La traversata delle Alpi --- 15 - 12 - 2008 - ISTANBUL (TURCHIA)

Ogni storia ha il suo momento, la sua occasione, per essere raccontata. Ci sono delle storie che rimangono nella mente per un po' e poi acquistano improvvisamente un senso e quindi acquista un senso raccontarle. La storia che ora racconterò è avvenuta alla fine dello scorso settembre e l'avevo anche accennata senza però raccontarla. Si tratta del mio viaggio da Dresda a Milano in moto (910 km). Non so perché decisi di fare tutta una tirata, forse perché sono matto, ma questo non aiuta a capire. In ogni caso ero molto convinto di quello che facevo.
Mi ero preparato una tabella di marcia e mi ero già potuto compiacere del fatto che all'altezza di Norimberga ero addirittura in anticipo. La moto andava che era una bellezza. Sennonché a un certo punto nello specchietto ho notato che il "cellophane" con il quale avevo coperto lo zaino legato dietro, per via della velocità si era strappato e stava svolazzando vistosamente. Allora ho pensato di fermarmi per sistemarlo, solo che quando poi sono andato per riaccendere la moto, non c'è stato niente da fare: nessun segnale, come morta. Ho provato più volte a farla ripartire, ma niente. Allora l'ho spinta per 2 km finché ho trovato un'uscita dall'autostrada e l'ho subito parcheggiata. Ho fatto altri 2 km a piedi e mi sono ritrovato nel paesino di Kinding. Qui ho chiesto a un benzinaio di chiamarmi un carro-attrezzi. Erano ormai le 14 del pomeriggio e la mia tabella di marcia cominciava ad andare in crisi. Solo dopo un'ora è arrivato il carro-attrezzi. Alla fine non sono ripartito che alle 18.30. Tabella di marcia completamente saltata. Devo però dire che non si è capito bene perché la moto non sia accendeva, però si è capito una cosa: olio e acqua si erano come volatilizzati e andando avanti avrei rischiato di fondere il motore. Perciò, alla fine, è stato un bene che la moto si sia piantata. Riparto quindi alle 18.30 e comincia davvero a piovere. Passo Monaco di Baviera e punto verso le Alpi. Alle 20.30 mi fermo per mangiare qualcosa sperando che la pioggia cessi. Tutto il contrario, quando riparto piove a catinelle. Abbigliamento alla ripartenza: 2 paia di calze, 2 paia di pantaloni + i pantaloni impermeabili, 2 magliette, 2 camicie, 2 maglioni, la giacca. Ero praticamente grande 3 volte quello che sono.
Dopo un'ora la pioggia era così forte che la strada non si vedeva. Quando poi l'autostrada si è interrotta ed è diventata una statale, allora ho cominciato a pensare: "ma perché non ti fermi?". Me lo sono chiesto ad ogni chilometro, era una follia continuare. Però dopo 60 km ancora non avevo trovato una risposta e intanto avevo raggiunto il confine con la Svizzera. Che consiste in un tunnel, per cui niente pioggia per un po' e aria un po' più calda. Esco in Svizzera e nemmeno piove. "Bene - mi dico - adesso ormai vado fino in fondo". Intanto si erano fatte le 22. Dopo 50 km comincio a notare che tutte le auto che mi sorpassano sono targate "A", Austria. "Beh, poco male, l'Austria è proprio qui dietro", mi sono detto. Sennonché ad un certo punto mi assale il dubbio, anche perché comincio a vedere cartelli che indicano la direzione per la Svizzera: "ma come, non sono già in Svizzera? Si vede che agli Svizzeri gli piace ribadire che siamo in Svizzera...". Però ci ho pensato di aver preso la direzione sbagliata.  ma di essere addirittura già in Austria, proprio non me lo immaginavo. Esco dall'autostrada e cerco di chiedere a qualcuno, ma per la strada ormai non c'è più nessuno. Fermo un tizio, l'unico che abbia trovato, è jugoslavo e perciò un po' ci capiamo, ma in realtà è ubriaco e non mi sa indicare la via per Lugano. Io però stupido non gli faccio la domanda fondamentale: "ma sono in Austria o in Svizzera?", perché fino a quel punto i miei dubbi non erano ancora arrivati. Finché non trovo un locale  turco di "kebap" chiuso ma con l'interno illuminato. Sbircio i prezzi e sono in Euro. "Minchia, ma allora sono proprio in Austria!!!".
Inverto la rotta e riprendo l'autostrada in direzione contraria finché non trovo uno di quei cartelli che indicavano la Svizzera (ecco perché!) e prendo quella direzione, lascio l'autostrada e mi trovo subito alla frontiera, posizionata al limite di un paesino. Gli Svizzeri mi chiedono il passaporto e poi mi minacciano: "Se lei deve prendere l'autostrada, deve pagare la tassa", già lo sapevo. Bene, paghiamo la tassa. Sennonché il bancomat non ne vuole sapere di essere letto dalla loro macchina e quelli dopo il secondo tentativo fallito acidamente e con la puzza al naso mi docono: "ci dispiace, se il suo bancomat non funziona, allora niente autostrada". E che facevo? Decido di entrare ugualmente in Svizzera, sovrapasso un cavalcavia dell'autostrada e vedendola così bella e libera, non ho resistito alla tentazione di imboccarla: "tanto non c'è casello, come possono sapere che non ho pagato la tassa?". E poi erano ormai le 23, dovevo arrivare a Milano.
