Avverto in giro una sorta di "irritabilità nazionalista", non saprei come definirla altrimenti. Il primo pensiero va al dibattito scatenato intorno alla scelta della Fiera del Libro di Torino di dedicare l'edizione di quest'anno allo Stato di Israele. Siccome la Fiera si terrà in maggio, immagino da qui ad allora che sarà un susseguirsi di dichiarazioni, minacciose e allarmiste, in un crescendo delirante, magari per arrivare a un ritiro strategico di Israele a pochi giorni dalla fiera in modo in un colpo solo da incassare la solidarietà preventiva e risparmiarsi il rischio di una contestazione: il metodo inaugurato da Ratzinger in riferimento all'invito declinato all'ultimo a partecipare all'inaugurazione dell'anno accademico all'università La Sapienza.
Per il momento mi sto annotando quelli che sono gli interventi più interessanti, giorno per giorno, prima o poi ne farò un riassunto. Per ora segnalo una interessante trasmissione radiofonica dal titolo "Scirocco" che nell'ultima puntata si è occupata dell'argomento, si può ascoltare qui.
Ma anche il nostro nazionalismo non è da meno. Ieri si è celebrata la giornata in memoria delle vittime delle Foibe. Tema quanto mai delicato. Tragedia storica consumata intorno alla fine della Seconda Guerra Mondiale sugli attuali confini tra Italia, Slovenia e Croazia, nonché in Istria, le commissioni storiche di questi ultimi anni hanno stabilito che in queste cavità carsiche vennero gettati e uccisi alcune migliaia di Italiani (ma non solo, a essere infoibati furono anche dissidenti jugoslavi). Questa tragedia, per ragioni di opportunismo diplomatico o politico, venne perlopiù ignorata per decenni fino a diventare negli ultimi anni terreno di aspro dibattito politico. A scanso di equivoci, il Presidente della Repubblica Italiana, Giorgio Napolitano, per il secondo anno ha martellato sulla vicenda, calcando la mano e mandando strani messaggi in codice al suo omologo croato Stipe Mešić. Dal momento che per lui è importante accreditarsi come il Presidente "di tutti" e visto che nei prossimi mesi lo stress presidenziale sarà quanto mai elevato, Napolitano ha forse deciso di mettere un po' di fieno in cascina, come si dice, tanto i morti non parlano più, sono cose lontane, e farne propaganda ci vuole un attimo.
Quanto successe nelle zone miste italo-jugoslave a cavallo della fine della Seconda Guerra Mondiale è stata sicuramente una tragedia, una pagina triste e buia della storia di entrambi i popoli. E' imbarazzante quanto quella che vogliamo chiamare coscienza nazionale italiana non abbia mai trovato il coraggio e l'occasione per affrontare tale pagina alla luce del sole. Ragioni di opportunismo, può darsi, ma non giustificano quella che Napolitano ha definito "la congiura del silenzio". Sì, però, un appunto, signor Presidente. Non mi risulta che lo Stato italiano abbia ancora riconosicuto alcun indennizzo, non solo ai parenti delle vittime gettate nelle Foibe, ma nemmeno ai 300mila esuli italiani dalla Dalmazia e dall'Istria. Nei decenni scorsi c'era la "congiura del silenzio", oggi sono passati più di 60 anni, ma mi parrebbe appena dignitoso che prima lo Stato italiano indennizzi la popolazione italiana profuga (e anche i familiari che ormai sono diventati nipoti e pronipoti di quelle vittime) e poi magari si può anche provare ad intavolare un dibattito storico. Questa condizione preliminare non si dà, perciò non posso che liquidare come propaganda le parole del Presidente.
Mi mancano invece le parole per definire l'intervento rilasciato ieri dal vice-presidente del Consiglio, Francesco Rutelli, che ha definito "pulizia etnica" tout-court quanto avvenuto in quegli anni in quelle zone. Anche qui costa poco, la Croazia ne sa qualcosa di pulizia etnica e non è certo nella posizione favorevole per ingaggiare una rissa diplomatica con l'Italia visto il faticoso iter seguito per l'ingresso nell'Unione Europea. In ogni caso, vedremo nei prossimi giorni se ci saranno reazioni ufficiali. Il punto, però, inerisce le cause che hanno portato al fenomeno delle vittime "infoibate". Se ne è parlato convulsamente in questi ultimi anni, sotto la spinta revanscista della destra italiana, il materiale storico su cui farsi idee precise però presenta lacune.
Esiste una tesi secondo cui gli episodi di massacri di massa ad opera dei partigiani jugoslavi furono la risposta al comportamento criminale dell'occupazione nazi-fascista in Slovenia e Croazia. Ne esiste un'altra secondo cui fu il solo nazionalismo jugoslavo a perpetrare una pulizia etnica in chiave espansionista. Francamente trovo penoso angustiarsi tra questi due opposti crimini. Che, per inciso, sono probabilmente veri entrambi. Quindi, da Italiano, qual è il senso di parlare di "pulizia etnica"?
Io all'epoca dei fatti non c'ero, però mi sono trovato in un'altra situazione di grave e irreparabile conflitto etnico. La situazione in Kosovo che io ho conosciuto e vissuto tra il 1998 e il 1999, può assomigliare alla situazione creatasi allora. E, dal momento che mi figuro il clima di paura e odio che si impossessa delle persone come un'epidemia ingestibile, mi è tristemente scontato supporre che la guerra anche allora portò solo a una spirale di ingiustizie delle quali è spesso impossibile non rendersi in qualche modo complici anche involontariamente.
Kosovo, appunto. Il presidente Hashim Thaqi ha annunciato l'indipendenza unilaterale il prossimo 17 febbraio (cioé tra 6 giorni). Le autorità serbe hanno annunciato che non riconosceranno l'indipendenza, altrettanto farà la Russia. Il contingente militare italiano è presente in Kosovo dal giugno del 1999, cioé quasi 9 anni. Quando i militari italiani presero possesso delle città di Peć, Dećani, Djakovica, oltre alle macerie dovettero scansare corpi e fosse comuni. Alcune migliaia furono i civili albanesi uccisi in tutto il Kosovo. Da quando gli eserciti della KFOR (Kosovo Force) si sono stabiliti in Kosovo, in questi ultimi 9 anni, la contro-pulizia etnica albanese ha causato la morte di altrettanti civili serbi e la fuga di decine di migliaia di loro. L'esercito italiano, come gli altri, non ha saputo evitare quella tragica coda e regolamento di conti che ogni conflitto purtroppo porta con sé. A contro-ingiustizia avvenuta, complice della contro-pulizia etnica, il Governo italiano assicura oggi il sostegno alle autorità kosovare e annuncia il pronto riconoscimento del Kosovo indipendente, sancendo così un crimine su un crimine.
Signor Presidente, qual è l'insegnamento che dobbiamo trarre nella giornata dedicata alle vittime delle foibe? Ah, ecco, mi pareva...
Ma va da sé, gli Albanesi non sono Italiani, tanto meno lo sono i Serbi. Nelle pulizie etniche noi siamo sempre le vittime, mai i complici, ancor meno spesso che mai i carnefici. C'è in giro tanto nazionalismo e la gente sembra orgogliosa di instupidirsi.
<<Al momento di marciare molti non sanno
che alla loro testa marcia il nemico.
La voce che li comanda
è la voce del nemico.
E chi parla del nemico
è lui stesso il nemico>>.
Bertolt Brecht