La teoria dell'Uno e degli Zeri

 
 
NUMMERI 
- Conterò poco, è vero: 
- diceva l'Uno ar Zero - 
ma tu che vali? Gnente: propio gnente.
Sia ne l'azzione come ner pensiero
rimani un coso voto e inconcrudente.
lo, invece, se me metto a capofila
de cinque zeri tale e quale a te, 
lo sai quanto divento? Centomila. 
È questione de nummeri. A un dipresso
è quello che succede ar dittatore 
che cresce de potenza e de valore 
più so' li zeri che je vanno appresso. 
 
1944, Trilussa (Carlo Alberto Salustri, 1871-1950)

 

Questa famosa poesia di Trilussa è quanto mai attuale, per via dei tanti dittatorelli che si impongono sulla scena internazionale degli ultimi anni. A dire il vero ha poco senso pure minimizzarli, perché quanto a tragedie umanitarie sono già in qualche modo memorabili e qualche altra sciagura forse peggiore ancora ci aspetta.
Tuttavia il dittatore non è necessariamente soltanto il capo autoritario di uno Stato e la dittatura non è necessariamente soltanto una forma di governo, la possiamo intendere anche come fenomeno comportamentale che regola le relazioni sociali tra individui. Purché ci siano degli Zeri, insomma, pronti a mettersi appresso a un Uno qualsiasi.
Una mano generosa nello sviluppare questo tipo di relazioni ce la danno, negli ultimi anni, i cosiddetti „social networks". Questa è la sensazione ogniqualvolta mi trovo di fronte alla dinamica del „mi piace". Mi sento come uno degli Zeri che si mette in fila appresso all‘Uno. Per questo utilizzo questo strumento, da par mio, il minimo indispensabile. Certo, mi si dice che ha anche un‘altra funzione. Come una pisciatina territoriale. Significa che sono passato di lì, ho visto, ho apprezzato e ho lasciato un segno del mio passaggio. Spiegazione che invece di convincermi il più delle volte mi scoraggia definitivamente. Non mi piace lasciare tracce del mio passaggio, non ho mai inciso un tronco e non ho mai imbrattato un muro (ma questa pratica non la condanno). Se ho qualcosa da dire, finché si può, preferisco dirla apertamente.
Tuttavia che la pratica del „mi piace" sia quanto mai simile alla storia dell‘Uno e degli Zeri lo si riscontra nell‘orgoglio suscitato in animo all‘Uno, ossia l‘autore del messaggio e del video o della foto. Così come lo si riscontra anche nella speciale soddisfazione degli Zeri di figurare appresso a quell‘Uno. „Sii il primo dei tuoi amici" è un richiamo irresistibile per i più. 
Ormai siamo entrati nella civiltà del „mi piace", il prossimo secolo di comunicazione ce lo giocheremo probabilmente sotto alla dittatura del „mi piace". Dittatura che produce altre piccole e grandi dittature. Guardate l‘Uno come si atteggia quanto più sono i „mi piace" che gli vanno appresso. Oramai le tecniche le conoscono tutti gli aspiranti Uno: martellamento continuo e senza pausa, messaggi accattivanti e aggressivi, unicità della comunicazione, „target" ecc... E‘ quasi una professione a sé e non c‘è ormai professione, dal Primo Ministro al panettiere, che ormai ne possa fare a meno.
E più i „mi piace" si accalcano, più l‘Uno acquista autorità, credibilità, fascino, infallibilità. Praticamente la scena di Mussolini che si affaccia dal balcone di Piazza Venezia a Roma. Le dinamiche sono le stesse. No, ma si può pure sempre scrivere un commento negativo, dirà qualcuno. Sì, esatto, si può. Ma non sto facendo un paragone tra Facebook e la dittatura fascista in Italia (ci stiamo avvicinando ma manca ancora un po‘), quanto piuttosto tra gli Italiani gongolanti in piazza e i milioni di „mi piace" che si mettono diligentemente in fila ogni santo giorno dietro alle cagate postate in rete.
La rete non è una brutta cosa. Qui siamo, io che scrivo e tu che leggi. E‘ un luogo, uno strumento. Solo che i luoghi e gli strumenti funzionano come noi vogliamo che funzionino. E Facebook-Youtube-Twitter e fratelli minori sono i profeti della filosofia del „mi piace", una filosofia diffusa da compagnie quotate in borsa e ispirate da una visione egemonica e colonizzatrice del mondo.
Una filosofia che mallea le nostre menti e le forma come perfetti Zeri in crisi di astinenza in cerca disperata di un Uno cui andare appresso.
Quanti esempi mi passano per la testa. Ma non li farò, a voi il compito di trovarne. Ma un esempio sarei proprio tentato di farlo. Non farò il nome tuttavia, per non discriminare tutti gli altri che avrebbero altrettanto diritto di essere citati. E‘ un blogger-scrittore-documentarista-attore italiano, una mitraglia da diversi post al giorno, con tanto di „V" certificata da Facebook come „figura pubblica", che arde di quel che fa al punto da scrivere sotto al suo profilo: „metti mi piace facciamo crescere una comunità già cazzutissima". Per me è il prototipo dell‘Uno facciabucchiano o internettiano come volete, epifania limpida del fenomeno che Trilussa spiegava più sopra.