Dopo un po' ricomincia a piovere. Non solo, dopo ancora un po' una deviazione dell'autostrada mi spara su una stradina di montagna preceduto da un furgone targato "LT", Lituania. All'interno la luce era accesa, 2 uomini davanti e 3 ragazze dietro (!?!?). Ma non sottilizzo, sono sempre un apripista degno in quelle condizioni. Solo che a un certo punto, un minuscolo cartello indica la deviazione per risalire in autostrada. Il furgone non lo vede e tira dritto, io per un attimo ho un'esitazione, ma poi mi dico: "l'autostrada!". Imbocco la deviazione e vedo che sale fino a un cancello, aperto, d'accordo, ma pur sempre un cancello che mi pareva l'entrata di un cantiere, magari per il parcheggio degli automezzi per la manutenzione dell'autostrada. Esito: "e se poi mi perdo il furgone dei Lituani?". Ma poi mi convinco: il cartello parlava chiaro. Continuo, supero il cantiere e infatti mi ritrovo in autostrada (!?? Sì ma i Lituani? Chissà, saranno ancora lì adesso dispersi tra le montagne svizzere a cercare di rientrare in autostrada). Ora ci sono solo io in autostrada e sono quasi le 24. Dopo un po', altra deviazione e di nuovo sparato su una stradina di montagna, solo che questa volta sono da solo, senza i Lituani. Era davvero incredibile!! Non c'erano luci, il posto abitato più vicino stava a chilometri di distanza, a destra e sinistra solo boschi e la stradina che continua a salire: e io avrei dovuto pagare pure una tassa per vivermi questo incubo?? Faccio addirittura un pensiero lucido in mezzo al freddo, alla pioggia e alla nebbia: "ma in Svizzera è stato avviato il programma di ripopolamento degli orsi? No perché nel caso la probabilità di ritrovarmene uno in mezzo alla strada è altissima a quest'ora. E se capita, che faccio? Non ho nemmeno lo spazio per fare inversione a U". E infatti, dietro a una curva, appollaiata sul "guard-rail", improvvisamente una civetta enorme, che investita dal fascio di luce della motocicletta, spaventata, comincia a svolazzare all'impazzata e mi viene a colpire sul casco. Tengo l'equilibrio, supero la botta e mi chiedo: "ma dove cazzo sono capitato?? Che altro può succedere a questo punto?". Dopo un po' ritrovo l'autostrada. Solo che comincia a salire, salire, salire. La temperatura si abbassa sempre di più, fa un freddo cane. E' l'1 di notte, la nebbia è fitta, i cartelli consigliano le catene (su una moto!?!?), mi avvicino al Passo del San Bernardino: 2065 metri!!! Non so se non consultare le mappe (l'altimetria soprattutto) alla fine sia un bene oppure no, perché se avessi notato questo dettaglio a Dresda, dopo la sosta forzata per il guasto alla moto, probabilmente non mi sarei avventurato a passare le Alpi di notte. Ma qualche volta è meglio non sapere cosa ci aspetta, altrimenti non partiremmo mai. E' stata proprio la traversata delle Alpi di Annibale!!
Non importa, dunque, raggiungo il passo e poi la strada comincia a scendere vertiginosamente. Sono stanco, però il cartello dice "150 km" a Milano. Non posso mollare adesso. Scendo in pianura, Lugano e finalmente Chiasso. Non posso proseguire in autostrada, perché al confine gli Svizzeri si accorgerebbero che sono senza bollo della tassa. Esco a Chiasso, passo il confine cittadino con Como, riprendo l'autostrada e faccio rotta verso Milano. Arrivo sfinito alle 4 del mattino (18 ore dopo la mia partenza da Dresda).
Perché questa storia acquista un senso adesso. Perché devo confessare che sotto la pioggia prima delle Alpi, ho fatto questo pensiero lucido: "lo sai che i mesi che ti aspettano davanti saranno tosti, pieni di imprevisti, di insidie? Non puoi dare da subito una prova mediocre di te. Prendi il tuo coraggio e buttalo in mezzo alla strada. Questa non è altro che una metafora di Istanbul". Ci penso adesso e trovo inevitabilmente tante analogie. Quante volte ho pensato durante quel viaggio che non avrei mai raggiunto Milano? Tante. E la moto che si ferma all'improvviso. Non è una metafora che certe cose è stato un bene che si siano fermate, inceppate proprio adesso, quando forse adesso un rimedio si trova e se invece fossero proseguite si sarebbero compromesse definitivamente? E la strada sbagliata in Austria. Non è forse un segno che al momento opportuno è il caso di accorgersi e ammettere di aver sbagliato strada e tornare indietro? Quante volte mi sono ripetuto durante il viaggio che se avessi saputo che avrei incontrato tutti quegli imprevisti e quelle avversità non mi sarei azzardato? Tante. Eppure ogni volta che lo pensavo era già troppo tardi per fermarsi o per tornare indietro. Quante volte gli scenari sono cambiati in peggio? Quante volte proprio quando ho pensato di essermi lasciato il peggio alle spalle è successo qualcosa che mi ha fatto dubitare di nuovo? Quante volte ho sentito una voce che mi diceva: "lascia stare, non ce la fai...". Eppure più andavo avanti e più mi dicevo che era una follia fermarsi.
Certezza di arrivare in fondo a questo cammino non ce l'ho. Tanto meno di arrivare in fondo a questo cammino esattamente con tutte quelle gioie con le quali ero partito. Ma una certezza ce l'ho: butterò anche questa volta il mio cuore in mezzo alla strada, davanti a me, e cercherò di seguirlo. 

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