Tornato in Europa. Un paio di ore fa. Nel pomeriggio torno in Asia. Sono sempre a Kadıköy. Gli scenari qui sono gia' cambiati. Paolo e Valerio sono partiti ieri per l'Italia. In compenso e' arrivato Claudio. Ma, con calma, per quanto il tempo a disposizione mi permette, cerchero' di riavvolgere il nastro.
La notte tra il 26 e il 27 siamo partiti in autobus per il festival ''Rock-a'', nei pressi di Izmir, quest'anno tenuto in localita' Dikili. Partire cosi', almeno 40 ragazzi con strumenti e zaini, in piena notte, tutte le ''bands'' di Istanbul dirette al festival, sembrava di essere Pinocchio e Lucignolo in attesa del carro per il paese dei balocchi. Solo che non c'erano asini a trainarlo e nemmeno ci e' sembrato ci siano sbucate le orecchie lunghe.
Ci siamo accampati con delle tende sotto agli ulivi sul mare per i 3 giorni del festival. I Krosmos hanno suonato la prima sera, il 27, al tramonto, con un'isola greca davanti e la gente che cominciava a radunarsi sotto il palco.
Sembravano davvero le parole de ''La rivalsa attesa'': <<...il tramonto s'estese radunando danzanti anacoreti..>>. Al termine del primo pezzo ho salutato in Turco e dato il benvenuto al pubblico. Poi in Inglese piu' o meno ho detto:
<<Questo festival si chiama Rock-a. Forse la musica che ascolterete adesso non ha niente a che fare con il rock, ma ha molto a che fare con la “a”. “A” come Anomalo, come Alternativo, come Anarchia, come Antimilitarismo, come Anticapitalismo, come Antifascismo. “A” come Ateismo. Bene inteso, anche coloro che credono in Dio sono benvenuti, almeno fino a quando non penseranno di imporre la loro fede agli altri>>.
Il concerto si e' concluso con una ''session'' insieme ai Bandista sulla musica di Caravan Petrol. Tutto era cominciato da questa canzone il 15 marzo scorso ed era giusto omaggiarla in questo modo seppur in una versione molto piu' ''indie'' e con un testo in Turco molto piu' spinto: ''...petrol amerikan...''.
La serata successiva c'e' stato il concerto dei Bandista, finalmente, ossia il primo concerto di questo gruppo di amici nato praticamente sotto i miei occhi in questi ultimi mesi. Credo molto in loro, per l'atmosfera, l'energia, le idee, l'interesse di cio' che rappresentano.
Ogni giorno hanno suonato almeno 7-8 gruppi, alternandosi di solito tra le 5 del pomeriggio e le 3 di notte, pause comprese. Ma i veri concerti li abbiamo fatti il pomeriggio sotto agli ulivi, tra le tende, nell'arsura. Li' almeno noi 3 gruppi, i Bandista, gli Hariçten Gazelciler e i Krosmos, ci siamo inventati delle "sessions" mescolando le nostre musiche con clarinetto, sax, bağlama, chitarra classica, darabuka, sax contralto e canti in Napoletano, Armeno, Turco, Italiano, Spagnolo, Georgiano, Iraniano. E, in sottofondo, un coro incessante di cicale.
Il 30 mattina siamo quindi rientrati a Istanbul, stravolti, ma consapevoli di aver vissuto qualcosa che ora rendera' un po' diverse le nostre vite.
Ora qui lo scenario e' un po' cambiato. Paolo e Valerio sono rientrati in Italia. E Claudio mi ha raggiunto per provare a fare un lavoro fotografico in citta'.
A dire il vero 2 giorni fa siamo stati in studio di registrazione per incidere questa pazza versione di ''Caravan petrol''. Paolo e Valerio hanno inciso le loro tracce di sax e chitarra classica. Sabato io tornero' in studio per incidere basso e voce. Poi man mano gli altri metteranno il resto.
L'Italia, devo essere sincero, e' molto lontana. E leggere in rete le notizie dal nostro amaro Paese mi provoca dolore.
Quest'autunno forse mi trasferisco un paio di mesi qui a Istanbul. Ma ci sara' modo di parlarne.
Tuttavia non mi illudo, questo non e', appunto, il "paese dei balocchi". Il fascismo e l’autoritarismo non e’ che qui in Turchia non esistano, al contrario. Ma qui, per il momento, non so leggere cosa i giornali scrivono. Inoltre sono circondato da persone calorose che non conoscono l’avidita’ e tanto meno l’ignavia. Infine persone che credono diritti i loro privilegi ce ne sono poche in giro, forse perche’ di privilegi ce ne sono ancora pochi da queste parti. E tutto questo, a conti fatti, per ora, fa la differenza.
