L'argomento di cui voglio parlare oggi non è di facile inquadratura, né di facile comprensione. E' uno di quegli episodi sui quali si vorrebbe soprassedere e passare rapidamente oltre. E così sarà fatto, una volta sezionato in tutti i suoi aspetti e una volta trattenuti soltanto quegli elementi che possono essere d'insegnamento. Il resto si butta. Il più rapidamente possibile. Come una sostanza nociva per l'organismo espulsa per la salute del corpo.
Nei pressi di Vicenza, in località Longare, esiste un insediamento militare americano, battezzato dagli stessi "Site Pluto". La sua storia la si può leggere nella pagina cui rimanda il contatto attivato pigiandoci sopra la parola. "Site Pluto" è uno dei misteri più profondi della questione legata al Dal Molin, l'aeroporto dove, secondo i piani del Pentagono avallati dal governo italiano, dovrebbe sorgere la nuova base militare. Il sito in questione sorge in una grotta naturale di oltre 30mila mq, ulteriormente allargata a partire dal 1954, anno in cui il governo italiano cedette questo sito all'esercito americano perché vi impiantasse appunto una base militare.
Secondo una ricerca di William Arkin, editorialista del Washington Post ed ex-consulente della sicurezza militare americana, prodotta attraverso la consultazione di documenti ufficiali del Pentagono desecretati di recente, dal 1954 al 1992 furono stoccate a "Site Pluto" non meno di 200 bombe atomiche, in seguito a un patto segreto firmato dai 2 governi, americano e italiano. Il 26 marzo 1992 venne celebrata la cerimonia ufficiale di chiusura del sito, che però non è mai stato veramente smantellato. Non solo, lo stesso Arkin riporta che nel 2001 sarebbe stato infatti firmato un nuovo accordo tra Usa e Italia denominato "Stone Ax" per lo stoccaggio di testate nucleari sul territorio italiano. Attualmente si sa che tra la base di Ghedi e quella di Aviano vi sono circa 90 bombe atomiche. Presumibilmente anche a "Site Pluto" (sempre ammesso che siano stati davvero smantellati) verranno di nuovo impiantati ordigni nucleari. Il fatto che questi accordi siano definiti segreti significa che non sono passati mai attraverso l'approvazione del parlamento italiano, la qual cosa legittima i cittadini italiani, solo che abbiano una qual forma di dignità e non un atteggiamento servile, a considerare il proprio Stato a sovranità limitata.
Bene. Circa un mese fa mi sono recato a Vicenza per realizzare un servizio per la tv americana Current, in particolare per il canale italiano dell'emittente che sarà inaugurato a Roma il prossimo 8 maggio alla presenza di Al Gore, ex-vicepresidente americano e premio Nobel, nonché fondatore e proprietario della suddetta emittente. Quando il responsabile di Current Italia, Davide Scalenghe, mi ha chiesto di pensare a un pezzo sull'Italia, non ho avuto molti dubbi e gli ho risposto: "Facciamo una cosa sul Dal Molin. Se un'emittente americana vuole aprire un canale in Italia di informazione non c'è argomento migliore con cui cominciare. Se è sul rapporto dei 2 Paesi che dobbiamo lavorare, non c'è argomento migliore. Se la sfida è quella di lanciare un'emittente libera di parlare di qualsiasi cosa dell'Italia (perché la tv italiana non lo è), non c'è argomento migliore". La scelta dell'emittente è stata quella di appoggiare la mia proposta. Da quel giorno è diventata una sfida per entrambi.
Soltanto 2 giorni fa Achille Variati, esponente del PD, è diventato il neo-sindaco di Vicenza prevalendo al ballottaggio proprio grazie al voto dei cosiddetti "No Dal Molin", che avevano presentato una loro lista civica alle comunali, "Vicenza Libera", che ha ottenuto il 5%. Il neo-sindaco ha subito affermato una volta eletto: "E' mia intenzione indire un referendum per lasciare decidere ai Vicentini se vogliono la base o se non la vogliono". Finalmente. Sempre che, qualora al referendum prevalessero quelli contrari, il governo italiano decida di rispettare la volontà dei cittadini di Vicenza. Già nel corso della prossima estate, in realtà, dovrebbero cominciare i lavori di costruzione della nuova base militare. Il tema è quindi quanto mai scottante.
