Giovedì, 30 Agosto 2007 - ISTANBUL (TURCHIA)

Istanbul in 2 giorni ed è già tempo di tornare. Come intingere del pane in una zuppa di mare succulenta e lasciarla lì, con tutto il suo odore, il sapore, il bene fisico che ti fa.
Stamattina siamo stati nella città vecchia, all'Ayasofiya e alla Moschea Blu. Tra loro un giardino di alberi in fiore, palme, una fontana paradisiaca e nonostante il turismo di massa un senso di solennità e armonia. E allora ho pensato che si può pensare di tutto di questi Turchi, ma certo è che hanno il senso del bello. E da qui partiamo per fare conoscenza.
Ragazzini che si tuffano in acqua tra i barconi, ragazze col velo uscite da una lezione con i libri sottobraccio, passanti provenienti dal ventre della città appena sbarcati dal traghetto proveniente da Sirkeci, persone diverse ma unite da questo incantesimo che si fermano a Harem, il lungomare sul versante asiatico più a sud, si siedeno sugli scogli, qualsiasi cosa stiano facendo e stanno lì a guardare il sole andare giù di fronte a loro, dietro Beyoglu, che pare che non stia oltre l'orizzonte, ma solo lì, nascosto da qualche parte del Corno d'Oro (l'insenatura di mare che dal Bosforo s'infila nel versante europeo), forse tra una fila di barche ormeggiate o nella bottega di un venditore di narghilé che lo userà la notte per accendere le sue braci.
E' vero: l'accoglienza dei Turchi ha qualcosa di immeritato, ma in questi giorni ho scoperto che è anche permalosa. Mi è allora tornato in mente un passo del "Piccolo principe". Si racconta di un astronomo turco che scopre un asteroide, ma nessuno della comunità scientifica mondiale del tempo gli crede, semplicemente perché veste in modo strano, alla "turca". Poi arriva un dittatore (Mustafa Kemal Aratürk) e impone al Paese di vestirsi all'europea e allora da quel momento in poi la comunità scientifica comincia a prenderlo sul serio.
Questa fase non si è ancora conclusa. I Turchi sembrano preoccupati di apparire presentabili all'Europa, sembra la loro prima preoccupazione, tuttavia non ne tollerano le critiche e ne temono il giudizio. Eppure questo è un ricatto davvero stupido. In Turchia, nella sua storia recente, ci sono molte cose che inquietano, spesso si parla di rispetto delle minoranze e dei diritti umani come elementi fondamentali non riconosciuti. Tuttavia pensare di assimilare i Turchi all'Occidente o all'Europa è una follia. Questo non significa emarginarci a vicenda. L'Europa è la Turchia. Perché l'Europa è i Balcani. E' l'Islam europeo. E' la cultura di un ex-impero che se nelle sue province (la ex-Jugoslavia, la Bulgaria, l'Albania) ha subito prima lo sbandamento del socialismo reale e oggi quello delle sirene americane, in Turchia ha mantenuto un'indipendenza culturale rispettabile. La Turchia non ha dovuto pagare conti con la storia recente e per questo, mentre l'Europa quisquiglia, è già un pezzo avanti e trova quotidianamente soluzioni pratiche a cose che noi ancora dobbiamo cominciare a formularci.
Allora sono grato alla gente di Istanbul per come mi ha accolto e mi scuso se a tratti non ho potuto fare a meno di osservarla con metro di giudizio, sono certamente di più le volte in cui l'ho ammirata con meraviglia.
<<Ho serie ragioni per credere che il pianeta da dove veniva il piccolo principe è l'asteroide B612.
Questo asteroide è stato visto una sola volta al telescopio da un astronomo turco.
Aveva fatto allora una grande dimostrazione della sua scoperta a un Congresso Internazionale d'Astronomia.
Ma in costume com'era nessuno lo aveva preso sul serio. I grandi sono fatti così.
Fortunatamente per la reputazione dell'asteroide B612 un dittatore turco impose al suo popolo, sotto pena di morte, di vestire all'europea.
L'astronomo rifece la sua dimostrazione nel 1920, con un abito molto elegante.
E questa volta tutto il mondo fu con lui>>.
Spero che il mondo cominci a guardare la Turchia con gli occhi di un bambino perché è con quegli occhi, permalosi e pieni di meraviglie, che la Turchia guarda se stessa. E i bambini permalosi sono ingestibili, sì, però scoprono asteroidi.

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