Ritorno sulla ormai famigerata intervista rilasciata dal senatore a vita Francesco Cossiga lo scorso 23 ottobre a QN. Bersaglio principale dei cori delle manifestazioni e occupazioni degli studenti che attraversano la penisola in questi ultimi giorni. E' stata ripresa diverse volte da altrettanti commentatori e quindi potrebbe sembrare ridondante tornarne a parlare. Tuttavia mi rimangono alcune riflessioni che sento l'esigenza di puntualizzare, giusto per avere chiaro il senso di quello che stiamo facendo.
Tra affermazioni sprezzanti e auspici spietati, ci viene data la ricetta per una sana democrazia: "spegnere la fiamma prima che divampi l'incendio". In pratica la democrazia sarebbe come una piantina selvatica e spontanea minacciata dalle fiamme. Prevenire l'incendio sembrerebbe quindi condizione sufficiente perché la democrazia cresca e fiorisca. Fuor di metafora: "non dimentichiamo che le Br nacquero perché il fuoco non fu spento in tempo". Bene. E come si spegnerebbe questa fiamma che ancora non è incendio? "Lasciarli fare (gli universitari, in questo caso, ma a piacere qui il soggetto può essere: gli immigrati, gli arabi, gli anarchici e simili). Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco la città". Dopodiché? "Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quelle delle auto di polizia e carabinieri", eh, vecchia volpe...
Dunque, fatemi capire. La Democrazia si sente in pericolo. Per reprimere il pericolo non ha altra via che la violenza ("il suono delle sirene delle ambulanze"). Ma per usare la violenza ha bisogno di un forte consenso (di chi? della gente, cioé, in fin dei conti, di sé stessa). Per ottenere questo consenso (che normalmente non avrebbe) cerca di mostrare il pericolo quale non è. In sostanza mente alla gente. Cioé mente a sé stessa. Per mostrare il pericolo quale non è, infiltra "agenti provocatori pronti a tutto", pronti cioé a devastare negozi, dare fuoco alle macchine e mettere a ferro e fuoco la città (che detta così, sembra la descrizione di Genova durante il G8 nel 2001, ma sarà un caso...). Quindi la Democrazia fa del terrorismo, si avvale cioé (da infiltrata) di uno strumento di combattimento, quale il terrorismo è. Il terrorismo (che non è un'ideologia, né una setta, né una razza) infatti consiste nel scatenare terrore tra la popolazione civile come strategia per destabilizzare l'avversario. Un attimo: quindi la Democrazia fa del terrorismo a sé stessa. Però stranamente non ne ricava destabilizzazione, ma un'occasione per recuperare la stabilità in pericolo. Facendo a sé stessa atti di vandalismo e scatenenado il terrore al proprio interno ne ricava stabilità, unità, cioé si rafforza. Si rafforza in seguito a un forte trauma subito (che detta così, sembra la descrizione di quanto avvenuto negli USA intorno all'11 settembre 2001, ma sarà un caso...). Si rafforza perché, in seguito a un forte trauma subito, diviene "forte del consenso". Che significa che ad un certo momento tutte le persone incominciano a pensarla nella stessa maniera e si produce un'onda, un accumulo di energia, un ciclone, che viene poi opportunamente scagliato contro i nemici (le piccole fiamme) ma anche tutto il resto che incontra sulla sua strada. Questa è "la ricetta democratica". Quindi, se ho ben capito, il pluralismo non fa bene alla Democrazia, perché avere persone che la pensano diversamente indebolisce la Democrazia. E' come una compagnia di amici in viaggio ognuno con un'idea diversa su dove andare e lo sforzo di mettere d'accordo tutti si traduce in una paralisi. Serve qualcosa che metta tutti d'accordo rapidamente: uno spavento magari che li faccia correre improvvisamente tutti nella stessa direzione, come le pecore governate dal pastore e dai suoi cani. Quindi la sana Democrazia non è pluralista e ricorre a piccole forme di auto-lesionismo per governarsi (piccole, ma enormi per gli sventurati che ci si trovano in mezzo). In altre parole la sana Democrazia è una forma repressa di co-esistenza non pluralista (strano, perché detta così sembra la descrizione di un'altra forma di governo: la dittatura).
"Non esagero, credo veramente che il terrorismo tornerà a insanguinare le strade del nostro Paese. E non vorrei che ci si dimenticasse che le Brigate rosse non sono nate nelle fabbriche ma nelle università. E che gli slogan che usavano li avevano usati prima di loro il Movimento studentesco e la sinistra sindacale". E' quindi possibile che la Storia si ripeta? "Non è possibile, è probabile. Per questo dico: non dimentichiamo che le Br nacquero perché il fuoco non fu spento per tempo".
Dunque. Il "terrorismo tornerà a insanguinare le strade del nostro Paese"? Chissà se è un monito o una minaccia. Perché il senatore a vita dice anche che la "ricetta democratica" prescrive l'uso del terrorismo ("infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti - infiltrati - devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco la città"). Quindi come può temere che torni il terrorismo se ha appena finito di prescriverlo?