Bene. Il servizio televisivo è stato realizzato, dura 7 minuti circa e all'emittente è talmente piaciuto che aveva deciso di usarlo come pezzo per il lancio il prossimo 8 maggio, proiettandolo davanti alla stampa e in particolar modo al proprio editore e proprietario: Al Gore.
Bene. Questo pezzo il prossimo 8 maggio invece non sarà proiettato. Andrà presumibilmente in onda in seguito, ma non sarà proiettato nel corso dell'inaugurazione. Dovrà essere ritoccato, modificato. Una parte dovrà essere censurata. Pressioni dal Pentagono? Pressioni dal neo-governo Berlusconi? Pressioni dal PD (in fondo è stato Prodi a dare il via libera alla costruzione della nuova base..)?
No. Nessuna pressione. Nessun mistero, apparentemente. Sempre che non si voglia parlare di misteri dell'animo umano. L'attivista dei "No Dal Molin" che mi ha accompagnato a visitare "Site Pluto", che da anni raccoglie materiale su quel sito militare, alla fine ha deciso di non firmare la liberatoria (necessaria per la messa in onda al fine di superare la cosiddetta legge sulla "privacy"). Il pezzo così com'è non può pertanto essere proiettato.
Per quale motivo? Scartiamo che sia stato nel frattempo avvicinato dai servizi segreti e minacciato (almeno in linea teorica).
Allora perché? Per non assumersi la responsabilità di quanto dichiarato in un'intervista girata di fronte a "Site Pluto" con la dichiarata intenzione (allora accolta) di inserirla nel pezzo per Current tv. Nel montaggio originale ci sono 2 tipi diversi di dichiarazioni: quelle che citano dati e infine un'opinione. L'opinione è: "Questo accordo segreto non è mai passato attraverso il vaglio del parlamento pertanto affermare che l'Italia sia uno Stato libero e sovrano è quantomeno una forzatura". Mentre i dati riportati a voce nell'intervista sono tutti documentati e rintracciabili nelle pubblicazioni del suddetto William Arkin e presso i siti <www.nuclearweaponarchive.org> e <www.globalsecurity.org>. Per quanto riguarda la frase in cui il nostro attivista esprime una sua opinione si dovrebbe considerare la qual cosa tutelata dalla libertà di opinione sancita dalla Costituzione italiana.
Nonostante questo l'attivista si è impuntato gettando nello sconcerto gli altri attivisti, Current e, ovviamente, l'autore del pezzo, ossia chi scrive.
Questo era il pezzo giusto, al momento giusto, nel posto giusto.
Ormai non c'è più tempo per rimediare. Ci sono dei tempi tecnici che richiedono che i pezzi siano pronti entro oggi per poter essere presentati all'inaugurazione dell'8 maggio.
Dei riflettori non me ne importa proprio nulla, così come non me n'è mai importato. Della possibilità di riportare al centro del dibattito nazionale un tema così importante così bistrattato e vilipeso, quale il Dal Molin è, invece me ne importa molto. Ma non ci posso fare ormai più nulla. Come si dice in questi casi: la frittata è fatta.
Leggerezza, ingenuità, eccesso di fiducia: somme e sottrazioni che non mancherò di fare.
Ma è l'elemento politico che mi interessa. Un attivista che fa controinformazione, raccoglie documenti e di fronte alla quantomeno rara possibilità di ampliare il bacino di risonanza del proprio lavoro, compromettendo l'esperienza di tutti, che non è solo vicentina, si impunta su una liberatoria. Liberatoria che sarà stata perfettibile, ma sulla quale Current ha ad un certo punto anche accettato di trattare. La risposta è stata una porta in faccia.
Non mi si chieda il nome di questa persona, non lo farò neanche sotto tortura. Ci si chieda tutti quanti piuttosto, quanto vulnerabili e permeabili all'infiltrazione siano i movimenti che si apprestano ad affrontare la prova di 5 presumibili anni di governo Berlusconi. Vulnerabili e permeabili per una ragione, quantomeno: la sprovvedutezza.