Anche questi giorni di mobilitazione romani sono passati, tra poco il treno riparte per Milano, ultima (probabilmente) tappa italiana prima della partenza per il trasferimento a Istanbul.
Epicentro della protesta contro il decreto "Gelmini", in questi ultimi 2 giorni qui a Roma se ne sono viste di tutti i colori. Tornerò nei prossimi giorni di nuovo sulla questione, perché molte sono le riflessioni che mi hanno lasciato.
Sono arrivato in una piazza Navona l'altro ieri ormai concluso campo di battaglia, ancora le sedie rotte e detriti di qualsiasi cosa a terra. Ho rivisto poi, credo come tutti noi, le immagini in rete dell'aggressione fascista al "sit-in" degli studenti.
Mentre ieri di buona mattina, in compagnia di Vito che mi ha ospitato a Porta Portese dove già ho abitato alcuni anni fa, abbiamo raggiunto la stazione Termini e piazza della Repubblica. Sul treno ho scambiato qualche parola con Marcel, uno studente francese che il giorno prima si trovava a piazza Navona al momento dell'aggressione: <<Ma c'erano gli studenti e c'erano anche i fascisti, dans la meme place, nella stessa piazza: c'est pas posible, non è possibile! Chiaro che poi quelli provocano, perché sono lì apposta, c'est clair! Non bisogna farli entrare nella stessa manifestazione!>>. Eh, ecco perché non si può prescindere dalla definizione "anti-fascisti" e "anti-razzisti", non solo per una questione ideologica (già sufficiente), ma anche perché ci si può giurare che la loro partecipazione non è sincera ma verosimilmente pilotata al soldo del potere. Squadristi vili e mercenari, ce ne hanno dato un saggio esemplare l'altro giorno.
Da piazza della Repubblica ieri poi ci siamo fatto tutto il percorso fino a piazza del Popolo, lungo il corteo dei sindacati. Quando siamo partiti c'era moltissima gente ancora ferma. Quando siamo arrivati c'era moltissima gente già arrivata. Ma poi ci siamo staccati e a piazza Venezia ci siamo uniti al corteo degli universitari, una marea di gente! Fino al ministero dell'Istruzione. Non so quanti fossimo, tutto viale Trastevere era stracolmo fino all'orizzonte. Il palazzo del ministero è stato quindi circondato, a presidiarlo forse una 50 di poliziotti. Il furgoncino del "sound-system" si è posizionato davanti e ha cominciato a diffondere gli interventi di diversi studenti, non solo degli atenei romani, ma anche da altre città d'Italia. Gli slogan: "non paghiamo la vostra crisi", "se bloccano l'università blocchiamo la città", "beata ignoranza", "se il futuro è l'ignoranza, voi state già avanti".
Per dirla tutta, ad un certo punto con una piccola spinta ma decisa si sarebbe potuto anche entrare nel ministero. Quei 50 poliziotti contro quella fiumana di gente non avrebbero potuto fare molto. Fatte le dovute proporzioni mi hanno ricordato le immagini dell'assalto al parlamento serbo a Belgrado il 5 ottobre 2000, in seguito al quale Milosevic si dimise. Solo che ieri ci si è limitati ai cori e agli interventi, quindi il corteo è proseguito fino alla Sapienza paralizzando lungo il tragitto tutta la città di Roma.
