"Il ritorno degli Aarch" è stato scaricato quasi 20mila volte dal sito di Arcoiris.tv sul quale è disponibile. Mi sembra una cifra "sconsiderevole", come l'ho definita. Un lavoro che partì con tanta incoscienza, nessuna certezza (né produttiva, né distributiva), nessun segnalato interesse da parte del pubblico italiano alle vicende algerine e, ai tempi, anche un forte entusiasmo che si trovava a fare i conti però con molta inesperienza. Sono passati più di 5 anni dall'estate in cui venne girato. Se mantiene la media di 7 persone che lo scaricano al giorno, tra poco più di una settimana avrà toccato quota 20mila, uno dei documentari più scaricati da questo sito, di gran lunga il più scaricato tra quelli distribuiti dalla rivista "Carta". Un piccolo lavoro fantasma sperduto tra titoli ben più riconosciuti.
Ci sarà modo di tornare sulla questione, anche per ragionare sulle cause di questo fatto, io sto cercando di inventarmi qualcosa per l'avvenimento, ma mi pare che oggi, come allora, pochi siano interessati a promuovere gli Aarch (però in quasi 20mila se lo sono scaricato).
Torno a buttar giù 2 righe dopo un po' di giorni di intenso lavoro, un Verona-Roma-Verona-Milano, in un ottobre di grosse responsabilità e di fremente attesa per un novembre che non deve tradire le aspettative: innanzi tutto tra il 7 e il 13 sarò a New York per accompagnare la proiezione in concorso di "Ist'imariyah" e poi, forse, ci saranno altre sorprese.
Ieri sera ho conosciuto una persona davvero speciale. Il suo nome è Tesfu, lui è un profugo eritreo di 31 anni. E' arrivato in Italia da 2 mesi, sbarcato a Lampedusa dopo 2 giorni di mare e 2 settimane di viaggio, un po' a piedi un po' in autobus, dal suo Paese, l'Eritrea appunto, alla costa libica. Qui prima dell'imbarco è stato arrestato, maltrattato e tenuto in manette. Poi non si capisce bene come è stato liberato e gli è stato consentito di salire a bordo di una carretta del mare e sfidando le onde è quindi arrivato a Lampedusa insieme ad altri suoi compagni. Si vede che è rientrato nella quota di immigrati che la Libia ogni tanto, tanto spesso, si lascia sfuggire, più o meno casualmente, a seconda del livello di ricatto cui intende sottoporre l'Unione Europea, in particolare l'Italia.
A Tesfu è stato rilasciato un permesso umanitario della durata di un anno. Gli rimangono ancora 10 mesi per cambiare la sua posizione, da rifugiato a lavoratore regolare, sempre che sarà possibile. Tesfu non parla Italiano e dorme su un treno dismesso, in una stazione dismessa di Milano. Un fantasma che vive in un posto che non c'è. Ma Tesfu esiste lo stesso, ha la sua storia, le sue speranze, ma soprattutto la sua curiosità. E visto che tutti e 2 parliamo Inglese, non si è fatto sfuggire l'occasione di avere qualcuno con cui parlare e a cui porre domande che non fosse un connazionale (cosa che non gli deve capitare molto spesso sul suo treno fantasma nella stazione fantasma).
<<Ma sai che qui in Italia la gente è strana? Tu sei Italiano?>>.
<<Chi? Io?>>.
<<Sì. Tu non sei Italiano>>.
<<Come no? Sono Italiano. Perché, non ti sembro Italiano?>>.
<<No, è che hai la barba e poi i capelli colorati. Gli Italiani non portano la barba e i tuoi capelli sembrano più quelli di un Tedesco...>>.
<<Eh, vabbeh, forse adesso la barba si usa un po' di meno qui in Italia, ma che vuol dire? Comunque sono Italiano>>.
<<Ah bene. Allora siete strani voi Italiani>>.
<<Trovi? Come mai?>>.
<<Bah, per esempio, prendi le donne, qui tutte le donne fumano. Anche da noi ci sono donne che fumano, ma quelle che fumano stanno nei bar, negli hotel, capisci?>>.
<<Sì, capisco. Ma non è perché le donne italiane fumano che allora sono come le donne che in Eritrea stanno nei bar e negli hotel. Capito? Un attimo, c'è una differenza. Se in Eritrea una donna fuma significa una cosa, forse. Qui ne significa un'altra. Qui una donna se fuma non ti vuole far capire che aspetta solo che tu la corteggi perché è una donna che va con molti uomini. Fuma perché le va di farlo. Ma poi è una donna "normale">>.
<<Ah, ecco. Però è strano. Le donne non dovrebbero fumare..>>.
<<Beh, neanche gli uomini. Il fumo fa male a tutti, ma poi ognuno fa come gli pare..>>.
