Gomorra e Chiaiano visti dal Nord --- 02 - 06 - 2008 - ROMA

<<Verso la metà già avevo nausea. Alla fine stavo per alzarmi e andare in bagno a vomitare, quando ho visto iniziare la scena finale del trattore che enfatizza il sacrificio (e qui davvero si piange per la rabbia e l'impotenza) e mi sono fermata. Erano tutti sconvolti, ma io di più. C'era uno strano silenzio e uno scuotere di teste, senza parole all'uscita. (…) E' che è difficile dire cosa si deve fare in una situazione che non si riesce a capire bene. I film aiutano, forse, ma non suggeriscono neanche poeticamente delle risposte, i telegiornali sono manovrati, i giornali pure, e poi sono discorsi parziali. La gente è frastornata>>.
Questa è una parte di un commento spedito al sito da una lettrice del Nord (ma che in realtà è nata al Sud ed è emigrata), scritto dopo aver visto il film "Gomorra", di Matteo Garrone, tratto dall'omonimo libro di Roberto Saviano. Questo di seguito è ciò che mi sento di rispondere.
La gente del Nord innanzitutto dovrebbe riflettere sul personaggio che chiedeva che il lavoro fosse fatto "clean, come dicono gli Americani", che essere ignari dei fatti non significa non esserne responsabili. E poi non so quanti siano veramente ignari. Napoli è il Sud dell'Italia, nel senso filosofico del termine. Così come tutto ciò che non è Europa e Nord America è Sud del mondo. Ci sono le stesse dinamiche. Qualcuno dirà: "ma a Napoli ci sono anche persone intelligenti, colte, educate e pulite", perché: forse che nel Sud del mondo non ci sono? Eppure questa è la visione che abbiamo del Sud del mondo, un posto selvaggio, incomprensibile, abitato dal male e se tutto va storto è perché se le cercano e perché non sanno fare a meno di fare le guerre e non danno valore alla vita ecc... Il 13 marzo scorso ho scritto commentando un passo del libro "Ho danzato sulle rovine" di Milana Terloeva:
<<Il tema è quanto mai interessante, ciò di cui Milana parlava in realtà vale da paradigma per la maggior parte degli scenari di conflitto sparsi per il globo. Nelle ultime pagine del libro, quest’oggi, mi sono imbattuto in queste righe che commentano appunto la strage di Beslan, da lei vista dalle televisioni francesi durante il suo primo soggiorno parigino: “Stupefatta, in principio mi sono rifiutata di credere che dei ceceni avessero potuto prendersela con dei bambini, trasgredendo il tabù più profondo della nostra cultura. Ma ho dovuto arrendermi all’evidenza. Era la fine del mondo. Dopo dieci anni di massacri, i dirigenti russi erano riusciti a renderci barbari come loro. Vladimir Putin poteva essere soddisfatto. Eravamo diventati orchi mangiatori di bambini agli occhi del mondo e ai nostri stessi occhi. Le immagini dell’orrore passavano e ripassavano nella mia mente, cancellando in un colpo solo tutte le mie convinzioni”. Anche queste righe mi sono parse paradigmatiche e molto profonde nel descrivere i meccanismi e le leve con cui si costruisce e si alimenta un conflitto>>.
1) Vedendo la Cecenia, la sua terra natale, dalla televisione francese lei non la riconosce.
2) Ecco la cosa più importante: la barbarie dei colonizzatori che rende barbari anche i colonizzati.
Ho usato una frase nel luglio 2004 a Baghdad per provare a rendere questo concetto, nel 13esimo capitolo del diario in Iraq:
<<Gli Iracheni hanno così festeggiato il giorno della Repubblica, con l’ennesimo bagno di sangue. L’ennesimo, scontato, normalissimo bagno di sangue. ”C’è stata un’esplosione mezz’ora fa!!! Sono morte 10 persone!!!”, ripetevo questa mattina. “Ah, sì? Dove?”. “Vicino alla zona verde”. “Eh già, meglio non passarci da quelle parti...”. Per gli Iracheni è una cosa normale. Non penso a quanto cinismo serva per affermare tutta questa naturalezza di fronte ad una simile brutalità. Penso a quanta brutalità debbano aver assistito per affermare con tanta naturalezza tutto questo cinismo>>.
Alla manifestazione di ieri c'era uno striscione a Chiaiano: "Bossi crepa". Proprio lui ha detto in questi giorni che il Nord non accoglierà mai i rifiuti di Napoli. Bene, se non fosse che i rifiuti tossici industriali sversati abusivamente dalla Camorra nelle campagne intorno a Napoli provengono dalle industrie del Nord, come racconta il film e ancora meglio il libro "Gomorra".
Ma il messaggio di Bossi è efficace, arriva dritto ai suoi elettori, mediamente ignoranti (nel senso che non conoscono i fatti) oppure decisamente disonesti.
