Il soggiorno a Istanbul ha preso il largo, per usare un’espressione marinaresca. Non basterebbero credo 2 giorni per raccontare tutte le cose che sono successe oggi. Comunque ci provo. Anzi, a dire il vero, dovrei cominciare da ieri sera, dopo aver finito di scrivere. Güncel e io dormiamo nella stessa stanza. Lui ha solo 23 anni, quindi è di 10 più giovane di me!!! Eppure credeva che io fossi molto più giovane!! In ogni caso, ieri sera si è messo a seguire un programma televisivo sulla rete. Ovviamente io non capivo niente ma percepivo la sua apprensione. Così mi sono deciso a chiedere cosa stessero dicendo:
<<Sai, gli islamisti stanno cercando di prendere più potere qui in Turchia e questo non va bene>>.
Io attendevo da lui ogni aggiornamento dal programma che stava seguendo.
<<Sai, gli islamisti sono di destra>>.
<<Eh, ma anche noi in Italia abbiamo problemi con i nostri “islamisti”. Anche in Italia ci sono i religiosi fanatici nella vita politica>>.
La cosa l’ha colpito.
<<Ma sono di destra anche in Italia?>>.
<<Ehm, sì, cioè, i religiosi in Italia si dichiarano di centro, perché “destra” in Italia significa fascismo e con la parola “fascismo” (per fortuna) per il momento si fanno ancora pochi voti. Ma la sostanza non cambia. Basta cambiare le parole. Basta dichiararsi di centro e fare politiche di destra, il risultato non cambia. E poi, c’è un’altra cosa. In Italia abbiamo uno Stato, il Vaticano, che non è Italia, ma pretende di fare politica in Italia. Perciò a parole si dichiara neutro, in modo che se nella malaugurata ipotesi alle elezioni vincesse la sinistra, il Vaticano può comunque pretendere di influenzare anche la sinistra. Ma in realtà il Vaticano è di destra.. Furbi, no?>>.
<<Uhm, interessante..>>.
Veniamo a oggi.
Alle 11 da solo ho preso il metrò da Sisli fino a Taksim. Da Taksim ho preso la funicolare fino a Baktas. Da Baktas ho preso il tram fino a Karaköy. Da Karaköy ho preso il traghetto fino a Kadiköy, sulla sponda asiatica. Qui si è tenuta la manifestazione contro la guerra in Iraq nel quinto anniversario dell’inizio della guerra.
La polizia era schierata di tutto punto con i blindati, il corteo gridava forte, la bandiera americana è stata bruciata come di rito, per entrare nella piazza finale della manifestazione (recintata con una vera e propria muraglia di inferriate allestite per l’occasione) si doveva passare sotto a dei “metal-detector” come quando si entra in aeroporto.
Ad un certo punto ha squillato il telefono. Era Öhzan, e da questo momento in poi la giornata (o forse questa trasferta) è cambiata.
Öhzan è un amico carissimo di Enis, un ragazzo turco che ho conosciuto lo scorso novembre a New York all’ArteEast Festival. E’ un video-attivista ma anche un chitarrista in un gruppo che rifà in turco canzoni rivoluzionarie da tutto il mondo.
<<Cosa ne pensi della manifestazione? Non è male..>>, gli ho chiesto.
<<Mah, sai, ormai non costa niente fare queste manifestazioni e comunque non si arriva a nessun punto, le cose non cambiano. Non è come qualche anno fa quando la polizia ci caricava e si rischiava di essere sfigurati. Adesso guarda, siamo qui a prendere il sole, si chiacchiera, si scherza, c’è un concerto, sembra di stare ad un “pic-nic”>>.
<<E il “metal-dector”?>>.
<<Beh, quella è scenografia. Hai visto un posto pubblico a Istanbul dove non ci sia un “metal-detector” all‘ingresso?>>.
<<Beh, in effetti..>>. In effetti, anche per salire su qualsiasi mezzo pubblico, se non c’è il “metal-detector”, c’è almeno un poliziotto con un affare in mano che te lo passa addosso o sopra lo zaino per verificare che non nascondi armi o esplosivo.
Durante quello che Özhan ha definito un “pic-nic”, lui stesso mi ha presentato a decine di persone. Alla fine, con i suoi amici più stretti, siamo andati a mangiarci una cosa in zona, a Kadiköy. E dove siamo finiti? Non ci volevo credere: a “Yanya”, il ristorante del giorno prima (che per essere precisi si chiama “Yanyali”, perché Yanya è il paese al confine tra Grecia e Albania di cui il fondatore era originario, ma “Yanyali” significa “proveniente da Yanya”). A pranzo il ristorantino era pieno, c’era un solo tavolo libero. Quale? Esattamente quello di ieri sera!! E su quale sedia mi sono seduto? Sulla stessa di ieri sera!!!!! A quel punto ho ordinato le stesse cose.. E poi dicono che Istanbul è sterminata!!!!
