E' passata gia' la mezzanotte e presto riparero' in albergo in questo quartiere del centro in stile socialista, traversa di Boulevard Partizanski.
Che bella giornata! Dopo il cambio di albergo (eh si', l'albergo trovato ieri sera tardi appena arrivati per stasera era al completo) ci siamo mobilitati tardi, dopo un meritato riposo, intorno alle 14. Siamo andati verso il centro, ho girato qualche inquadratura con Anila nei pressi e sul ponte di pietra di origine ottomana.
Su questo ponte abbiamo conosciuto Jimi, un rom di Shutka sui 45 anni che vendeva pesciolini rossi meccanici, che caricata la molla si mettevano a nuotare in una bacinella. Ho girato la scena in cui Anila compera uno di questi pesciolini rossi (abbiamo deciso che lo affideremo alle acque del Bosforo) mentre lui, in un Italiano davvero precario le spiegava di essere stato 3 mesi in Italia, a Bolzano. La decisone e' stata quindi quella di chiedere a Jimi di portarci a Sutka, ma con Martina e Luca. Alla fine anche Anila ha voluto aggiungersi, ma lei e' rimasta fuori dalle scene. Dal momento che Jimi passa tutte le sue giornate sul ponte di pietra, ho pensato che anche Martina e Luca nel film, passando da Skopje, lo avrebbero potuto conoscere. Quindi ho girato a Sutka come se fossero solo loro ad aver visitato il sobborgo. Quindi nel film, dopo Sofia, nei loro discorsi, Anila, Martina e Luca si accorgeranno di avere conosciuto lo stesso personaggio, solo che Martina e Luca ne avranno le foto (e il flashback per scene) mentre Anila il pesciolino rosso. L'idea acquista significato perche' Jimi e' un personaggio straordinario. Ci ha incantato per i suoi discorsi (anche se alla fine ha parlato solo in serbo e percio' ero io a tradurre a tutti gli altri) e ci ha portato a spasso per Sutka. Ci siamo imbattutti anche in 2 feste, una in occasione della circoncisione di alcuni bambini, l'altra era un matrimonio. Ma i parenti ci hanno rifiutato il permesso di filmare. Dicono di essere delusi dagli Europei (sic) che sono venuti a Sutka, hanno fatto riprese e poi le hanno usate per fare reportage contro i rom. Che dirgli? Giusto cosi'.
Venite, voi che leggete, a Sutka a vedere con i vostri occhi le ragazze inghirlandate e imbrillantate che danzano in tondo sulle note di un folle clarinetto e il cantante in trance che gira per i partecipanti alla festa con un nastro in testa in cui sono infilati bigliettoni di dinari macedoni. Venite a vedere le fronti madide e antiche delle madri colme di figli tra le braccia che dondolano al ritmo della festa. Venite a vedere il niente pieno di tutto che questa gente ha. Venite da voi a vedere tutto questo perche' la mia telecamera non ha potuto raccontarlo, perche' nella rappresentazione dei piu' il mondo rom e' una realta' da mistificare per poterla confinare ai margini della realta'.
Eppure il centro della realta', se una realta' esiste, sembrano essere loro. Sembra essere Jimi, che vive in una stanza con la moglie e 4 figli, con il soffitto in cartongesso ormai sfondato e pronto a crollare, con una parete attraversata da una crepa tremenda, che intorno a un caffe' turco ci estrae sotto i nostri occhi stupiti un quaderno di sue poesie scritte a macchina e comincia a leggercele.
Domattina si parte per Sofia. La strada e' lunga. O almeno cosi' ce la immaginiamo. Sono solo 216 km, ma la strada sara' impegnativa. E intanto cominciamo a macinare distanze verso Istanbul.