Però, ieri a Chiaiano, un ragazzo di Vicenza dei "No Dal Molin" dal palco ha detto: "Grazie Chiaiano, voi ci avete insegnato che si può resistere contro uno Stato che decide di considerare criminali tutti coloro che si oppongono all'ingiustizia". Subito dopo è intervenuto un napoletano dicendo: "Questo è il Nord che ci piace ascoltare". Allora questa è la prova che in Italia, 147 anni dopo l'unità, sono ancora in atto politiche interne coloniali, politiche che non nascono dall'odio tra la gente del Nord e del Sud (odio che non esiste), ma che nascono dagli interessi economici del Nord contro la gente comune, del Sud e del Nord.
Il problema dei rifiuti a Napoli è un bubbone la cui infezione è costantemente alimentata da una scheggia infetta conficcata nel cuore della città. E questa scheggia si chiama Colonialismo, quello che il Nord ha praticato su Napoli, svaligiando la città all'indomani dell'unità d'Italia e da lì in poi svilendola attraverso la promozione di una classe politica asservita alle logiche del Nord e perciò pronta a vendersi, alla Camorra, al Nordista, a chiunque gli avesse riempito le tasche. E' la stessa cosa che sta avvenendo in Iraq. Perché il Paese non riesce a pacificarsi? Perché gli Stati Uniti stanno cercando di creare una classe politica asservita alle loro logiche, cioè pronta a continuare la svendita del Paese sulla pelle della gente. Chi in Iraq sta con il governo e con gli Stati Uniti è colui che può trarne diretto vantaggio, chi invece non ha intrallazzi sa che da questa situazione può uscirne solo spellato vivo. Alla lunga non è facile mantenere l'eleganza e la lucidità quando ci si sente braccati. Ma il problema sono le generazioni che seguono. Dalla seconda generazione nata in un contesto del genere non ci si può aspettare altro che un imbarbarimento. Da giovani che da quando sono nati non hanno conosciuto altro che lo sfruttamento e la disonestà del più forte, non ci si può aspettare altro che un atteggiamento antisociale e violento. E questa è la tagliola che si chiude: zac! La stampa dello sfruttatore, del più forte (che è quella che si candida a scrivere la Storia) non aspetta altro che la violenza del più debole (ingenua e spesso fatale) per demonizzare lo sfruttato, per giustificare la propria violenza (quella del più forte).
Sentire da un coro di lacché che dietro alla protesta di Chiaiano c'è la Camorra è come sentire che dietro alla resistenza irachena c'è Al Zarqawi o Bin Laden. Al Zarqawi è esistito (l'hanno ucciso in Iraq), Bin Laden forse esiste e sta sui monti in Afghanistan, ma la resistenza in Iraq e in Afghanistan non sono loro, che al massimo possono provare a cavalcarla, perché la legittimità di quella resistenza è ampiamente certificata dalla ferocia degli occupanti.
Lo stesso a Chiaiano. Io la Camorra non l'ho vista. E potrei smentire una a una tutte le cose che la stampa ha raccontato nei giorni scorsi. La Camorra serve agli industriali per fare soldi e ai politici per vincere le elezioni, poi quando non serve più è la gente qualsiasi, quella che quotidianamente lotta contro la Camorra, a essere definita camorrista. Perché un accerchiamento di forze dell'ordine come c'è a Chiaiano non lo vanno a fare dove la Camorra veramente esiste? Perché non lo fanno a Casal di Principe oppure a Scampia?
A proposito, io ho girato un documentario alle "vele" di Scampia, ho conosciuto bene l'ambiente. Ogni secondo di riprese l’ho sudato, presentandomi con molta franchezza ma al contempo esponendo me e chi mi ha aiutato standomi al fianco. Com'è che lo "staff" del film "Gomorra" ha potuto allestire là dentro niente meno che un "set" cinematografico? Mi pare che solo scendendo a patti con la Camorra (padrona incontrastata di quel posto) possa essere stato possibile. E questo mi ha fatto incazzare non poco. Ma questa è un'altra storia.
Per concludere, agli spettatori del Nord ammutoliti dal film "Gomorra", ricorderei un verso di Fabrizio De Andrè: "Per quanto voi vi crediate assolti, siete per sempre coinvolti". E qualora stessero leggendo questo diario, agli spettatori del Nord ammutoliti dal film "Gomorra", consiglierei calorosamente di frequentare il sito http://www.chiaianodiscarica.it/ e di cercare di capire e andare oltre gli steccati televisivi, insomma di guardare negli occhi le persone che a Chiaiano scendono per le strade e guardare negli occhi anche la Storia di questo nostro amaro Paese e poi fare qualcosa che valga veramente la pena, magari anche solo non uscirsene dalla sala ammutoliti, magari provare a dire qualcosa.

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