Dopo pranzo siamo andati all’appartamento di Öhzan che condivide con alcuni suoi amici. Sono un gruppo molto affiatato. Si dichiarano vicini alla “quarta internazionale”, ma (aggiungo io) in un’interpretazione post-moderna e mediterranea-orientale. Mentre eravamo intorno al tavolino del salone, seduti su divano, poltrone, sedie, a terra, tra un paio di fisarmoniche e una strano banjo orientale “fretless”, Özhan si è alzato e ha messo una musica.
<<Dimmi se questa canzone è cantata in Italiano, non siamo riusciti a capirlo>>.
Non era l’originale, era un versione rifatta chissà da chi, molto credibile ed efficace. Un po’ nascoste tra i ricami di violini, fisarmoniche e “darabuke”, cerco di cogliere le parole.
<<Ehi, ma questo è napoletano! E’ il dialetto di Napoli! E la canzone la conosco. Questa è "Caravan Petrol" di Renato Carosone..>>.
<<Sì!!!! Ne avevamo il sospetto, ma, sai, noi non capiamo l’Italiano e comunque questo è un dialetto..>>.
<<Sai, gli islamisti stanno cercando di prendere più potere qui in Turchia e questo non va bene>>.
Io attendevo da lui ogni aggiornamento dal programma che stava seguendo.
<<Sai, gli islamisti sono di destra>>.
<<Eh, ma anche noi in Italia abbiamo problemi con i nostri “islamisti”. Anche in Italia ci sono i religiosi fanatici nella vita politica>>.
La cosa l’ha colpito.
<<Ma sono di destra anche in Italia?>>.
<<Ehm, sì, cioè, i religiosi in Italia si dichiarano di centro, perché “destra” in Italia significa fascismo e con la parola “fascismo” (per fortuna) per il momento si fanno ancora pochi voti. Ma la sostanza non cambia. Basta cambiare le parole. Basta dichiararsi di centro e fare politiche di destra, il risultato non cambia. E poi, c’è un’altra cosa. In Italia abbiamo uno Stato, il Vaticano, che non è Italia, ma pretende di fare politica in Italia. Perciò a parole si dichiara neutro, in modo che se nella malaugurata ipotesi alle elezioni vincesse la sinistra, il Vaticano può comunque pretendere di influenzare anche la sinistra. Ma in realtà il Vaticano è di destra.. Furbi, no?>>.
<<Uhm, interessante..>>.
Veniamo a oggi.
Alle 11 da solo ho preso il metrò da Sisli fino a Taksim. Da Taksim ho preso la funicolare fino a Baktas. Da Baktas ho preso il tram fino a Karaköy. Da Karaköy ho preso il traghetto fino a Kadiköy, sulla sponda asiatica. Qui si è tenuta la manifestazione contro la guerra in Iraq nel quinto anniversario dell’inizio della guerra.
La polizia era schierata di tutto punto con i blindati, il corteo gridava forte, la bandiera americana è stata bruciata come di rito, per entrare nella piazza finale della manifestazione (recintata con una vera e propria muraglia di inferriate allestite per l’occasione) si doveva passare sotto a dei “metal-detector” come quando si entra in aeroporto.
Ad un certo punto ha squillato il telefono. Era Öhzan, e da questo momento in poi la giornata (o forse questa trasferta) è cambiata.
Öhzan è un amico carissimo di Enis, un ragazzo turco che ho conosciuto lo scorso novembre a New York all’ArteEast Festival. E’ un video-attivista ma anche un chitarrista in un gruppo che rifà in turco canzoni rivoluzionarie da tutto il mondo.
<<Cosa ne pensi della manifestazione? Non è male..>>, gli ho chiesto.
<<Mah, sai, ormai non costa niente fare queste manifestazioni e comunque non si arriva a nessun punto, le cose non cambiano. Non è come qualche anno fa quando la polizia ci caricava e si rischiava di essere sfigurati. Adesso guarda, siamo qui a prendere il sole, si chiacchiera, si scherza, c’è un concerto, sembra di stare ad un “pic-nic”>>.
<<E il “metal-dector”?>>.
<<Beh, quella è scenografia. Hai visto un posto pubblico a Istanbul dove non ci sia un “metal-detector” all‘ingresso?>>.