La notte tra il 26 e il 27 siamo partiti in autobus per il festival ''Rock-a'', nei pressi di Izmir, quest'anno tenuto in localita' Dikili. Partire cosi', almeno 40 ragazzi con strumenti e zaini, in piena notte, tutte le ''bands'' di Istanbul dirette al festival, sembrava di essere Pinocchio e Lucignolo in attesa del carro per il paese dei balocchi. Solo che non c'erano asini a trainarlo e nemmeno ci e' sembrato ci siano sbucate le orecchie lunghe.
Ci siamo accampati con delle tende sotto agli ulivi sul mare per i 3 giorni del festival. I Krosmos hanno suonato la prima sera, il 27, al tramonto, con un'isola greca davanti e la gente che cominciava a radunarsi sotto il palco.
Sembravano davvero le parole de ''La rivalsa attesa'': <<...il tramonto s'estese radunando danzanti anacoreti..>>. Al termine del primo pezzo ho salutato in Turco e dato il benvenuto al pubblico. Poi in Inglese piu' o meno ho detto:
<<Questo festival si chiama Rock-a. Forse la musica che ascolterete adesso non ha niente a che fare con il rock, ma ha molto a che fare con la “a”. “A” come Anomalo, come Alternativo, come Anarchia, come Antimilitarismo, come Anticapitalismo, come Antifascismo. “A” come Ateismo. Bene inteso, anche coloro che credono in Dio sono benvenuti, almeno fino a quando non penseranno di imporre la loro fede agli altri>>.
Il concerto si e' concluso con una ''session'' insieme ai Bandista sulla musica di Caravan Petrol. Tutto era cominciato da questa canzone il 15 marzo scorso ed era giusto omaggiarla in questo modo seppur in una versione molto piu' ''indie'' e con un testo in Turco molto piu' spinto: ''...petrol amerikan...''.
La serata successiva c'e' stato il concerto dei Bandista, finalmente, ossia il primo concerto di questo gruppo di amici nato praticamente sotto i miei occhi in questi ultimi mesi. Credo molto in loro, per l'atmosfera, l'energia, le idee, l'interesse di cio' che rappresentano.
Ogni giorno hanno suonato almeno 7-8 gruppi, alternandosi di solito tra le 5 del pomeriggio e le 3 di notte, pause comprese. Ma i veri concerti li abbiamo fatti il pomeriggio sotto agli ulivi, tra le tende, nell'arsura. Li' almeno noi 3 gruppi, i Bandista, gli Hariçten Gazelciler e i Krosmos, ci siamo inventati delle "sessions" mescolando le nostre musiche con clarinetto, sax, bağlama, chitarra classica, darabuka, sax contralto e canti in Napoletano, Armeno, Turco, Italiano, Spagnolo, Georgiano, Iraniano. E, in sottofondo, un coro incessante di cicale.
Il 30 mattina siamo quindi rientrati a Istanbul, stravolti, ma consapevoli di aver vissuto qualcosa che ora rendera' un po' diverse le nostre vite.
Ora qui lo scenario e' un po' cambiato. Paolo e Valerio sono rientrati in Italia. E Claudio mi ha raggiunto per provare a fare un lavoro fotografico in citta'.
A dire il vero 2 giorni fa siamo stati in studio di registrazione per incidere questa pazza versione di ''Caravan petrol''. Paolo e Valerio hanno inciso le loro tracce di sax e chitarra classica. Sabato io tornero' in studio per incidere basso e voce. Poi man mano gli altri metteranno il resto.
L'Italia, devo essere sincero, e' molto lontana. E leggere in rete le notizie dal nostro amaro Paese mi provoca dolore.
Quest'autunno forse mi trasferisco un paio di mesi qui a Istanbul. Ma ci sara' modo di parlarne.
Tuttavia non mi illudo, questo non e', appunto, il "paese dei balocchi". Il fascismo e l’autoritarismo non e’ che qui in Turchia non esistano, al contrario. Ma qui, per il momento, non so leggere cosa i giornali scrivono. Inoltre sono circondato da persone calorose che non conoscono l’avidita’ e tanto meno l’ignavia. Infine persone che credono diritti i loro privilegi ce ne sono poche in giro, forse perche’ di privilegi ce ne sono ancora pochi da queste parti. E tutto questo, a conti fatti, per ora, fa la differenza.