Uno strato nuvoloso gonfio passa sorvolando Verona e le porta un'ombra di paure. Si rincorrono tra l'Arena e Castelvecchio e seguendo il corso dell'Adige dal ponte scaligero toccano il Duomo e piazza delle Erbe e si perdono infine con il fiume per la pianura. Pare che voglia piovere, piovere forte e scaricarsi di qualsiasi cosa perché gonfio così. Pare che qualcosa stia per accadere e gli sguardi dei passanti del sabato pomeriggio si perdono oltre i tetti, a scrutare cosa farà tra i chiaroscuri delle pieghe del cielo in corsa sopra le nostre teste.
Riporto la gentile risposta dell'inviata del quotidiano "La Repubblica" Francesca Caferri, autrice di un'interessante intervista a Michel Aoun, candidato alle imminenti elezioni presidenziali in Libano. Intervista che qualche giorno fa ho definito "fantasma", in quanto scomparsa dal sito del quotidiano e mai pubblicata sulla versione in edicola. Ecco le sue parole:
<<Ci sono stati problemi di riduzione delle pagine nella serata. Purtroppo, non e' stato possibile procedere altrimenti.... Francesca Caferri>>.
Certo mi ero fatto prendere un po' dalle congetture. Possono essere state tutte infondate, come testimonia la gentile risposta. A pensar male è peccato, giusto?
Intanto il festival del documentario per il quale Ist'imariyah è stato selezionato secondo l'ultima comunicazione pervenuta tramite posta elettronica è stato spostato dai primi di novembre a dicembre (ma non esistono ancora date certe). Anche qui probabilmente sarà inutile farsi congetture, sarà occorso qualche banale inconveniente agli organizzatori del festival. Cerco di farmene una ragione. Tra poco iniziano le elezioni in Libano. Sembra che questo cielo di Verona carico di foschi presagi mi voglia infondere questo stato di agitazione e di attesa elettrica.
Luca ha scritto una riflessione per Kapdkjumb sul nostro comico messianico nazionale, il grillo parlante, quello che riempie i vuoti della politica. Ha scritto segnalando uno degli ultimi interventi in cui si dice che i rom sono "una bomba a tempo", che i confini della Patria sono stati "sconsacrati", che occorrerebbe una moratoria sulla Romania in Europa.
Luca riprende un pensiero del congitivismo e scrive: <<Negli uomini un segnale verbale di pericolo può avere la stessa efficacia di un allarme visivo>>. Come in tutte le bestie di branco, aggiungerei io. E così parole come "slavo" o "rom" diventano segnali di pericolo. Ho il sospetto che più che il pericolo in sé sia l'effetto neurologico provocato sulla gente ciò che più interessa della questione. Il pericolo genera una situazione di emergenza, l'emergenza una situazione di panico costante, di confusione, di leggi speciali, di mancanza di comprensione, di irrazionalità, di giustizialismo, di legge del più forte. poi che il pericolo sia reale o presunto, è un dettaglio. Non so davvero dove voglia andare a parare il grillo parlante e tantomeno credo possa interessare qui.
Certo che definire la presenza dei Rom in Italia una "bomba a tempo" mi pare come affermare una propria complicità, dal momento che il problema non compare improvviso e inaspettato sulle pagine dei giornali oggi. Le migrazioni dall'Est europeo verso l'Italia sono cominciate in modo massiccio a metà degli anni '90. Verso la fine di quel decennio già giravo per le periferie delle metropoli italiane. E già allora le ruspe agivano ignorate da chi oggi "ha paura" e "avverte pericolo", e agivano per abbattere ogni miserevole forma di alloggio umano, tanto quanto oggi, 10 anni dopo. E me ne stavo lì a pormi domande su come fosse possibile tutto questo mentre una sensazione infernale impregnata sui vestiti mi avvolgeva, tale e quale al puzzo di un qualisasi accampameno umano di ogni latitudine e tempo senza condizioni minime quali corrente elettrica e acqua corrente. Quasi 10 anni più tardi i Rom sono diventati una "bomba a tempo", un bomba a tempo sprecato, aggiungerei. Sempre con quei vestiti impregnati di puzzo infernale mi chiedevo impotente insieme ad altri quali fossero le cause e quali le soluzioni. E in quei mesi, in quegli anni, ho imparato a conscere un popolo, le loro abitudini, le loro paure, i loro desideri. E tra i loro desideri ho trovato: una casa, una scuola per i figli, un lavoro per i mariti. Tutto molto banale ma sorprendente. I Rom di oggi hanno smesso il nomadismo a favore di una sedentarietà rurale, miserevole a volte in una misera campagna romena. Una sedentarietà pur sempre spaesata, schiantata, inevitabilmente, alle porte delle grandi città italiane, come quella degli Italiani emigrati che potevano sbarcare a New York nell'800. Ed è vero, i Rom rubano, come tutti, ma non stampano giornali dove poter denunciare quei mafiosi che hanno aperto cantieri con le bustarelle alle periferie della città pagando 4 € l'ora manovalanza al nero per spaccarsi le mani senza nessuna forma di tutela e tante volte neanche un tetto sotto il quale andare a riposare a fine giornata. Mentre non appena un Rom ruba in una casa è sbattuto sui giornali di noialtri. Se un Italiano è investito da un Rom ubriaco, il Rom finisce dritto sui giornali. Se un Italiano sfrutta a sangue generazioni di Rom in un cantiere non c'è stampa Rom a denuncialro. Tutta qua la differenza.
E' questa la "bomba a tempo". Una bomba che ha contato i minuti uno a uno, trascorsi tra la notte dei tempi (o anche solo la metà degli anni '90) e oggi, scandendo la paura goccia a goccia, in fuga dalle ruspe e dalle percosse impunite di qualche agente dell'ordine testa calda, dai presidi delle scuole che hanno rifiutato le iscrizioni dei loro figli perché oltre a essere Rom "puzzavano un pochino" non avendo nemmeno l'acqua corrente nelle fatiscenti periferie metropolitane. Questa bomba forse sta per esplodere, però il conto alla rovescia è stato pagato tutto. E, sia detto per inciso, quando la bomba esploderà, quando partirà la sarabanda di pogrom per tutto lo stivale, a bruciare arrostiti nel grande falò nazionalpopolare non saremo noi. Per noi è previsto fuoco lento, della durata su per giù di una vita.
Noi non abbiamo fatto nulla per disinnescare la bomba in 10 anni, anzi, troppo presi nel nostro produci-consuma-crepa, ne abbiamo posto le premesse. Ci ha dato fastidio il rumore delle lamiere delle roulottes accartocciate dalle ruspe sotto casa, ci ha dato fastidio il lavavetri al semaforo. Ci ha dato fastidio capire. Adesso dobbiamo solo dire "sì", basta un lieve piccolo cenno della testa e i satrapi ci porgeranno sul piatto la testa del prossimo capro espiatorio per sfogare le ansie e le frustrazioni della nostra marcia società. I pogrom sono pronti. A Norimberga noi non ci andremo mai. Quando capiremo che il vero nemico sta dentro di noi e si chiama "indifferenza", che è per questo che il Potere gongola? Quando smetteremo di essere "così coglioni da non capire che non ci sono Poteri buoni", che è proprio per questo non capire che avremo sempre le bombe sotto casa? Allora forse sarà troppo tardi.
"Per quanto voi vi crediate assolti, siete per sempre coinvolti" (Fabrizio De Andrè).