Baricentro turco --- 20 - 03 - 2008 - ISTANBUL (TURCHIA)

E’ ormai mezzogiorno. Özhan, Çagdas e Seçkin sono da poco usciti di casa per andare chi all’università chi al lavoro. Christina ancora dorme e Senem gira per la casa. Abbiamo fatto le 4 passate. Ma la giornata ieri è stata lunga, imprevedibile, ma assai divertente. Özhan era arrivato al mattino presto da Ankara e si era buttato sul divano sulla terrazza a recuperare un po’ di sonno. Ci ha poi raccontato che sul treno aveva passato la notte insieme ad una compagnia di transessuali (l’anno scorso c’è stato il primo Gay Pride della storia qui a Istanbul) che avevano fatto baldoria per tutto il tempo e perciò in pratica non aveva chiuso occhio.
Al risveglio ho illustrato la mia proposta a Özhan e anche le mie difficoltà. La sua risposta è stata:
<<In questi giorni ho in programma di andare nei cantieri alle periferie di Istanbul per portare avanti una ricerca per l’Università sul tema della sicurezza sul lavoro. Ti porterei anche volentieri, ma gli operai sfruttati nei cantieri accettano di parlare solo se scriviamo su un taccuino ciò che loro ci dicono, senza videocamera ma anche senza registratore vocale, perché hanno troppa paura delle ritorsioni dei capi-cantiere. In ogni caso magari sabato posso essere a tua disposizione. Per quanto riguarda il pernottamento, fratello, non ci devi neanche pensare: questa è casa tua>>.
Per la giornata era prevista una sessione in studio di registrazione del loro neo-costituito gruppo musicale, il progetto di rifare canti rivoluzionari di tutto il mondo cantati in turco.
In studio ci ha raggiunti anche Luca, che con Özhan ha preso accordi per aprire una collaborazione tra le loro università di socio-antropologia di Napoli e Ankara.
Ad un certo punto Özhan mi chiede:
<<Sai la tua richiesta di collaborazione che mi hai chiesto? Bene. Io ho accettato. Ma te ne chiedo una in cambio. Perché non incidi per noi una traccia di basso?>>.
Avevo fatto ascoltare loro qualche giorno fa alcuni miei pezzi da “Odissee infrante”. Loro ne erano andati letteralmente pazzi. Così in poco tempo abbiamo recuperato un basso e mi sono studiato il pezzo. In una mezz’oretta aveva già fatto. Il canto era “A las barricadas”, un canto della rivoluzione spagnola del 1936, che nella prima versione della storia in Turco da loro trascritta è diventato “Hayde Barrikata”. La mia incisione è stata molto gradita, tanto che mi hanno proposta di ripassare nel tardo pomeriggio di oggi per un’altra incisione.
Verso sera Luca è tornato a Taksim perché aveva promesso a Kenan e Gabor di preparare una cena italiana (ognuno cerca di guadagnarsi l’ospitalità nei modi più svariati) mentre ci hanno raggiunti Christina e Senem.
Finita la registrazione, verso le 11 di sera, siamo andati in una birreria e abbiamo mangiato qualcosa. Özhan e gli altri mi hanno caldamente incoraggiato a rimettere in piedi il gruppo e mi hanno invitato a partecipare ad un festival musicale a giugno a Izmit, a 100 km da Istanbul, di cui loro sono tra gli organizzatori. Wow. Incredibile scoprire che il baricentro dei Krosmos sta qui in Turchia. Sapevo che doveva essere da qualche parte nel Mediterraneo, che da qualche parte quella musica avrebbe acquistato un significato.
Dopo la birreria siamo rientrati a casa, abbiamo preso una bottiglia di vodka, una di succo d’arancia e birre e siamo stati fino alle 4, appunto, cantando e suonando canti internazionalisti e guardando alcuni video tra cui quello di un’occupazione dell’università di Ankara nel 2004 durante la quale 2 poliziotti sono stati sequestrati dagli studenti per 8 ore.
E’ strano trovare il proprio baricentro all’improvviso in un posto lontano da casa. Rassicura e sconcerta al tempo stesso. Sconcerta perché uno si chiede perché ci è voluto tanto tempo per trovarlo.

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