Il coreto, il lungo serpentone è durato dalle 9 del mattino fino alle 4 del pomeriggio. Verso le 3, c'è stata una sosta per rimettere benzina al furgoncino. E' in questo momento che ho scambiato 2 parole con una studentessa ventenne di Ingegneria: <<Da noi c'è stato il blocco delle lezioni, perché c'è molta unità di pensiero, dal preside al corpo docenti a noi studenti. Non ero in piazza Navona al momento dell'aggressione, ma quando ho telefonato a casa è stato interessante. Io provengo da un piccolo paesino sperduto dell'Abruzzo. Al telefono mio nonno mi ha detto che sono sempre quelli di sinistra a fare i violenti. Lui è sempre stato democristiano. Vagli a spiegare che per tutto il corteo quelli di destra hanno cercato la provocazione e che sono stati i fascisti ad aggredire noi studenti con le spranghe. Questo è quello che ha raccontato la televisione e lui non ha potuto che crederci. I miei genitori sono invece equidistanti, non mi dicono di non protestare, ma solo di stare attenta. Noi invece siamo un'altra generazione. Tu perché sei qui a manifestare?>>. Trovo che sia bello e una cosa rara che qualcuno ti chieda perché sei in piazza a manifestare. Il motivo dovrebbe essere lo stesso, ma non la reputo per niente una domanda scontata. <<Sono partito qualche giorno fa da Bari e già lì c'erano manifestazioni e fermento. Poi sono stato a Napoli e lì la situazione era molto più calda. Qui a Roma, tra ieri e oggi, stanno succedendo cose che non si vedevano da anni. Manifesto che l'istruzione, la ricerca è il cuore pulsante di una società. Non sono più studente, ma questa lotta mi riguarda. Anzi riguarda direttamente ogni cittadino e in quanto tale sono qui>>. <<Anch'io sento qualcosa di diverso qui in corteo. Questo è il senso della vita, altro che la De Filippi! Qui per la prima volta ho trovato un senso superiore delle cose, lottare per qualcosa che ci unisce tutti>>. <<Mi raccomando, resisti, perché sono le persone come te quelle che fanno più paura>>. <<Ma mi hai visto, sono magrolina e non riuscirei mai a fare male a nessuno>>. <<Non è questa la pericolosità a cui mi riferisco!! La tua pericolosità è quella di una persona che si è svincolata dalla "famiglia" e ha trovato una sua dimensione pubblica e collettiva dopo aver cominciato a pensare con la sua testa. Tu sei davvero una persona pericolosa per questo fascismo, per questo regime, e sei proprio te che cercheranno di scoraggiare perché te ne resti a casa. Io tra 10 giorni espatrio, vado in Turchia, ma tu non aver paura, resisti qui anche per me!!!>>.
Un'ora più tardi, dopo una scrosciata d'acqua, all'altezza della stazione Termini, ho abbandonato il corteo diretto alla Sapienza e ho ripreso la mia strada che porta altrove, ma con la gioia di essere orgoglioso di questi ragazzi che hanno dato una scossa alla dignità di questo amaro Paese. Siete bellissimi!!!
Epicentro della protesta contro il decreto "Gelmini", in questi ultimi 2 giorni qui a Roma se ne sono viste di tutti i colori. Tornerò nei prossimi giorni di nuovo sulla questione, perché molte sono le riflessioni che mi hanno lasciato.
Sono arrivato in una piazza Navona l'altro ieri ormai concluso campo di battaglia, ancora le sedie rotte e detriti di qualsiasi cosa a terra. Ho rivisto poi, credo come tutti noi, le immagini in rete dell'aggressione fascista al "sit-in" degli studenti.
Mentre ieri di buona mattina, in compagnia di Vito che mi ha ospitato a Porta Portese dove già ho abitato alcuni anni fa, abbiamo raggiunto la stazione Termini e piazza della Repubblica. Sul treno ho scambiato qualche parola con Marcel, uno studente francese che il giorno prima si trovava a piazza Navona al momento dell'aggressione: <<Ma c'erano gli studenti e c'erano anche i fascisti, dans la meme place, nella stessa piazza: c'est pas posible, non è possibile! Chiaro che poi quelli provocano, perché sono lì apposta, c'est clair! Non bisogna farli entrare nella stessa manifestazione!>>. Eh, ecco perché non si può prescindere dalla definizione "anti-fascisti" e "anti-razzisti", non solo per una questione ideologica (già sufficiente), ma anche perché ci si può giurare che la loro partecipazione non è sincera ma verosimilmente pilotata al soldo del potere. Squadristi vili e mercenari, ce ne hanno dato un saggio esemplare l'altro giorno.
