In queste ore un po' d'acqua è stata versata. Era acqua un po' salata, un po' dolce, che sgorga dagli occhi dei sognatori. Uscire dai confini del presente, questo era il punto. Ancora non si sa se la rosa sopravviverà. Ma che qualcuno abbia sognato intorno a lei, le ha fatto sicuramente bene.
La notte passata l'ho trascorsa nella casa di Kadıköy. Ieri sera abbiamo fatto una cena con gli amici italiani dell'"Onda anomala", con un turco e una tedesca. Ho preparato il "bulgur" alla mia maniera e dopo il bis, ho dovuto cucinarne un'altra pentola. Doveva essere la sera del "commiato". Da quella casa innanzitutto. Lunedì torna Aykut dagli Stati Uniti e riprenderà possesso legittimo del suo appartamento. Perciò non potrò più tornare lì sentendola completamente "mia". Quella casa comunque ha qualcosa di speciale, ogni volta che ci metto piede succede qualcosa di magico. Sarò legato con il sangue a quella casa, forse per sempre. E' per quella casa che in fondo oggi sono qui, per quell'incredibile sensazione che provai lo scorso marzo non appena entrato. E se mi ha sfiorato il pensiero che le sciagure di oggi dipendessero da quella casa, da oggi non lo penso più, davvero. Oggi anzi penso che senza quella casa oggi forse non capirei nemmeno quello che sta succedendo, perché sarei lontano dall'Essenziale inseguendo ancora la Chimera. Non posso farci molto lo stesso, ma almeno capisco ciò che sta succedendo. Ed è comunque importante. Perché se capisco, non soffro. Se non soffro, sogno. Se sogno la rosa bianca riceve nutrimento.
E oggi è stato importante sognare insieme. Forse non cambierà molto. Ma per lo stesso procedimento all'inverso: se uno sogna, non soffre più. Se non soffre, capisce.
Mi sono riversato in strada verso le 6 di sera, al porto di Kadıköy mi sono preso un panino con il pesce fritto, specialità del posto, che ancora a centinaia di metri dal molo si sente l'odore del pesce fritto di Kadıköy. Mi sono imbarcato e ho attraversato il Bosforo. Ho rimesso piede in Europa come se fossi una persona nuova. Per Istiklal ho incontrato Phil, aveva un bellissimo cappotto, segno che qualche soldo l'americano squattrinato l'ha fatto in queste settimane insegnando inglese alla scuola. Lui sembrava felice, io anche. Qualche metro più avanti ho incrociato Fırat, tornava dalla manifestazione che c'è stata oggi a Taksim per Alexis, il giovane ucciso in Grecia. Lui sembrava felice, io anche.
Sono tornato a casa e Özgür, quando mi ha visto, mi ha chiesto se ci fossero belle notizie: <<Sì, la rosa bianca ha ricevuto acqua oggi>>. <<Allora viene a Istanbul?>>. <<No, però l'ha sognato...>>.