Il ritorno da Istanbul e' stato brusco, non c'e' che dire. D'altronde e' sempre cosi' che va quando un viaggio sa esprimere fino in fondo le proprie prerogative, tra queste soprattutto quella di lasciare il viaggiatore come una persona diversa da quella che era partita. Ritornare la' dove si era partiti (o nei paraggi) diventa allora un contraccolpo. Non e' stato facile separarsi da tutti i ragazzi conosciuti in questi giorni e frequentati come fratelli, come amici di lunga data. Se qualcosa e' davvero cambiato allora dovra' trovare un suo spazio nel prossimo futuro. D'ora in avanti Istanbul e' un po' anche casa mia, o forse meglio, casa mia sta un po' anche a Istanbul.
Tra tutti i ritorni bruschi che si potevano incontrare l'atterraggio a Basilea e' stato tra i piu' traumatici. Istanbul-Basilea e' una delle linee aeree piu' economiche sulla tratta Bosforo-Europa. Per una questione di coincidenze la partenza per Roma sara' solo venerdi'. Percio' ne ho approfittato per venire a trovare degli amici qui a Friburgo. Una volta atterrato all'aeroporto di Basilea, mi sono accorto che la scheda telefonica turca non funziona in Europa. I miei soldi contanti erano praticamente finiti (la carta di credito mi e' stata rubata a Istanbul). Quando sono arrivato alla stazione dei treni di Friburgo dopo 45 minuti di viaggio da Basilea, come potevo avvisare di essere arrivato? Ho dovuto racimolare tutti gli spiccioli delle lire turche e cercare un cambio. Ben 2 banche si sono rifiutate di cambiarmi i soldi non appena hanno sentito "lire turche" (ma che cambiano allora, solo i franchi svizzeri?), alla fine ho trovato uno sportello di "invio soldi a distanza" dove il tipo prima ha storto la bocca sentendo "lire turche", poi ha accettato, ma quando ha visto la somma mi ha trattato da pezzente. Il cambio faceva 7.55€. Mi sono bastati, la carta del telefono pubblico costa 5, ho subito chiamato e mi sono fatto venire a prendere alla stazione. Alla faccia sua.
Qui in Europa essere in difficolta' e' diventata una colpa. Il sottotesto pare essere: "ragazzo, qui il meccanismo funziona a meraviglia, se qualcosa ti va storto e' perche' tu hai osato mettere in discussione il meccanismo e percio' se hai pensato di ribellarti al sistema questo e' il giusto prezzo che devi pagare". Una sorta di morale calvinista applicata ai giorni nostri (e da queste parti siamo proprio nella culla di tale pensiero). Tant'e'.. Comunque grazie, mi tengo il prezzo da pagare e lo pago con il sorriso (lo stesso sfoggiato all'agente di cambio schifiltoso), non sara' mai il prezzo che si paga facendo la rotella astiosa del meccanismo.
Chissa' perche' mi sono convinto con il tempo a furia di viaggiare che ogni inconveniente non e' altro che un'inaspettato fecondo cambio di programma che consente di incontrare cose di cui altrimenti si sarebbe persino dubitato l'esistenza. Si tratti di persone, di posti, di insegnamenti. E' quel contatto diretto con l'imponderabile, sempre molto piu' fantasioso e generoso di ogni pur dettagliato programma della vigilia. Il viaggio, non c'e' niente da fare, e' un mestiere orientale. L'europeo quando viaggia si porta l'Europa appresso, al triplo del costo, snaturando i posti che incontra e precludendosi l'incontro. L'imperativo e': "non voglio sorprese, devo sentirmi sempre come a casa mia, nel senso che dovunque arrivo comando io". Allora non e' piu' viaggio, e' colonizzazione. E questa l'Europa la sa fare meglio di chiunque altro. Ma questo e' un lungo discorso.
In questi giorni a Istanbul ho realizzato 2 corrispondenze per "Scirocco", la trasmissione radiofonica del caro amico Khaldoun. Si possono ascoltare entrambe qui sotto, compresa l'ultima registrata solo ieri.