<<Uhm... Ma poi le donne fanno pochi figli qui in Italia, forse sarà perché fumano? In Italia 1-2 figli. In Africa 7-8..>>.
<<Eh, questo non lo so. Dici che c'è qualche collegamento tra le 2 cose? Forse psicologico, chissà. Dovresti chiedere a loro..>>. Non mi andava di contraddire la sua logica in tutto.
<<E poi, i bambini. Qui non obbediscono e fanno i capricci. In Africa i bambini obbediscono ai genitori, è impensabile il contrario>>.
<<Eh, sì, qualche differenza c'è tra l'Italia e l'Eritrea..>>.
<<Un bambino, in Africa, ascolta tutto quello che gli dicono il suo papà e la sua mamma e appena sono un po' più grandi aiutano i genitori a lavorare. Qui i figli non aiutano i genitori?>>.
<<Poco. Qui sono i genitori che aiutano i figli..>>. Ma qui avevo la risposta pronta, giusta o sbagliata, perché questa osservazione me la sono sentita fare già molte volte.
<<Ma sai perché, Tesfu?>>.
<<No, perché?>>.
<<Perché in Africa la ricchezza di una persona sta nella sua forza-lavoro. Quindi i figli, che sono più giovani e più forti, sono più ricchi dei genitori. Qui la ricchezza sta nei soldi, e i soldi stanno nelle banche e i conti correnti ce li hanno i genitori. Strano, ma semplice, non trovi?>>.
<<Sì, è vero, strano>>.
<<Ma tu sei sposato, hai bambini?>>.
<<Sì, ho 3 maschi di 5, 3 e 1 anno>>. Un sorriso gli si spalanca.
<<E non ti mancano?>>.
<<Oh sì, mi mancano tanto, anche mia moglie. Io tutte le sere mi mettevo per terra sul pavimento a giocare con loro. Sono venuto in Italia perché in Eritrea c'è la guerra. Dopo la liberazione nel 1991, quando il nostro Paese ha raggiunto l'indipendenza dall'Etiopia, abbiamo vissuto in pace solo 7 anni. Poi nel 1998 l'Etiopia ci ha dichiarato guerra perché vogliono ancora avere un controllo su di noi. Ci sono grandi problemi politici. Perciò sono venuto in Italia. Adesso devo imparare la vostra lingua. Poi voglio cercare un lavoro. E poi voglio far venire qua mia moglie e i miei figli..>>.
<<Beh, Tesfu, hai le idee chiare, ti auguro di realizzare presto tutti i tuoi sogni..>>.
<<Però c'è un'altra cosa che non mi spiego..>>.
<<Dimmi tutto..>>.
<<Noi in Eritrea siamo un popolo pacifico e accogliente, siamo sempre allegri e anche se ci sono tanti problemi, siamo felici. Noi sappiamo che l'Italia è il primo mondo, mentre noi siamo il terzo, giusto? Perciò noi pensiamo che qui sia un paradiso. Il mio Paese è in guerra. Se vado nel primo mondo lì mi aiuteranno, mi daranno lo status di rifugiato, mi daranno un po' di soldi, per cominciare, poi una casa, magari un lavoro. Invece, lo vedi, arrivo qua, adesso sono arrivato a Milano da una settimana e guarda.. Guarda come vivo.. Mi hanno dato un permesso umanitario di un anno, ma poi mi hanno abbandonato in mezzo alla strada. La gente mi guarda male. Sembra che abbiano odio verso di me. In queste notti dormo su quel vagone abbandonato del treno. Non ho soldi per mangiare. Ma questo non doveva essere il primo mondo? In Eritrea c'è la guerra, ma qui anche c'è la guerra, guarda la gente com'è cattiva, incattivita>>.
Avete presente il gelo nel sangue? Come rispondere a Tesfu? Con la risposta più banale, scontata (per noi) e brutta:
<<Tesfu, mi dispiace. Noi, qui, questo è il primo mondo in quanto a tecnologia e ricchezza, non in quanto a umanità.. Forse ti hanno spiegato male.. E comunque poi, la ricchezza ce l'hanno in pochi e quei pochi se la tengono stretta. E senza ricchezza è difficile comprarsi anche la tecnologia. In più non c'è umanità tra noi, hai ragione. Sono d'accordo con te, anche qui c'è la guerra..>>.
Tesfu è stato visitato dall'unità di medicina di strada del NAGA, un'associazione milanese. Ha prurito in molte parti del corpo. I medici dicono che però ha un'origine solo metabolica, dovuta alla cattiva alimentazione. Insomma, basterebbe alimentarsi normalmente per guarire. Gli hanno lasciato qualche ricostituente e qualche pomata. Gli hanno lasciato anche un indirizzo della zona dove giovedì sera potrà recarsi per iscriversi a un corso di Italiano. Tesfu, la tua scalata comincia da qui.