Finché c'è guerra c'è speranza - While there is war there is hope

 
Ecco perché Renzi titubava di fronte alle richieste della Merkel e di Hollande di unirsi alla coalizione che bombarda la Siria. Lui gli ordini li prende solo dagli Stati Uniti, da buon democristiano. In tutto 1.300 soldati italiani in Iraq a breve. Kerry, durante la visita di questi giorni in Italia, promette che "schiacceremo l'Isis" (con buona pace dei sostenitori del disimpegno statunitense dal Medio Oriente). Invece di incriminare Bush per i crimini commessi dall'occupazione militare americana in Iraq (più di 1 milione di morti e il caos da cui è sorto l'Isis), il mondo va nella direzione opposta. Si torna a occupare l'Iraq.
Il premier del governo iracheno, al-'Abadi, che dice? Per mesi si è opposto, anche se i militari italiani nel frattempo si erano già stanziati nell'Iraq curdo, cioé in una zona non controllata dal governo. Il 2 dicembre scorso affermava: <<Non c'è bisogno di truppe straniere sul terreno in Iraq>>.
Poi a dicembre, obtorto collo, si è rassegnato ad accettare "l'aiuto" americano e italiano. Il 21 dicembre il colonnello americano portavoce della coalizione Steven Warren assicura che al-'Abadi è d'accordo al dispiegamento di nuove truppe americane. Ugualmente per le truppe italiane che ufficialmente sono a difesa dei lavoratori della ditta italiana che ha vinto l'appalto per ristrutturare la diga di Mosul, la Trevi s.p.a. di Cesena: 450 soldati + 130 in arrivo, senza contare i già 750 ufficialmente schierati dall'Italia in Iraq per l'addestramento delle forze irachene.
Intanto Amnesty International ha pubblicato un report sui crimini commessi dai Curdi in Iraq contro la popolazione araba. Si parla di "pulizia etnica". E i soldati italiani sono lì, sono proprio lì, a sostenere questa pulizia etnica. O meglio a sostenere quelle forze (le autorità curde) che non solo avallano ma probabilmente pianificano questa pulizia etnica, messa in atto con la scusa della lotta all'Isis.
Questo a poche settimane dalla visita di Renzi a Riyadh per consolidare i traffici di armi italiane verso l'Arabia Saudita.
È sintomatico come poi le statue dei Musei capitolini vengano coperte durante la recente visita del presidente iraniano Rohani. Ma che idea abbiamo del Medio Oriente e soprattutto quale idea promuoviamo, quale ci fa comodo?
L'Italia in bancarotta, non paga dei disastri del decennio 2003-13, torna a fare la guerra. Forse perché la guerra, specialmente quella in Medio Oriente, paga. Oltre 10 miliardi di euro di armi vendute nello stesso decennio dall'Italia ai paesi del Medio Oriente. Ma questi sono soldi che hanno tenuto in vita l'industria italiana e la classe politica corrotta che campa sul favore e sul ricatto, non certo hanno rappresentato un investimento per la società italiana. Al contrario espongono il Paese a una situazione di perenne emergenza migratoria.
Ma, se questa è la realtà, ancora prima di essere cattiva politica per gli Italiani, questa nuova guerra nasce già come un crimine e pertanto il primo ministro italiano Renzi entra a far parte a pieno diritto della lunga schiera di criminali che hanno affollato le cancellerie occidentali a partire da almeno il 2003.
 
Michelangelo Severgnini 
 
 
 
That's why Renzi hesitated to meet the requirements of Merkel and Hollande to join the coalition bombing Syria. He takes orders only from the United States, as a good Christian-Democrat. Around 1,300 Italian soldiers in Iraq shortly. Kerry, during a visit in Italy in these days, promises that "we will crush the Isis" (denying the supporters of the US withdrawal from the Middle East). Rather than prosecute Bush for crimes committed since the American military occupation of Iraq (more than 1 million deaths and chaos from which arose the Isis), the world goes in the opposite direction. We return to occupy Iraq.
Prime Minister of the Iraqi government, al-'Abadi, what does he say? For months he opposed, although the Italian soldiers in the meantime had already allocated in Kurdish Iraq, ie in a non-Government-controlled area. On December 2 last year stated: <<There is no need of foreign troops on the ground in Iraq>>.
Then a few weeks later unwillingly has resigned to accept "help" from US and Italy. On December 21, the spokesman of the American coalition, Colonel Steven Warren, ensures that al-'Abadi agrees to the deployment of new American troops. Also for Italian troops who are officially in defense of workers of Italian company that won the contract to refurbish the dam of Mosul, the Trevi holding from Cesena: 450 + 130 soldiers coming, not counting the 750 already officially deployed by Italy in Iraq for the training of Iraqi forces.
Meanwhile, Amnesty International published a report on the crimes committed by the Kurds in Iraq against the Arab population. There is talk of "ethnic cleansing". And the Italian soldiers are there, they are right there to support this ethnic cleansing. Or rather to support those forces (the Kurdish authorities) that not only endorse but probably plan this ethnic cleansing, implemented under the pretext of fighting ISIS.
This just weeks after the visit of Renzi in Riyadh to consolidate traffic of Italian weapons to Saudi Arabia.
It is significant then how the statues of the Capitoline Museums are covered during the recent visit of the Iranian President Rohani. But what idea we have of the Middle East and especially what idea we promote, which suits us?
Italy, a country almost in bankrupt, not satisfied after the 2003-13 decade disasters, is back to war. Perhaps because the war, especially the one in the Middle East, pays. More than 10 billion Euros of weapons sold in the same decade from Italy to Middle Eastern countries. But these are money that have kept alive the Italian industry and the corrupt political class who lives on the favor and blackmail, hardly represented an investment in Italian society. On the contrary they expose the country to a situation of perpetual migratory emergency.
But, if this is the reality, even before being bad policy for Italian, this new war is already born as a crime and therefore the Italian Prime Minister Renzi joins with full rights the long line of criminals who filled the Western chancelleries since at least 2003. 

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