' poi a fianco magari passa la vecchietta albanese anche lei velata, ma con un copricapo contadino simile piu' a quello che portava la mia nonna lombarda che non quello che portano in Arabia Saudita.
Pero' i Dervishi assolutamente no, non se ne puo' parlare perche' non rappresentano l'Albania plurale. Un cortocircuito. Interessante, perche' la dialettica si esprimeva interamente su un piano di rappresentazioni, ossia come gli Albanesi rappresentano l'Albania a se stessi e come gli Italiani dall'Italia vedono l'Albania. Il regista sarei io, spetterebbe per ruolo a me di occuparmi di rappresentazione, ma gli amici albanesi hanno dimostrato di essere piu' teste dure di Kapdkjumb e di fronte a un amico testa dura puoi solo dargli ragione sperando che il tempo e la pazienza lo ammorbidisca. Io mi sentivo sicuro della mia scelta, Kruja. Tanto piu' che il nostro non e' un reportage, non dobbiamo avvilirci nella par condicio, perche' non abbiamo ne' pretesa ne' presunzione di dare un quadro organico dei posti che attraversiamo. E' una storia. E le storie hanno caratteristiche totalmente diverse dal reportage, a cominciare dal linguaggio e dalle responsabilita'. Non troverete in questo lavoro la Realta', rassegnatevi, non e' questo che si vuole fare. E io non sono nemmeno in grado di raccontarvela. Prendete il traghetto e venite qui a cercarvela da voi la Realta'. Io ne posso raccontare solo un pezzo, parziale, autentico, metafora di qualcosa che comunque con gli occhi non si vede.
Questo e' il racconto di ieri. Oggi, come si diceva, siamo a Skopje. Oggi dovremmo fare un giro in citta' con Anila e poi forse fare un giro a Sutka con Martina e Luca. Sutka e' questo sobborgo alle porte di Skopje dove abita la piu' numerosa comunita' rom d'Europa. Gestiro' questa scena a flashback cosi' come avrei voluto fare per la scena di ieri a Kruja. Andiamo a Sutka perche' alternative a Skopje oggi non ce ne sono. E perche' la metafora della storia che mi piacerebbe raccontare passa per il mondo rom. Spesso ai margini della rappresentazione del reale dei piu'. E anche per questo affascinante.

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