Siamo a 60 km da Istanbul, meta finale del nostro road-movie. Ci siamo riservati una tappa trionfale per domattina: attraverseremo il Bosforo nelle prime ore del mattino, freschi e riposati. Siamo arrivati tardi da queste parti, il viaggio da Varna è stato lungo e con qualche sorpresa. Mettersi a cercare un posto dove dormire in una megalopoli sconosciuta a ridosso della mezzanotte (siamo un'ora avanti rispetto all'Italia) ci è parso improbabile per le nostre poche risorse residue.
Oggi pomeriggio ci siamo persi. Anzi no. Ci è sembrato di perderci. Dopo una pausa in riva al mare appena passata Burgas, con caffé preparato all'italiana da Luca con la caffettiera sul fornellino da campo, abbiamo preso una strada secondaria, lungo la costa, un po' depistati da una vecchia cartina in nostra dotazione, un po' incantati dalla costa bulgara sul Mar Nero. Ad un certo punto, passata una località di nome Gramatikovo, a circa 20 km dal confine turco, dopo già una trentina di km di strada rovinata di buche tortuosa tra una fitta boscaglia, l'ansia ha cominciato a invadere Musina e i suoi passeggeri. La strada sempre più tortuosa e rovinata, le piante sempre più sporgenti sulla strada, tronchi ormai morti divorati da edere feroci, un buco vegetale inesorabile dentro il quale scivolavamo.
Ad un certo punto un cartello forellato di colpi di pistola indicava una località. L'irrazionale ci spinge a fare marcia indietro e tornare a Gramatikovo, 9 km più indietro, quasi 20 minuti di strada tortuosa e rovinata, rosicchiata dagli alberi, nessuna anima viva. Ma una volta a Gramatikovo la conferma: la strada è quella, bisogna solo proseguire. Altri 20 minuti, di nuovo allo svincolo con il cartello forellato di colpi di pistola e poi proseguiamo. A Malko Tarnovo ci immettiamo su una strada un po' più battuta e dopo 6 km siamo al confine.
Poi, come detto, la decisione di rimandare l'ingresso a Istanbul ("trionfale", perché no?) a domani, baciati dal sole dello stretto. Una volta giunti in questa cittadina ci mettiamo alla ricerca di un hotel. Il primo spara 45 € a persona. Al secondo nessuno parla inglese, tutti e 3 i tizi sono ubriachi fradici e tutto quanto lascia a desiderare. Brancoliamo, anche perché in questa piccola cittadina alle porte di Istanbul si fatica a trovare qualcuno che parli inglese. Torno con Luca all'automobile per fare il punto della situazione (ben triste e quasi disperata). Non faccio nemmeno in tempo a formulare la prima frase che vengo centrato in pieno da una sventagliata di cacche d'uccelli appollaiati sull'albero sopra la mia testa. Mi ritraggo dal finestrino dell'auto dov'ero appoggiato cercando scampo sotto la tettoia del marciapiedi tirando bestemmioni in italiano. Un tizio turco all'angolo con gli amici: "Italiano?". "Eh sì, Italiano, cribbio, mi hanno appena cacato in testa!". "Da noi si dice: tutta fortuna!". "Eh, magari, intanto non riusciamo a trovare neanche un posto dove dormire questa sera...". "Conosco un posto che può fare per voi...". E infatti. Grazie a questo tizio 30 minuti più tardi eravamo già in stanza.
Ma non è stato l'unico turco incontrato oggi che ci ha parlato in Italiano. Alla frontiera una famiglia ci ha dato il benvenuto in italiano e anche i frontalieri sono stati particolarmente gentili con noi. Tutto ci pare come se siamo davvero dei benvenuti qui. Scivoliamo dentro la Turchia, una Turchia che sembra aver bisogno di noi Europei. Non per qualcosa di geopolitico, questo non riesco ancora a sentirlo. Ma per qualcosa di metafisico, di identitario. L'autostrada dal confine bulgaro a Istanbul è a 3 corsie per senso di marcia, la più grande che ci siamo trovati a percorrere fino ad ora. Eppure era quasi deserta, al contrario delle stradacce balcaniche intasate di tir e macchinoni a slalom tra i carretti di cavalli. Autostrada deserta forse per l'orario? Sì però nella corsia di sorpasso le erbacce dal mezzo della strada gia sporgevano in alcuni punti di un buon mezzo metro. Una sorta di cattedrale nel deserto questa autostrada. Vedendo quelle erbacce mi sono sentito immeritatamente ben voluto. Cercherò di approfondire questa sensazione domani. Ma se siamo qui, è inutile nasconderlo, è perché anche noi abbiamo curiosità di questa Turchia (che proprio oggi giorno del nostro arrivo ha eletto Abdullah Gul come presidente, eletto con i voti del partito "islamico moderato" Akp, procurando non poco risentimento tra i generali dell'esercito). Ma nonostante ciò noi e la Turchia, la gente turca, in fondo siamo come 2 antichi amanti segreti che si incontrano dopo lunghissimo tempo e si guardano circospetti e quasi sconosciuti, ma ciò che un tempo li unì irresistibilmente li attrae.