Profilo da giovane intellettuale impegnato, si cimenta con temi quali l‘immigrazione, il neo-fascismo, la politica corrotta. Insomma, è cazzuto. E me lo ritrovo postato un po‘ da tutti i miei contatti italiani ultimamente. Eppure TV non ne fa che io sappia. O forse mi sbaglio.
Io qualcuno dei suoi interventi l‘ho letto. Tolte le parolacce e gli insulti ci trovo sempre molta confusione e aria fritta. Tolto il „cazzutismo", forma letteraria che non mi ha mai ammaliato, mi rimane ben poco. Sì, gli insulti sono sempre ben indirizzati. Ne fanno le spese razzisti, fascisti, omofobi e simili. Ma dopo l‘insulto che ci rimane? La mazza da baseball, immagino. Che alluda a questa quando dice: „le cose belle succedono fuori da internet"?
Ad ogni modo così è: ti arriva con i suoi 130mila e rotti „mi piace", 2-3 volte al giorno, insultando a destra e a manca, postando immagini forti („cazzute"), senza uno straccio di analisi e di auto-analisi su quel che scrive e la patologia si diffonde, altre vagonate di „mi piace" si accodano.
Forse vale la pena far notare come questa filosofia del „mi piace" è la morte dello Spirito Critico. Anche perché a rinforzo arrivano gli algoritmi del Facciabucco che ti ripropone cose che lui prevede piacciano all‘utente. Per cui si innesta un circolo vizioso per cui l‘utente clicca compulsivamente „mi piace" come ricerca spasmodica dell‘Uno cui mettersi appresso. Fa comunità certo, fa identità, fa narrazione e poi fa soprattutto affiliazione, militanza, dittatura. Sì, esiste la possibilità di commentare, addirittura di dissentire (finché non si è rimossi), in alcuni casi anche di argomentare. Fantastico, tutto ciò non scalfisce il processo, alla legge del „mi piace" non si sfugge, i greggi sono molti, prima o poi ce n‘è uno anche per te, su misura per te. 
Cosicché la gente si polarizza, si convince di ció che pensa, richiede sempre più conferme, va a caccia di cose sotto cui cliccare „mi piace" e non si accorge che come lui tutti gli altri internauti stanno facendo altrettanto. E internet, da mezzo democratico, diventa strumento di polarizzazione sociale né piú né meno come un tempo faceva la televisione, anzi molto più potente perché senza censura. Seguendo ormai da anni la vicenda del conflitto siriano mi sono convinto che i „social networks", più che strumento nelle mani degli attivisti, sia uno strumento nelle mani di qualcun altro che ci incasella dietro a 2-3 Uno e ci paralizza, ci estremizza, ci divide, ci controlla. Quelli che supportano Assad pubblicano notizie, quelli che supportano i "ribelli" pubblicano notizie opposte e così tutti sono felici di aver ragione. Come nelle edicole del Kosovo nel 1998, i giornali in lingua albanese pubblicavano cose raccontate in maniera opposta sui giornali in lingua serba. Ma nel caso nostro ci si ignora e divide anche quando si parla la stessa lingua! E il cambiamento non arriva, perché esiste la funzione „mi piace" ma non la funzione „spiegami ciò che intendi".
Io non so se Facebook ha creato l‘Uno o se gli Uno erano già a piede libero e in Facebook hanno trovato solo il loro habitat naturale, però c‘é senz‘altro una corrispondenza d‘amorosi sensi. Me lo ha reso chiaro quell‘Uno di cui raccontavo prima, quando dopo essersi strizzato tutti i suoi neuroni in testa ha partorito un „fascisti tornate nelle fogne" (e giù valanghe di „mi piace"). Ma dove stanno queste fogne io non l‘ho ancora capito. Forse chiedo qualcosa che il „mi piace" non consente, infatti non mi ha risposto. 
Non mi piace essere uno Zero appresso a un Uno né tantomeno essere un Uno con Zeri appresso. Ho sempre trattato con diffidenza tutti coloro che mi hanno fatto complimenti, sin da bambino. E ho un certo talento nello stroncare sul nascere le intenzioni di chiunque abbia in testa di diventare un mio „fan". Molti dei miei lavori sono stati visti e copiati un po‘ da chiunque, il più delle volte in clandestinità, ma l‘Uno con Zeri appresso non l‘ho mai fatto. La libertà e il piacere di critica e controcritica non me li sono mai negati nè li ho mai negati a nessuno. E ciò che ho detto l'ho detto sempre libero dalle leggi del conformismo, della „comunicazione"  e del mercato. A un „bravo" ho sempre preferito un „sì peró" che mi abbia fatto crescere e imparare qualcosa.
Perciò, se davvero mi volete bene, non cliccate „mi piace" qua sotto. Scrivetemi un messaggio (anche privato) e piuttosto mandatemi a cagare.
 

 

 

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