Oggi mi sono alzato con una canzone in testa, cose che capitano. E' una canzone degli anni '80. Allora ero sperduto in un'adolescenza di provincia, pronta a legarsi al primo sogno che passasse come un treno raro e frettoloso. Allora si eleggevano i nostri eroi e certo alcuni gruppi rock inglesi erano tra questi. Nella gelatinosa "disco-music" di quegli anni c'erano degli esempi che all'apparenza si mimetizzavano con il "back-noise", il rumore di fondo, ma in realtà all'interno contenevano pensieri e (strano per quell'età) insegnamenti, ai quali forse ci siamo conformati più di quanto il goffo tentativo della piccola e borghese società che ci circondava allora ci abbia uniformato.
Quegli anni sono lontani, già, sono davvero lontani. Sono lontani soprattutto perché io sono lontano. Non frequento più le persone di allora e sono una manciata quelle che saprei rintracciare anche se occupano tutte un posto, ciascuna il suo, nella mia memoria. Una persona di quegli anni mi ha scritto in questi giorni e devo pensare quindi che questo sito a qualcosa serva.
Beh, la canzone in testa è una canzone dei Queen e solo ora, scrostandola dal "back-noise", mi rendo conto che questo personaggio leggendario, Freddie Mercury, di religione zoroastriana, al secolo Farrokh Bulsara britannico di origine persiana, forse non era solo un poeta di contrabbando i cui versi si trovavano scritti sui sedili degli autobus, sui muri della scuola, tra le righe dei libri di testo usati, ma una persona che ha lasciato in fondo a noi tutti qualcosa di speciale. E' morto per una broncopolmonite cagionata dall'Aids il 24 novembre 1991 e la sua morte all'inizio degli anni '90 segnò per tutti noi la fine di un'età.
Oggi, a distanza di tanti anni, mi è tornata in mente una di quelle canzoni. Queste sono le parole che ho ripetuto nella mia testa come un karma quest'oggi:
<<It's so easy love cause you got friends you can trust/friends will be friends/when you're in need of love they give you care and attention/friends will be friends/when you're through with life and all hope is lost/hold out your hands cause friends will be friends right till the end>>. Il titolo della canzone è appunto "Friends will be friends" (gli amici saranno amici).
Le persone di quegli anni, gli amici, sono lontani, molto lontani. O sono io lontano da loro. Però mai come oggi sentivo quanto questi versi siano ancora veri: "quando ti trovi in mezzo alla vita e la speranza è persa, tendi le tue mani perché gli amici saranno amici fino alla fine". C'è qualcosa nascosto da qualche parte che rende tutte le persone più care di quegli anni come affetti incorruttibili, indiscutibili, indissolubili, anche se sono trascorsi anni senza più sentirsi. Un'antica intimità che fa sentire a casa il solo pensare a queste persone.
Non so cos'è ciò che ci lega, non so dove sia nascosto. Basta riascoltare questa canzone per riassaporare la sensazione di allora, di derelitti adolescenti appesi ad uno scampolo di mondo, un frammento di altrove che sprigionava dalla radio ogni volta si ascoltavano queste canzoni. Per quanto insidiosi e desolati quegli anni, l'amicizia e l'affetto con altrettanti dispersi nel deserto dei Tartari cremasco hanno reso possibile pensare a quel tempo tuttora con gratitudine e nostalgia: "quando hai bisogno di amore, ti danno cure e attenzioni, gli amici saranno amici... proprio fino alla fine".