Insomma, in questi giorni è successo un po' di tutto. Neanche la possibilità di godersi ogni tanto la propria casa e la città in cui si vive in tranquillità. La crisi di un governo in Italia è un fatto quanto mai autoreferenziale. Un luogo di potere che non mi rappresenta e a cui io non ho dato nessuna delega a rappresentarmi. Quindi in definitiva non avrei nemmeno il titolo per commentare ciò che è successo in questa settimana che sta terminando. Tutti avremo letto in questi giorni analisi e considerazioni, previsioni e presagi e altrettante ne avremo espresse. Fatalmente gli Italiani si saranno divisi grosso modo a metà. Certo, tra le molte letture possibili, forse le più autentiche non sono state scritte. Forse sarà la storia a raccontarcele.
Antonio Gramsci, tra i fondatori del Partito Comunista d'Italia, in un suo scritto giovanile:
<<Odio gli indifferenti. L'indifferenza è il peso morto della storia. (...) L'indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. (...) Ciò che avviene, non avviene tanto perché alcuni vogliono che avvenga, quanto perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia fare, lascia aggruppare i nodi che poi solo la spada potrà tagliare, lascia promulgare le leggi che poi solo la rivolta farà abrogare, lascia salire al potere gli uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. (...) Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti>>, Torino, 11 febbraio 1917.
Temo che sarei considerato da Gramsci un indifferente. Se non credere nel processo democratico, quindi in sostanza non recarsi alle urne, sia "lasciar fare", allora sì, sono un indifferente. Non perdo tempo nel rendermi complice di una farsa e aspetto, anzi cerco di affrettare, "l'ammutinamento", magari una rivoluzione. Parteggio, ma non mi uniformo. Diciamo, come disse Alexander Langer, che "in una guerra parteggio per i disertori". Chissà, forse, seppur "indifferente", magari riesco almeno a scampare l'odio del più grande uomo politico italiano del '900.
Perciò nella guerra della politica di palazzo italiana parteggio per i poveri Italiani, quelli che desiderano un'Italia migliore e quelli che pensano di desiderarla ma fanno la scelta sbagliata. Parteggio anche per gli "indifferenti" veri e propri in qualche modo, difendo il diritto a non sentirsi coinvolti, integrati. Ciò che non difendo sono coloro che difendono interessi di parte contro gli interessi della collettività. E non difendo gli "indifferenti" che "lasciano fare" ma poi si recano alle urne inconsapevoli e regalano il voto spensieratamente nutrendo le schiere di populisti che siedono in Parlamento.
Oggi è la Giornata della Memoria, istituita dal Parlamento italiano con una legge del 20 luglio 2000. Si ricordano <<la "Shoa" (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati>>. Il 27 gennaio la legge italiana non ricorda però 1 milione di rom e sinti e le centinaia di migliaia di omosessuali e dissidenti che hanno subito la stessa sorte degli ebrei.
Lo scorso ottobre a Milano mi sono ritrovato ad una serata in un locale nella quale, introducendo un concertino di musicisti rom, Moni Ovadia è intervenuto. Questa la sintesi delle sue parole:
<<Difendere gli ebrei oggi non costa nulla, solidarizzare con loro nemmeno. Quindi io non so che farmene degli attestati di solidarietà... Piuttosto annuncio qui questa sera che non parteciperò più a nessuna giornata della memoria se non per parlare del popolo rom, quello sterminato nei campi di concentramento e quello che ancora oggi subisce il razzismo, l'emarginazione, la violenza della nostra società... Il grado di civiltà di un popolo si misura sul rispetto di questo popolo verso le alterità, verso ciò che da lui è diverso, e verso i più deboli... Oggi si dice: "l'accoglienza si merita attraverso l'integrazione", in altre parole "io ti accetto purché tu diventi come me". Questa non mi pare accoglienza, ma ricatto. L'accoglienza parte dal rispetto della diversità dell'altro che si accoglie, altrimenti non è accoglienza. Bisognerebbe invece dire: "io ti accolgo purché tu resti come sei"... Perché è facile diffamare il popolo rom? Semplice, perché non c'è un rom a capo di un mezzo di informazione e questo avviene in parte perché nella cultura rom non è contemplata la comunicazione di massa. Ecco perché oggi io non so che farmene della solidarietà verso gli ebrei, perché non costa nulla...>>.
Ieri Moni Ovadia è intervenuto sulle pagine dell'Unità così scrivendo:
<<...la domanda che ci dobbiamo porre è il perché di tanta disponibilità nei confronti della memoria dello sterminio ebraico, mentre quello dei Rom e dei Sinti non sembra ricevere attenzione.
