Da Capaci a Chiaiano --- 23 - 05 - 2008 - ROMA

In questi giorni di diluvio il Tevere era davvero in piena. Le banchine dell'argine erano tutte sommerse dall'acqua torbida e turbinosa. Al tempo stesso la realtà sotto il cielo si fa torbida e turbinosa. Ci si guarda intorno in cerca di un tronco nella corrente cui aggrapparsi. Ci sono cose su cui avrei voluto scrivere in questi giorni. Poi non l'ho fatto.
Avrei voluto parlare di quella sottile linea verdognola che delimita il nord Italia dal resto del Paese. Ciò che è avvenuto a Verona. Avrei voluto parlare dei rom che finiscono sulle pagine dei giornali divorati dagli stereotipi, perché a loro un contraddittorio non si concede, né hanno uffici stampa o ambasciatori per protestare, perché uno Stato non ce l'hanno, né l'hanno mai avuto, né l'hanno mai desiderato. Avrei voluto parlare del "Casilino 900" dove sono stato, uno dei più grandi insediamenti rom di Roma, 600 persone, la maggior parte delle quali in Italia da decenni, ormai 2 generazioni di persone nate e vissute in un campo, nelle baracche, da clandestini, da cittadini considerati irregolari. Invisibili che d'un colpo, come una beffa, si trovano a essere latitanti. Latitanti, sì, in quanto non avere documenti ora diventa reato in Italia, pertanto i bambini di lì e i loro padri e madri sono criminali, non appena vengono al mondo. Eppure mi sento come se fossimo noi i latitanti, che in decenni non siamo riusciti a costruire ponti con queste persone. Siamo noi che abbiamo latitato.
Avrei voluto parlare del governo italiano che si risente delle osservazioni dei colleghi spagnoli, mentre quando sono i colleghi vaticani a commentare non hanno lo stesso spirito d'indipendenza.
Oggi è il sedicesimo anniversario della strage di Capaci, dove il potere dello Stato soccombeva di fronte al potere di un inganno che come una verme si nutriva dal di dentro del corpo del Paese fino a diventare il Paese stesso. Oggi, a distanza di 16 anni, quanto mai è evidente. Il potere che non ha saputo (o potuto) giudicare un potere a sé antitetico, ha finito per soccombere di fronte a quel potere che per prevalere non aveva altra via se non quella di cambiare la legge. Ed è proprio quello che ha fatto e continua a fare. Quanto mi sembra vicino quel 23 maggio 1992!! Tutto nasce da lì, questo regime con i guanti, per cui chi contesta è una minoranza e pertanto va repressa.
Domani si va a Napoli. Sulle barricate. A vedere se chi contesta è davvero una minoranza. A vedere dove il potere perde la legittimità e rimane nudo con l'unica forza che gli rimane, quella della violenza. E forse davvero, lo scontro sarà tra la legittimità e la legalità. Constatarlo il 23 maggio mi sembra paradossale, Giovanni Falcone chissà se questo lo avrebbe immaginato.
GUARDA IL FILM "LA MEMORIA HA UN COSTO"
PRIMA PARTE
SECONDA PARTE
TERZA PARTE
QUARTA PARTE

sviluppato dalla MFM - ottimizzato per una visione a 1024x768 su Mozilla Firefox