Lunedì, 27 Agosto 2007 - VARNA (BULGARIA)

Due pagliacci accusati di terrorismo sulla piazza di Varna. Anila che strabuzzava gli occhi da un tavolino di un bar. E un preteso regista che da dietro un albero singhiozzava dalle risate riuscendo a stento a mantenere l'inquadratura. Martina e Luca, i pagliacci, increduli e per niente intimoriti. "Sorry?". "You can't leave your baggage alone in the middle of the square!!!". Questo prevedeva il loro spettacolo di strada. Un valigetta (primo '900, palesemente farlocca) lasciata sola in mezzo alla piazza giusto il tempo per loro di raggiungerla con passo rallentato da due opposte distanze. Qualcuno si è insospettito di quella valigetta e ha chiamato la polizia. Quando nel frattempo i 2 agenti sono arrivati si sono trovati di fronte 2 pagliacci con il naso rosso e gli occhi cerchiati di nero che versavano caffé ai passanti scaldando l'acqua nella caffettiera da un fornellino a gas. E, a dire il vero, anche a loro per un attimo è stato difficile trattenere il riso.
Varna è una città strana, 350mila persone bagnate dal Mar Nero. Tagliata da una lingua di mare che si insinua in un lembo di Bulgaria, con un'isoletta all'ingresso di questa lingua, la città che si esprime in alto, sopra il mare, e la costa di città fagocitata dall'area portuale. Non c'è lungomare a Varna. Ci sono spiaggette deliziose appena fuori la città. Per cercare un tramonto ci siamo sistemati tra i binari della stazione dei treni. Una stazioncina dove gli esseri umani sono indesiderati e importuni al sistema ferroviario delle merci. Il sole rosseggiando si rifletteva sui binari attraversati da greggi e da un cavallo con in groppa un ragazzino. Quando una motrice è sfrecciata veloce, troppo veloce per chi comunque sembra non andare da nessuna parte, i capelli di Anila si sono scompigliati e hanno avvolto il violino che si è ripiegato sulla spalla. Anila ha interrotto il suo tema, singhiozzando dalle risate, perché tutta quella situazione era davvero assurda.
Nazim Hikmet dice che a Varna è impossibile dormire per via dei fantasmi che arrivano da Istanbul. Stasera non so se dormiremo, ma ci sentiamo già in compagnia di un qualcosa, forse di indefinito, e il buio oltre la baia, quel buio che si chiama Oriente, ci sembra impenetrabile.

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