Intervista fantasma --- 26 settembre 2007 - MILANO

Torno a scrivere di Medio Oriente a distanza di pochi giorni. Non posso farne a meno visto alcune cose che sono successe. Tra le notizie e le immagini che ci arrivano da Rangoon, con i 100mila manifestanti, tra questi un'onda sterminata di monaci buddhisti, che sfidano il potere della giunta militare e la prima pioggia torrenziale milanese d'autunno, però la mia testa rimane sempre lì.
La cosa che non mi quadra è perché un'interessante intervista di Francesca Caferri, inviata del quotidiano la Repubblica, sia apparsa ieri pomeriggio sul sito del quotidiano e velocemente scomparsa per poi essere esclusa dal giornale cartaceo di quest'oggi. Strano. Non so se sono il solo ad essermene accorto. Sto facendo delle ricerche a riguardo. Però, come si fa a non avere sospetti, quando l'intervista è stata raccolta in Libano, l'intervistato è il generale Michel Aoun, candidato alle prossime presidenziali del 23 ottobre, cristiano maronita, alleato di Hezbollah e che nell'intervista dice: <<Non si può continuare a dare la colpa di tutto a Damasco>>?
Ho scoperto che una versione in rete di questa intervista viene ancora girata da un altro sito, perché il contatto dal sito della Repubblica è sparito. Fino a quando non disattiveranno anche la pagina in rete, consiglio di andare a leggere questo articolo:
http://www.repubblica.it/2007/09/sezioni/esteri/libano-4/parla-aoun/parla-aoun.html
In ogni caso, qualora anche questa pagina in rete venisse disattivata, riporto qui i passi più interessanti di questa intervista, ma prima di tutto 2 parole introduttive sul personaggio. Michel Aoun è un ex-generale dell'esercito libanese, ex-capo di Stato Maggiore, presidente di un governo militare tra l'88 e il '90. In seguito, "deposto" a causa delle pressioni siriane, ha passato i successivi 15 anni in esilio. Rientrato nel 2005 diventa la guida del Movimento Patriottico Libero.
In quella che è la "parodia libanese", per Costituzione, il Presidente della Repubblica deve essere Maronita, il Premier Sunnita e il presidente del parlamento Sciita. Quindi, a essere eletto il prossimo 23 ottobre sarà sicuramente un Maronita, questa è l'unica cosa certa. Laddove i Maroniti sono i Cristiani del Libano. Sennonché il generale Aoun, rientrato in patria 2 anni fa, decide di allearsi con Amal (storico partito sciita) e Hezbollah. Di conseguenza diventa il candidato di punta dello schieramento sciita pur essendo lui e il suo movimento cristiani. Al che tutti gli altri, l'altra metà dei Maroniti e i Sunniti, gridano al complotto. Ma tant'è. Ecco i passi più interessanti dell'intervista.
Domanda: <<Lei è pronto a lavorare per rappresentare tutto il paese e non solo la sua parte?>>.
<<Non mi piace la parola compromesso. Posso essere un presidente di consenso, con un programma di consenso. Il consenso si raggiunge sugli impegni presi e sulla credibilità della persona chiamata a rispettarli: io credo di poter fare questo>>.
Domanda: <<Su quali basi?>>.
<<Sul rispetto delle risoluzioni Onu sul Libano, sulla lotta alla corruzione, sulla lotta al terrorismo e sulla riforma della giustizia. Poi vengono educazione, sicurezza sociale, bilancio pubblico>>.
Domanda: <<E le relazioni con la Siria?>>.
<<Come abbiamo scritto nel memorandum di intenti firmato con Hezbollah, occorre garantire che non ci sia un ritorno della tutela siriana sul paese, che vengano liberati i detenuti libanesi ancora in Siria, che siano marcate le frontiere e che inizino relazioni diplomatiche fra i due paesi. La Siria è nostro vicino, non possiamo ignorarla>>.
Domanda: <<E il traffico che secondo l'Onu attraverso i confini siriani porta armi ad Hezbollah?>>.
<<I siriani dicono che non favoriscono il traffico d'armi. Il governo del Libano li accusa: io dico che invece di dare sempre la colpa di tutto alla Siria dovremmo arrestare chi riteniamo colpevole di traffico d'armi e perseguirlo davanti alla giustizia. E questo finora non è stato fatto. Qualunque cosa accada in questo paese si dà la colpa alla Siria, spesso senza prove. Dateci le prove, confrontiamoci: non ci si può sempre nascondere dietro alla Siria>>.
Domanda: <<Questo discorso riguarda anche le autobombe degli ultimi anni? E' un dato di fatto che tutti gli obiettivi sono stati scelti nel campo anti-siriano...>>.
<<Le rispondo parlando dell'ultimo attentato. Da mesi tutti dicevano che la prossima vittima sarebbe stata un deputato del distretto di Baabda: sono due, uno era Ghanem. Perché non è stato protetto? Perché è stato colpito mentre andava da un amico? Chi controllava la sua macchina?>>.
Domanda: <<Sta dicendo che c'è un complotto per accusare l'opposizione?>>.
<<Io dico solo che è stato un crimine molto facile da compiere, che la vittima era esposta e non era protetta: perché?>>.
Domanda: <<Due giorni prima di morire Ghanem aveva detto che lo avrebbero ucciso per eleggere un deputato fedele a lei al suo posto>>.
<<Ghanem era un mio amico. Stava mediando fra me e Gemayel per riconciliarsi. Ho chiamato la vedova per le condoglianze e lei era felice di sentirmi. Quello che si dice è orribile. Siamo un paese eccezionale: se la sicurezza non funziona è colpa dell'opposizione, se l'economia non va anche, se il governo è debole è colpa dell'opposizione. Ma il governo ha sempre ragione. Le dico perché mi accusano: in Libano c'è un proverbio che dice che le pietre si lanciano contro gli alberi pieni di frutti. E' chiaro?>>.
