Italiani lungo l'Elba --- 30 - 08 - 2008 - DRESDA (GERMANIA)

Le giornate scorrono vie tranquille e oziose sulle sponde dell'Elba. Il viaggio ancora non è ripreso ma a quanto pare lunedì si va a Praga, che dista solo 160 km da qui. Si sta forse un paio di giorni per poi far ritorno qui, alla base. Si va per incontrare delle persone interessanti di cui nei prossimi giorni scriverò.
Intanto la città di Dresda, la sua vita notturna e culturale, sta riprendendo dopo la pausa estiva. Anche per questo mi sto trattenendo un po' di più in città. Ieri sera c'è stata una serata molto interessante. In centro, a "Neustadt", la "città nuova", lungo Rudolf-Leonhard-Straße, un intero quartiere diventato una baldoria infernale, con palchi sparsi per le vie, "jazz-band" o "blues" o "rock" pesante. Nel quartiere ci sono ancora interi edifici pericolanti e abbandonati, come per esempio la "St. Pauli Ruine", un'ex-chiesa protestante di cui sono rimasti solo l'altare (ormai spoglio) e i muri intorno, il posto ideale dove far casino fin nel cuore della notte. E poi locali, venditori sulla strada e migliaia di persone. A volte da queste parti la gente sembra davvero riuscire nelle cose semplici ma fatte bene. Come queste nottate per strada senza comitati di quartiere che protestano, le onde verdi dei semafori che se le si becca giuste si attraversa la città intera in 10 minuti a 50km all'ora,  gli affitti bassi e ragionevoli, le piste ciclabili e anche i "Würstel" (che qui chiamano "Würstchen") vegani al tofu, per non parlare dei parchi pieni di bambini con genitori al di sotto dei 30 anni. E noi stiamo ancora a discutere se Berlusconi debba essere processato o no (!?!), come se fosse una cosa da discutere.
Ma una cosa che mi ha colpito in particolare è il rapporto dei "Dresdner" (gli abitanti di Dresda) e più in generale dei Sassoni con il fiume Elba. Pare che fino a qualche anno fa fosse inquinato in seguito a decenni di sversamenti delle industrie socialiste, ma ora è divenuto quasi il simbolo di una "libertà" ritrovata, di una gente che si esprime in maniera semplice ma essenziale, come nel suo rapporto con il fiume. Ci sono dei battelli che lo percorrono e una volta entrati nella "Sächsische Schweiz" (la cosiddetta "Svizzera sassone", per via delle sue tipiche montagne fatte di arenaria, il materiale con cui sono stati costruiti i principali monumenti di Dresda), nel parco naturale, non ci sono più ponti, al loro posto ci  sono delle chiatte che lo attraversano avanti e indietro trasportando le persone e qualche volta anche le automobili.
Questo di seguito invece è un dipinto del 1748  di Bernardo Bellotto (1721-1780) detto il "Canaletto". dal titolo: "Ansicht von Dresden vom linken Elbufer", ossia "Veduta di Dresda dalla sponda sinistra dell'Elba". Si vedono le impalcature sulla chiesa Hofkirche realizzata tra il 1739 e il 1755 da Gaetano Chiaveri (1689-1770), tutti artisti italiani pressoché sconosciuti in patria che hanno fatto fortuna da queste parti esportando il Roccocò alla corte di Federico Augusto II (1696-1763) detto "il Forte". In quegli anni un'intera comunità di artisti italiani soggiornava stabilmente a Dresda in un edificio prossimo alla Hofkirche, in riva all'Elba, che è tuttora qui chiamato "Italienisches Dörfchen", "il villaggio degli Italiani".
Senza dimenticare Tomaso Albinoni (1671-1751), che nonostante non risulti sia mai passato da queste parti, ha fatalmente legato la sua storia a questa città. La leggenda narra che all'indomani dei bombardamenti alleati che distrussero la città (la Hofkirche come tutti i principali monumenti di Dresda sono stati ricostruiti tali e quali nel dopoguerra), Remo Giazotto, musicologo milanese, si trovasse in città e frugando tra le rovine della Libreria di Stato di Dresda (l'unico posto al mondo dove si conservavano gli spartiti delle opere di Albinoni) si imbattè in uno spartito (o meglio in frammenti dello spartito), "l'Adagio in sol minore", più famoso come "l'Adagio di Albinoni" (ASCOLTA QUI) attribuendolo al celebre maestro. In realtà questo episodio a distanza di anni pare lasciare qualche dubbio e qualche mistero, se si considera anche il fatto che è forse l'unica opera rimasta del maestro e che i frammenti comunque non ricostruivano l'intero spartito ma solo delle parti che poi sono state "ricomposte".
Qui di seguito invece alcune fotografie scattate in questi giorni lungo l'Elba.

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