<<Beh, in effetti..>>. In effetti, anche per salire su qualsiasi mezzo pubblico, se non c’è il “metal-detector”, c’è almeno un poliziotto con un affare in mano che te lo passa addosso o sopra lo zaino per verificare che non nascondi armi o esplosivo.
Durante quello che Özhan ha definito un “pic-nic”, lui stesso mi ha presentato a decine di persone. Alla fine, con i suoi amici più stretti, siamo andati a mangiarci una cosa in zona, a Kadiköy. E dove siamo finiti? Non ci volevo credere: a “Yanya”, il ristorante del giorno prima (che per essere precisi si chiama “Yanyali”, perché Yanya è il paese al confine tra Grecia e Albania di cui il fondatore era originario, ma “Yanyali” significa “proveniente da Yanya”). A pranzo il ristorantino era pieno, c’era un solo tavolo libero. Quale? Esattamente quello di ieri sera!! E su quale sedia mi sono seduto? Sulla stessa di ieri sera!!!!! A quel punto ho ordinato le stesse cose.. E poi dicono che Istanbul è sterminata!!!!
Dopo pranzo siamo andati all’appartamento di Öhzan che condivide con alcuni suoi amici. Sono un gruppo molto affiatato. Si dichiarano vicini alla “quarta internazionale”, ma (aggiungo io) in un’interpretazione post-moderna e mediterranea-orientale. Mentre eravamo intorno al tavolino del salone, seduti su divano, poltrone, sedie, a terra, tra un paio di fisarmoniche e una strano banjo orientale “fretless”, Özhan si è alzato e ha messo una musica.
<<Dimmi se questa canzone è cantata in Italiano, non siamo riusciti a capirlo>>.
Non era l’originale, era un versione rifatta chissà da chi, molto credibile ed efficace. Un po’ nascoste tra i ricami di violini, fisarmoniche e “darabuke”, cerco di cogliere le parole.
<<Ehi, ma questo è napoletano! E’ il dialetto di Napoli! E la canzone la conosco. Questa è "Caravan Petrol" di Renato Carosone..>>.
<<Sì!!!! Ne avevamo il sospetto, ma, sai, noi non capiamo l’Italiano e comunque questo è un dialetto..>>.
L'Italia in cui mi riconosco passa anche da Carosone, è quell'Italia che mi permette di parlare la stessa lingua e sentire le stesse emozioni in ogni angolo del Mediterraneo. E in ogni angolo del Mediterraneo la gente si sorprende con piacere di questo "Italiano" ricondotto a "casa", lontano dalle sirene atlantiche, e mi spalancano la loro ospitalità (una sorta di Pinocchio tra i burattini di Mangiafoco).
E poi mi ha raccontato la presunta storia di questa canzone. Che sia vero o no, Özhan dice che in realtà è una canzone cipriota, o perlomeno nata a Cipro. Probabilmente in una bettola dove erano soliti darsi appuntamento (in stile peggiori bar di Caracas) le peggio ciurme del Mediterraneo di ritorno da India e Arabia, appena sbucate dal canale di Suez. Era un modo per ritrovarsi e festeggiare il ritorno nel mare di “casa”: Libanesi, Turchi, Greci, Montenegrini, Napoletani, Algerini e quanti altri. Si vede che però poi la versione più riuscita dev’essere stata quella in napoletano. Chissà se questa è una storia vera o solo una leggenda.
Verso il tramonto sono rientrato a Sisli, dopo un’altra traversata mozzafiato in traghetto. Per la serata era prevista una cena in un ristorante di Taksim con suonatori tradizionali. Alla festa partecipavano i compagni di università di Güncel e Christina e Senem (che durante il giorno sono state all’Aya Sofia) si sono aggregate. All’inizio la combriccola era un po’ diffidente, più o meno tutti i compagni di Güncel erano con fidanzatina al seguito, insomma un paesaggio quasi piccolo-borghese. E’ bastato che il “raki” (versione turca che deve aver ispirato la “rakia” jugoslava, un nome una fama, acquavite purissima, ben altra cosa in ogni caso di questo preparato alcolico all‘anice), insomma che il “raki” facesse il suo effetto e i musicisti cominciassero a scaldarsi che le categorie sono saltate completamente. Già dopo mezz’ora in realtà non mangiava più nessuno. La tavolata era a ferro di cavallo e noi tutti nel mezzo a ballare come i pazzi sotto i colpi della “darabuka”, i ricami del violino elettrico e le scale del “kanun”, una specie di ghironda orientale, tenuta sulle gambe e pizzicata in maniera magistrale. La cosa divertente è che nonostante l’occasione propensa, della ventina di commensali gli unici 3 a fumare eravamo i 3 non turchi. Queste nuove generazioni turche irriconoscenti!! Molti di loro avevano esperienze di Erasmus all’estero e un paio parlavano Italiano per aver studiato un anno a Firenze. In compenso scorrevano litri di alcol a tariffa fissa. E qui è emersa una notizia che in parte spiega l'apprensione di Güncel ieri sera di fronte al programma che parlava dell'avanzata degli islamisti:
Verso il tramonto sono rientrato a Sisli, dopo un’altra traversata mozzafiato in traghetto. Per la serata era prevista una cena in un ristorante di Taksim con suonatori tradizionali. Alla festa partecipavano i compagni di università di Güncel e Christina e Senem (che durante il giorno sono state all’Aya Sofia) si sono aggregate. All’inizio la combriccola era un po’ diffidente, più o meno tutti i compagni di Güncel erano con fidanzatina al seguito, insomma un paesaggio quasi piccolo-borghese. E’ bastato che il “raki” (versione turca che deve aver ispirato la “rakia” jugoslava, un nome una fama, acquavite purissima, ben altra cosa in ogni caso di questo preparato alcolico all‘anice), insomma che il “raki” facesse il suo effetto e i musicisti cominciassero a scaldarsi che le categorie sono saltate completamente. Già dopo mezz’ora in realtà non mangiava più nessuno. La tavolata era a ferro di cavallo e noi tutti nel mezzo a ballare come i pazzi sotto i colpi della “darabuka”, i ricami del violino elettrico e le scale del “kanun”, una specie di ghironda orientale, tenuta sulle gambe e pizzicata in maniera magistrale. La cosa divertente è che nonostante l’occasione propensa, della ventina di commensali gli unici 3 a fumare eravamo i 3 non turchi. Queste nuove generazioni turche irriconoscenti!! Molti di loro avevano esperienze di Erasmus all’estero e un paio parlavano Italiano per aver studiato un anno a Firenze. In compenso scorrevano litri di alcol a tariffa fissa. E qui è emersa una notizia che in parte spiega l'apprensione di Güncel ieri sera di fronte al programma che parlava dell'avanzata degli islamisti:
<<Mio padre ha una tenuta di Shiraz, è un vino eccezionale..>>.
Eh, già, l'Islam è una vera rovina per i viticoltori. Mi ricordo qualche anno fa, stavo facendo riprese durante una festa di paese in Veneto e il parroco locale di fronte all'amministrazione locale leghista e ai suoi fedeli paranoicamente sotto assedio islamico sentenziò:"E ricordate: finché ci sarà il Cristianesimo ci sarà vino per tutti!!". Salute!
Passata la mezzanotte abbiamo lasciato la notte di questi studenti di buona famiglia al loro destino di coppiette e ci siamo spostati solo di isolato, sempre a Taksim, e abbiamo raggiunto Özhan e gli altri, anche loro da queste parti, in uno delle centinaia di locali malfamati del posto. Taksim è una sorta di “Vomero” (il quartiere bene sul monte a Napoli) ma con una capacità devastante la notte più volte maggiore. E’ un quartiere ricco, posizionato in alto, lontano dal tran-tran, ma la notte diventa una bolgia e le centinaia di locali traboccano di musicisti, alcol, fumo.
Così anche Güncel, Christina e Senem hanno conosciuto Özhan e gli altri. Abbiamo ballato come i pazzi fino alle 3 di notte e, come si dice dalle mie parti, abbiamo chiuso il locale. Özhan è davvero una di quelle persone che ringrazi il cielo per averti mandato un amico così (e ci conosciamo da meno di un giorno!!). Questa è la filosofia mediterranea.
Alla fine appuntamento a domani verso le 2 sempre a Kadiköy, dove Özhan e gli altri sono in studio per registrare delle canzoni rivoluzionarie in turco e mi hanno chiesto una consulenza su quelle italiane.
Nel tardo pomeriggio invece torno a Taksim per un incontro interessante. Ne scriverò domani. Istanbul chiama.
Così anche Güncel, Christina e Senem hanno conosciuto Özhan e gli altri. Abbiamo ballato come i pazzi fino alle 3 di notte e, come si dice dalle mie parti, abbiamo chiuso il locale. Özhan è davvero una di quelle persone che ringrazi il cielo per averti mandato un amico così (e ci conosciamo da meno di un giorno!!). Questa è la filosofia mediterranea.
Alla fine appuntamento a domani verso le 2 sempre a Kadiköy, dove Özhan e gli altri sono in studio per registrare delle canzoni rivoluzionarie in turco e mi hanno chiesto una consulenza su quelle italiane.
Nel tardo pomeriggio invece torno a Taksim per un incontro interessante. Ne scriverò domani. Istanbul chiama.