Da piazza della Repubblica ieri poi ci siamo fatto tutto il percorso fino a piazza del Popolo, lungo il corteo dei sindacati. Quando siamo partiti c'era moltissima gente ancora ferma. Quando siamo arrivati c'era moltissima gente già arrivata. Ma poi ci siamo staccati e a piazza Venezia ci siamo uniti al corteo degli universitari, una marea di gente! Fino al ministero dell'Istruzione. Non so quanti fossimo, tutto viale Trastevere era stracolmo fino all'orizzonte. Il palazzo del ministero è stato quindi circondato, a presidiarlo forse una 50 di poliziotti. Il furgoncino del "sound-system" si è posizionato davanti e ha cominciato a diffondere gli interventi di diversi studenti, non solo degli atenei romani, ma anche da altre città d'Italia. Gli slogan: "non paghiamo la vostra crisi", "se bloccano l'università blocchiamo la città", "beata ignoranza", "se il futuro è l'ignoranza, voi state già avanti".
Per dirla tutta, ad un certo punto con una piccola spinta ma decisa si sarebbe potuto anche entrare nel ministero. Quei 50 poliziotti contro quella fiumana di gente non avrebbero potuto fare molto. Fatte le dovute proporzioni mi hanno ricordato le immagini dell'assalto al parlamento serbo a Belgrado il 5 ottobre 2000, in seguito al quale Milosevic si dimise. Solo che ieri ci si è limitati ai cori e agli interventi, quindi il corteo è proseguito fino alla Sapienza paralizzando lungo il tragitto tutta la città di Roma.
Il coreto, il lungo serpentone è durato dalle 9 del mattino fino alle 4 del pomeriggio. Verso le 3, c'è stata una sosta per rimettere benzina al furgoncino. E' in questo momento che ho scambiato 2 parole con una studentessa ventenne di Ingegneria: <<Da noi c'è stato il blocco delle lezioni, perché c'è molta unità di pensiero, dal preside al corpo docenti a noi studenti. Non ero in piazza Navona al momento dell'aggressione, ma quando ho telefonato a casa è stato interessante. Io provengo da un piccolo paesino sperduto dell'Abruzzo. Al telefono mio nonno mi ha detto che sono sempre quelli di sinistra a fare i violenti. Lui è sempre stato democristiano. Vagli a spiegare che per tutto il corteo quelli di destra hanno cercato la provocazione e che sono stati i fascisti ad aggredire noi studenti con le spranghe. Questo è quello che ha raccontato la televisione e lui non ha potuto che crederci. I miei genitori sono invece equidistanti, non mi dicono di non protestare, ma solo di stare attenta. Noi invece siamo un'altra generazione. Tu perché sei qui a manifestare?>>. Trovo che sia bello e una cosa rara che qualcuno ti chieda perché sei in piazza a manifestare. Il motivo dovrebbe essere lo stesso, ma non la reputo per niente una domanda scontata. <<Sono partito qualche giorno fa da Bari e già lì c'erano manifestazioni e fermento. Poi sono stato a Napoli e lì la situazione era molto più calda. Qui a Roma, tra ieri e oggi, stanno succedendo cose che non si vedevano da anni. Manifesto che l'istruzione, la ricerca è il cuore pulsante di una società. Non sono più studente, ma questa lotta mi riguarda. Anzi riguarda direttamente ogni cittadino e in quanto tale sono qui>>. <<Anch'io sento qualcosa di diverso qui in corteo. Questo è il senso della vita, altro che la De Filippi! Qui per la prima volta ho trovato un senso superiore delle cose, lottare per qualcosa che ci unisce tutti>>. <<Mi raccomando, resisti, perché sono le persone come te quelle che fanno più paura>>. <<Ma mi hai visto, sono magrolina e non riuscirei mai a fare male a nessuno>>. <<Non è questa la pericolosità a cui mi riferisco!! La tua pericolosità è quella di una persona che si è svincolata dalla "famiglia" e ha trovato una sua dimensione pubblica e collettiva dopo aver cominciato a pensare con la sua testa. Tu sei davvero una persona pericolosa per questo fascismo, per questo regime, e sei proprio te che cercheranno di scoraggiare perché te ne resti a casa. Io tra 10 giorni espatrio, vado in Turchia, ma tu non aver paura, resisti qui anche per me!!!>>.
Un'ora più tardi, dopo una scrosciata d'acqua, all'altezza della stazione Termini, ho abbandonato il corteo diretto alla Sapienza e ho ripreso la mia strada che porta altrove, ma con la gioia di essere orgoglioso di questi ragazzi che hanno dato una scossa alla dignità di questo amaro Paese. Siete bellissimi!!!