Gomorra è una collina di merda

E‘ vero che di solito ad agosto i quotidiani hanno poco da dire e per evitare la fuga dei lettori si riesumano argomenti ormai masticati e rimasticati abbellendoli con qualche sparata che si pretende forte, magari a firma di qualche personaggio di spicco, ma che poi alla fine è sempre la solita minestra. Stessa cosa è capitata a Napoli nei giorni scorsi quando alcuni quotidiani locali hanno rilanciato la diatriba circa la fiction „Gomorra". Cito da uno di questi editoriali: "La verità è che Gomorra la serie non ha nessuna missione pedagogica e forse non sarebbe nemmeno giusto che l‘avesse. Del resto vietare alla produzione di Sky di girare in un quartiere è una sciocchezza". Mi fermo qui, perché la riesumazione è sempre un atto per stomaci forti. Alla fine in queste 2 frasi c‘è già tutto. 
Questi sono gli intellettuali di oggi in Italia. Facciamo una cosa. Accostiamo a questa frase un‘altra frase: "Di fronte all'ingenuità o alla sprovvedutezza di certi ascoltatori io stesso non vorrei dire certe cose, quindi mi autocensuro". Questa è una frase di un altro intellettuale italiano, pronunciata durante un programma televisivo in Rai agli inizi degli anni '70.
Certo, non si può censurare Sky, io stesso non lo farei. Peró se è giusto dire che la mafia è una montagna di merda, non meno giusto è dire che Sky è una collina di merda, perché per arrivare alla cima della montagna è dai colli che si comincia. E se esiste una strada che conduce un giovane ragazzino napoletano dalla strada all‘affiliazione camorristica, imparare a memoria le mosse e i dialoghi dei personaggi di questa fiction è sicuramente un passaggio importante di questa strada. Appunto come il colle sta alla cima della montagna.
Ma non solo. Gomorra la serie è pure un ottimo esempio di come funziona la mentalità camorristica, cui la mentalità a Napoli e in generale in Italia, va via via assimilandosi. Con i soldi si può comprare tutto, pure la dignità delle persone. La povertà non è una congiuntura economica, è la precondizione per fare delle persone, dei cittadini, una bella schiera di orsi ammaestrati. Quando hai una famiglia da mantenere è difficile fare gli intellettuali questo è vero. Ma io che non ho famiglia mi posso permettere di dire che un intero quartiere è stato comprato a suon di mazzette, gettoni e favori, per metterlo in fila a battere le mani come foche ammaestrate. Se non raccontiamo questo, ogni discussione sulla fiction è sterile. Per girare a Scampia non solo si sono pagati i clan (molto probabilmente), ma per convincere le persone del quartiere a collaborare alle riprese (se non a prendervi parte direttamente) Sky, tramite i suoi scagnozzi locali, ha sversato somme imponenti. Di cui girano voci. Aspettiamo che il bubbone scoppi, che qualcuno porti le prove, faccia i nomi e spieghi il meccanismo. A tutti gli alti spetterà il ruolo delle verginelle, delle anime belle, di chi non sapeva e non poteva sapere, dei mariti cornuti che si svegliano tutto d‘un tratto.
Per esempio, le verginelle già cantano adesso e scrivono editoriali sulla Tv "cattiva maestra". A me sembra che sia un po' tardi per fare certe affermazioni. I filosofi del giorno dopo valgono come un'aspirina per uno già morto. Io denunciai la pericolosità di questa operazione televisiva già nel gennaio 2013, ben prima dell'inizio delle riprese (confrontare l'archivio di questo blog da allora in seguito). Ovviamente nessuno mi diede retta, come probabilmente nessuno commenterà quanto sto scrivendo ora, perché la questione Gomorra è soprattutto una passerella per i soliti noti, un teatrino tra chi è contro e a favore, tanto gli argomenti presentati dalle due parti sono pleonastici e alla fine vengono derubricati come "pareri personali" e tutto resta come prima. Infatti, perché le verginelle si svegliano solo ora? Perché la frittata è fatta ormai e tra chi se n'è spartito un pezzo ci sono pure amici loro. Che critica feroce!!! Di lotta e di governo...
Beh, no. Troppo tardi. La puzza di marcio in questa fiction si sentiva già a chilometri di distanza. Qui non si tratta di produttori che non si prendono le loro responsabilità, qui si tratta di una spoliazione del sentimento civico perpetrata coscientemente per interesse. Si tratta della cinica applicazione della logica camorristica alle dinamiche di produzione cinematografica. In altre parole, non è una questione di negligenza, è una questione di dolo. Non è una differenza di vedute, quella che passa è la differenza tra il giusto e il non giusto, tra il discutibile e il criminale. D'altra parte questo è l'orizzonte putrido delle produzioni televisive italiane, una melma maleodorante dove ogni possibile narrazione viene traviata e resa caricatura di se stessa per tenere la mente degli spettatori lontana dalla percezione della realtà.
Detto per inciso, in puro stile camorristico, da mesi mi giungono voci che Sky potrebbe proiettare "L'uomo con il megafono", già che il produttore è tra gli esecutori sul campo di questa operazione, a parziale indennizzo nei confronti della verità, a mo' di foglia di fico, o meglio per comprare il silenzio nostro. Per quanto riguarda me, il regista di quel documentario, Sky se lo può scordare. 
Comunque io sono contro la censura, ma non dimentichiamoci che all'inizio la gente del quartiere di Scampia era contraria alle riprese. E il consenso alle riprese di chi da realtà, da persona reale, viene fatto oggetto di narrazione di fantasia, è cosa diversa da censura. Allora dico: sei capace di convincere il quartiere con le tue buone ragioni (se le hai)? Bene, allora vai e gira la tua fiction. Comprare il consenso della gente del posto con soldi a pioggia è qualcos'altro. E' la versione camorristica del fare cinema. E' come il voto di scambio, che non a caso giustamente è punito! 
Di fronte all‘ingenuità e alla sprovvedutezza di certi spettatori, più di 40 anni fa, Pier Paolo Pasolini, si autocensurava. Oggi di fronte alla stessa ingenuità ci si specula sopra senza vergogna. Pasolini aspettava con ansia il giorno in cui non si sarebbe dovuto più autocensurare, perché finalmente tutti avrebbero avuto la possibilitá di studiare, formarsi come cittadini, dotarsi degli strumenti della critica necessari per capire il significato delle sue parole e non dover sottostare ai ricatti mafiosi, per esempio. Oggi, anche l‘ignoranza degli altri è diventata un mercato che frutta milioni di euro. Anche questo è un segno dei tempi che viviamo noi Italiani.
Michelangelo Severgnini  
 

 

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