Domanda: <<Torniamo alle presidenziali. Se tutte le parti raggiungeranno un compromesso su un nome diverso dal suo, lei lo accetterà?>>.
<<Se l'accordo sarà fatto rispettando la Costituzione (quindi con i 2/3 dei voti, il che implica che anche l'opposizione di Aoun e Hezbollah sia d'accordo ndr) va bene. Ma se il voto sarà contrario alla Costituzione, se la maggioranza cercherà di procedere da sola non riconosceremo il presidente e considereremo questo come un colpo di stato. E un colpo di stato giustifica forme di resistenza. Ma credo che non arriveremo a questo: ci sono persone che non sono sagge in questo momento, ma che dovranno diventarlo>>.
Domanda: <<Crede che l'Europa sia pronta ad accettare un presidente alleato con Hezbollah, che da molti è visto come un gruppo terroristico?>>.
<<Non siamo alleati con Hezbollah. Abbiamo firmato una piattaforma comune. Credo comunque che l'Europa debba liberarsi dall'influenza israeliana: Hezbollah è un movimento di resistenza che ha lottato contro l'occupazione. E con loro siamo d'accordo che il dialogo è la miglior forma per risolvere i problemi>>
Domanda: <<E le armi?>>.
<<Le armi di Hezbollah saranno messe sotto il controllo del governo quando gli israeliani libereranno tutto il nostro territorio, comprese le fattorie di Sheeba e metteranno fine ai sorvoli sul Libano>>.
Capito ora perché è incredibile che Repubblica abbia censurato (?) una simile intervista? Ci sono tante cose interessanti qui dentro. Queste quelle che io ho capito dalle risposte del generale Aoun:
1) Le prove del coinvolgimento siriano negli attentati di questi ultimi 3 anni non sono evidenti. Forse non basta il fatto che fossero tutti politici anti-siriani a essere uccisi per decretare con certezza che siano stati i Siriani a colpire.
2) Antoine Ghanem, esponente maronita di spicco ucciso lo scorso 19 settembre da un'autobomba forse non era protetto sufficientemente, al contrario forse era esposto eccessivamente ai rischi di un attentato fin troppo facilmente annunciato. Come a dire che qualcuno che ne doveva garantire la sicurezza lo ha voluto fare fuori negandogli l'adeguata protezione. Mi ricorda un po' l'attentato al magistrato Paolo Borsellino...
3) Qualora il 23 ottobre la maggioranza relativa del Parlamento dovessere eleggere un Presidente della Repubblica senza i 2/3, in Libano scoppierà una guerra civile.
4) Hezbollah è un movimento di resistenza che ha lottato contro l'occupazione e le armi di cui dispone saranno messe sotto il controllo del Governo quando Israele riconsegnerà al Libano le cosiddette "fattorie di Sheeba", al confine tra Israele e Libano, e quando Israele cesserà i sorvoli non autorizzati sul territorio libanese con aerei militari.
In questi 4 punti è contenuto in maniera evidente anche il perché un Italiano qualsiasi debba mettersi a leggere e a rileggere questo articolo, e non solo perché un contingente militare italiano è dislocato in Libano in questo momento.
Quanto all'articolo: che fine ha fatto? E' questo l'Occidente di cui faccio parte? Un Occidente che quando si vede stretto alle corde dalla ragione degli altri, chiude gli occhi o guarda dall'altra parte? O forse per garantirsi una tranquillità politica interna preferisce ignorare la situazione degli altri (nella quale però noi siamo sempre, guarda caso, nel bene o nel male, coinvolti)? Certo, se la notizia fosse "rischio guerra civile in Libano", sarebbe un terremoto politico qui in Italia e il fragile governo non resisterebbe. Forse la redazione de La Repubblica si è fatta 2 conti. E poi andrebbe spiegato agli Italiani che il candidato Presidente che si allea con Hezbollah è un Cristiano. E che anche in Medio Oriente c'è chi sa fare politica sulla base delle sue idee e non sulla base della religione alla quale appartiene.
E visto che ci sto, riporto alcuni passaggi dell'appello (sottoscritto da più di 300 intellettuali di tutto il mondo) scritto da Akbar Ganji, giornalista dissidente iraniano, scarcerato nel marzo 2006 dopo 6 anni di prigione, rivolto al segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, in occasione della visita del Presidente Mahmud Ahamdinejad a New York:
<<Lo scontro continuo tra le varie amministrazioni USA e l'Iran ha reso le condizioni interne difficili per i sostenitori della libertà e dei diritti umani. (...) Sfruttando la minaccia degli Stati Uniti, il regime ha affidato il Governo alle forze militari e di sicurezza, ha chiuso tutti i media indipendenti e sta imprigionando gli attivisti per i diritti umani (...) tutti accusati di essere agenti del nemico. (...) La minaccia della guerra diventa un pretesto per la repressione. Per questo la prima richiesta è la condanna del conflitto>>.
Sono convinto che Anwar Al-Bounni avrebbe sottoscritto questo appello. Ma ora è in un carcere segreto siriano e forse non ne è nemmeno a conoscenza. Ma sa bene che l'unica democrazia possibile in Medio Oriente come ovunque è quella dal basso, quella che viene dalla gente, e non quella che si esporta con le bombe e con la compiacenza degli usurpatori autoctoni di turno.
ps: Ist'imariyah è stato selezionato in concorso anche al festival di Beyrut DocuDays, previsto per la prima settimana di novembre. Ci sarà già un Presidente riconosciuto per quella data?

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