E poi: "le Br nacquero perché il fuoco non fu spento per tempo". Dunque ai suoi tempi la ricetta era quella giusta, ma non funzionò perché non venne somministrata per tempo. Cioè per prevenire il terrorismo non si somministrò per tempo il terrorismo necessario. Bene.
Però tutto ciò mi lascia legittimato a una riflessione: e se le Brigate rosse fossero il terrorismo somministrato per prevenire altro terrorismo? Eh... Ma quale altro terrorismo? Non possiamo saperlo, perché la "ricetta democratica" degli anni di piombo si rivelò la malattia stessa.
Prima c'era Piero che manifestava nelle università e aveva tali idee che al medico della Democrazia non piacevano tanto. Poi un tale Lucio, "ricetta democratica", gli è stato affinacato a sua insaputa. Piero ha pensato che Lucio era un suo amico. Mentre Piero però ancora era lì a gridare slogan, Lucio di soppiatto devastava negozi, dava fuoco alle macchine e metteva a ferro e fuoco la città. Ad un certo punto è arrivata la polizia è ha picchiato Piero, ma ha picchiato anche Giovanni. Giovanni era l'amico di Piero convinto da Lucio a devastare insieme negozi, dare fuoco alle macchine e mettere a ferro e fuoco la città. Le sirene delle ambulanze hanno sovrastato quelle delle auto di polizia e carabinieri. In quel momento Lucio si rifugiava a lavoro compiuto dietro a una camionetta della polizia, sano e salvo ma soprattutto vittorioso. La gente, quella che aveva dato "il consenso", si è sentita protetta, perché le azioni di Lucio, che però non erano le idee di Piero, sono state fermate. E però la gente non sa che così sono state fermate anche le idee di Piero. Lo sa Cossiga però, che ha capito che le idee di Piero non fanno bene alla Democrazia, perché sono diverse, sovversive, plurali, libere. Sovvertono cioé il suo ordine, la sua dittatura chiamata Democrazia.
Quindi anch'io, come Piero, che sono pluralista, non sono democratico.
Qui di seguito il testo dell'intervista QUI IN VERSIONE "PDF".
«Bisogna fermarli, anche il terrorismo partì dagli atenei»
di Andrea Cangini - Roma
Presidente Cossiga, pensa che minacciando l`uso della forza pubblica contro gli studenti Berlusconi abbia esagerato?
«Dipende, se ritiene d`essere il presidente del Consiglio di uno Stato forte, no, ha fatto benissimo. Ma poiché l`Italia è uno Stato debole, e all`opposizione non c`è il granitico Pci ma l`evanescente Pd, temo che alle parole non seguiranno i fatti e che quindi Berlusconi farà una figuraccia».
Quali fatti dovrebbero seguire? «Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand`ero ministro dell`Interno».
Ossia? «In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito…».
Gli universitari, invece? «Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città».
Dopo di che? «Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri».
Nel senso che…
«Nel senso che le forze dell`ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano».
Anche i docenti? «Soprattutto i docenti».
Presidente, il suo è un paradosso, no? «Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì. Si rende conto della gravità di quello che sta succedendo? Ci sono insegnanti che in- dottrinano i bambini e li portano in piazza: un atteggiamento criminale!».
E lei si rende conto di quel che direbbero in Europa dopo una cura del genere? «In Italia torna il fascismo», direbbero.
«Balle, questa è la ricetta democratica:
spegnere la fiamma prima che divampi l`incendio».
Quale incendio? «Non esagero, credo davvero che il terrorismo tornerà a insanguinare le strade di questo Paese. E non vorrei che ci si dimenticasse che le Brigate rosse non sono nate nelle fabbriche ma nelle università.
E che gli slogan che usavano li avevano usati prima di loro il Movimento studentesco e la sinistra sindacale».
E` dunque possibile che la storia si ripeta? «Non è possibile, è probabile.
Per questo dico: non dimentichiamo che le Br nacquero perché il fuoco non fu spento per tempo».
Il Pd di Veltroni è dalla parte dei manifestanti.
«Mah, guardi, francamente io Veltroni che va in piazza col rischio di prendersi le botte non ce lo vedo. Lo vedo meglio in un club esclusivo di Chicago ad applaudire Obama…».
Non andrà in piazza con un bastone, certo, ma politicamente…
«Politicamente, sta facendo lo stesso errore che fece il Pci all`inizio del- la contestazione: fece da sponda al movimento illudendosi di controllarlo, ma quando, com`era logico, nel mirino finirono anche loro cambiarono radicalmente registro.
La cosiddetta linea della fermezza applicata da Andreotti, da Zaccagnini e da me, era stato Berlinguer a volerla… Ma oggi c`è il Pd, un ectoplasma guidato da un ectoplasma. Ed è anche per questo che Berlusconi farebbe bene ad essere più prudente».