La quinta "W" --- 20 settembre 2007 - MILANO

Eccoci qua a festeggiare, per così dire, un mese di vita di kapdkjumb.it. Il collaudo, sempre per così dire, non è ancora del tutto terminato. Alcuni dei settori devono essere riempiti di materiale, specialmente quello chiamato "musica". Altri contengono già del materiale, chi più chi meno, ma anche in questi casi da completare. Conto di riempire al più presto il sito di altre cose, per quanto tutto rimarrà sempre un po' dinamico e aperto a novità.
Vorrei raccontare un episodio che mi è capitato ieri. Stavo passeggiando per il piazzale antistante la stazione centrale di Milano. Ero al telefono con mia madre. Ad un certo punto con la coda dell'occhio avverto una presenza alle mie spalle. Mi giro e trovo un ragazzino rom di forse 10 anni che cammina esattamente con il mio passo ad una distanza da me non normale: 30-40 cm. Mi giro del tutto e constato che poco più dietro di lui c'è un altro ragazzo rom, questa volta forse di 14-15 anni. Realizzo subito cosa sta succedendo.
Chiudo la telefonata con mia madre e mi rivolgo con tono pacato ma severo al ragazzino più giovane che nel frattempo si è fermato come me: "Cosa stai facendo? Non ti permettere!". Lo prendo per un braccio: "Non ci provare più a fare quello che stavi per fare". L'espressione del ragazzino, subito avvicinato dal compagno più grande, era davvero strana: sollevato dalla mia reazione tutt'altro che forcaiola, ne subiva però tutta la mia severità. "Niente, cosa vuoi? Non ho fatto niente". "Sì lo so che non hai fatto niente, ma lo stavi per fare". Al che, rivolgendomi ad entrambi a questo punto, gli ho detto quelle 4 parole in romeno che conosco. Quello più grande: "Ma sei Romeno?". "No, non sono romeno, ma conosco vostro padre. E la prossima volta che lo incontro gli racconterò quello che state facendo!". "Eh sì...", risponde quello piccolo, come a dire: "Ma che cavolo dici, figurati se conosci mio padre!". "Non ti preoccupare che io tuo padre lo conosco, intesi? E adesso tornate a casa". E me ne sono andato.
Eh, bell'idea: tornate a casa... Quale casa? Certo che non conosco loro padre. Non so neanche come mi è venuta questa frase. Però voi tutti ricorderete quando qualche mese fa alcuni pretesi telegiornali nazionali avevano trasmesso insistentemente le riprese fatte proprio qui, nel piazzale antistante la stazione centrale di Milano, in cui si vedevano giovani ragazzini rom borseggiare i passanti. Il fatto è che in quelle riprese io ho riconosciuto veramente dei ragazzini che conosco e di cui conosco anche il loro padre. Questi 2 non li conoscevo, ma saranno stati amici.
La sensazione che ho avuto: sarà stupido ma mi sono sentito orgoglioso. Subito dopo ho pensato: "Yuhu, non ce l'hanno fatta a fottermi!!". Non ho dato nessun giudizio a ciò che stavano per farmi. Per me è quasi una cosa normale. Però il piacere tutto personale di non essermi fatto fottere quello me lo riservo con grande piacere, perché questi ragazzini sono davvero tremendi!!.
Per esempio, tornando a quei pretesi servizi del telegiornale. Qual era la notizia? Ragazzini rom borseggiano davanti alla stazione centrale di Milano. Questa è la notizia? Ma che giornalisti da strapazzo! Ricordate la regola delle 5 "W", indispensabili per fare il giornalista? Who, What, When, Where, Why (Chi, Cosa, Quando, Dove, Perché). I pretesi giornalisti da strapazzo che spopolano per tutta la penisola, si dimenticano sempre l'ultima "W": Why, Perché. Perché si dimenticano sempre di chiedersi il Perché? Perché in un regime i Perché non sono ammessi, non si devono fare domande, le cose stanno così perché qualcuno l'ha deciso e la gente può solo conformarsi allo stato delle cose oppure essere considerata dissidente, traditore, spia e chi più ne ha più ne metta.
Tornando a quei pretesi servizi telegiornalistici, proviamo noi a chiederci il perché. Ricapitoliamo: Who (Chi), i ragazzini rom. What (Cosa), borseggiano. When (Quando), tutti i giorni. Where (Dove), piazzale antistante la stazione centrale di Milano. Why (Perché), perché vivono in baracche alla periferia della città, non vanno a scuola, i genitori non hanno un lavoro regolare, crescono in una situazione di degrado e di emarginazione, la città non fa nulla per garantire loro nemmeno i diritti minimi che spettano ad ogni ragazzino fino alla maggiore età per Costituzione, cioè secondo la Carta Universale dei diritti dell'uomo e la Carta Universale dei diritti del bambino qualsiasi sia la loro provenienza o estrazione.
Torniamo al Cosa: borseggiano. Non me ne stupisco, né li condanno. Non posso. Non sono capace di privarmi dell'ultima "W" e non perché mi ritenga un giornalista, ma perché spetta a ciascuno di noi non dimenticarci mai dell'ultima "W".
Anche perché se noi ce ne dimentichiamo, nella sostanza delle cose un Perché anche strisciante rimane sempre. Mi spiego. Se il preteso giornalista si disiteressa dell'ultima "W", in realtà la risposta che lui dà al Perché di un fatto è comunque insita in ciò che racconta, come da morale precostituita, cioè da morale, appunto, da regime. Infatti, al termine del preteso servizio giornalistico, qualora ci chiedessimo noi spettatori (senza aver ottenuto dal giornalista una risposta sul Perché, privati del nostro diritto a essere informati sulle 5 "W", perché l'informazione è un diritto!), l'unica risposta che da soli ci possiamo dare è: "perché è così che vanno le cose", che equivale a dire: "perché quel ragazzino è rom", che equivale a dire: "perché noi siamo razzisti e i rom ci fanno schifo".
Sono convinto che il razzismo dipenda da questo cosa, ossia dalla scelta di ciascuno di noi di sforzarsi o non sforzarsi a dare una risposta alla quinta "W". Certo è più facile non porsi domande, questo i telegiornali di regime lo sanno bene. E' per questo che la società italiana è una società dove il razzismo è ormai una prassi legittimata, spesso addirittura premiata.

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