Per varie ragioni strumentali e di facciata, oggi essere “carini” con gli Ebrei costa poco. Quando si tratta però di zingari, omosessuali, oppositori politici, Testimoni di Geova, disabili, slavi, la cosa cambia molto. In quest’epoca, l’alterità ebraica è poco perturbante rispetto ad alterità più scomode. Se non ci si concentra su questi temi, il “generoso” impegno di facciata verso la memoria dello sterminio degli Ebrei, finirà per diventare una scorza vuota al cui interno potranno prosperare revisionismi, negazionismi e atteggiamenti discriminatori abilmente contrabbandati, pronti a trasformarsi anche in brodo di cultura per il futuro antisemitismo.
Per varie ragioni strumentali e di facciata, oggi essere “carini” con gli Ebrei costa poco. Quando si tratta però di zingari, omosessuali, oppositori politici, Testimoni di Geova, disabili, slavi, la cosa cambia molto. In quest’epoca, l’alterità ebraica è poco perturbante rispetto ad alterità più scomode. Se non ci si concentra su questi temi, il “generoso” impegno di facciata verso la memoria dello sterminio degli Ebrei, finirà per diventare una scorza vuota al cui interno potranno prosperare revisionismi, negazionismi e atteggiamenti discriminatori abilmente contrabbandati, pronti a trasformarsi anche in brodo di cultura per il futuro antisemitismo.
L’altro tema cruciale, è la necessità urgente di collegare quella memoria con i genocidi, gli orrori dei nostri tempi e le guerre criminali odierne. Ma non basta.
È mia ferma opinione che nulla apparenti il contesto israelo-palestinese con la Shoa e che proporre paragoni in tal senso sia sconcio e deteriore in particolare per la causa palestinese. Tuttavia, le immagini di migliaia di profughi di quel popolo che fanno brecce in uno dei muri voluti dagli israeliani per potere provvedere alla propria sopravvivenza, non possono non riverberarsi, piaccia o non piaccia, sia giusto o sia sbagliato, sul Giorno della Memoria visto che accadono mentre in tutto il mondo cresce il ritmo delle celebrazioni e degli eventi legati al 27 Gennaio.
Lo so e lo capisco, gli israeliani continuano a ricevere lo stillicidio dei missili qassam su Sderot, sui villaggi e le cittadine del confine con Gaza, ma quarant’anni di occupazione, di colonizzazione, lustri di repressione, di omicidi mirati, di ignobili punizioni collettive, non sono riusciti a impedire l’opzione armata di Hamas.
È davvero venuta l'ora di cambiare strada e non posso pensare che un Paese avanzato, ricco di intelligenze come Israele, non possa trovare una via alternativa a quella che produce intollerabili vessazioni contro un altro popolo, solo e abbandonato. L’attuale prassi politico-militare, quali che ne siano le ragioni, corrompe progressivamente i migliori valori e sgretola i più temprati statuti etici>>.
È mia ferma opinione che nulla apparenti il contesto israelo-palestinese con la Shoa e che proporre paragoni in tal senso sia sconcio e deteriore in particolare per la causa palestinese. Tuttavia, le immagini di migliaia di profughi di quel popolo che fanno brecce in uno dei muri voluti dagli israeliani per potere provvedere alla propria sopravvivenza, non possono non riverberarsi, piaccia o non piaccia, sia giusto o sia sbagliato, sul Giorno della Memoria visto che accadono mentre in tutto il mondo cresce il ritmo delle celebrazioni e degli eventi legati al 27 Gennaio.
Lo so e lo capisco, gli israeliani continuano a ricevere lo stillicidio dei missili qassam su Sderot, sui villaggi e le cittadine del confine con Gaza, ma quarant’anni di occupazione, di colonizzazione, lustri di repressione, di omicidi mirati, di ignobili punizioni collettive, non sono riusciti a impedire l’opzione armata di Hamas.
È davvero venuta l'ora di cambiare strada e non posso pensare che un Paese avanzato, ricco di intelligenze come Israele, non possa trovare una via alternativa a quella che produce intollerabili vessazioni contro un altro popolo, solo e abbandonato. L’attuale prassi politico-militare, quali che ne siano le ragioni, corrompe progressivamente i migliori valori e sgretola i più temprati statuti etici>>.
Bastava molto meno per tirarsi addosso le ire della quasi totalità degli altri ebrei e, naturalmente, di una buona parte di chi solidarizza con loro, quella parte cui preme in realtà solo perpetrare una nuova discriminazione, quella nei confronti di rom e Palestinesi.