Armenians: the reasons behind the word "genocide" - Armeni: le ragioni dietro la parola "genocidio"

Today is the 100th anniversary of the "Medz Yeghern", the great crime. Which is the fatal raid on the Armenian population during the last gasps of the Ottoman Empire that resulted in the death of an unknown number of people that could range from 800 thousand to 1 million 500 thousand people. Many others formed the Armenian diaspora scattered in the world. Others remained in Turkey, some of them were assimilated, especially children, adopted by Turkish families.
For many it was the first genocide in history, although the term is coined several decades later.
Denying the facts is now a historic stunt in which even the Authority of Turkey would not perform anymore. That there was a plan to expel the Armenian community from the borders of the Ottoman Empire, if not to exterminate it, even this can be assumed by the same reasons with which those who deny the term "genocide" tend to giustify what happened.
However, I'm not passionate about this dispute on the word "genocide". It does not change the historical facts, doesn‘t help us to understand.
Assign all the blame to the Turks and raise the Armenians as sacrificial victims responds to a specific European aim, present even then, that can only provoke hatred and cause divisions today.
The hand of the Turks (in this specific case the brigades who carried out the massacres in eastern Turkey were mainly Kurdish) was dirty of Armenian blood. But we must not forget that Germany was fighting with the Turks (the plan of ethnic deportation, we would say today, was orchestrated with the generals of the German Empire) and France and Russia have for years armed Armenian irredentism to plug a thorn in the Anatolian side of the Ottoman Empire.
How many now remember to remember that the massacre is not the result of the madness of Cain that arms his hand against his brother. The game of the roles led to madness and in this macabre game here we are, we Europeans, with our ancient and modern habit of arming the people of the Middle East against each other, giving vent to rivalry over there existing in our continent more than anywhere else.
Unfortunately, the Armenians have fallen into the trap of being the hares and the Turks have done well their part of hunters. But this is a story that should be admitted primarily by Europe that today hypocritically points the finger. In contrast the historical narrative brings the faults to be redistributed starting from our continent, rather than uniquely be downloaded on Turkish history.
All right. Call it "genocide", now. By pointing, you realize to be part of the conflict and not judge super-partes. The same error, after all, we are committing still today in the Middle East, pumping our support in the ranks of some over others because we always need local intermediaries to keep us friends with this slice of the planet. But this is the error. This is the real crime. This is that very our vice from which we must always start every time we open our mouths. It is called Colonialism.
When I was a child I liked to climb mountains of books in my grandfather‘s library. One day I discovered among his books that he had a friend, a brother friend. It was the Armenian poet Hrand Nazariantz, arrived in Bari fleeing from Turkey. Years later I met in Istanbul Armenians who didn‘t flee. Other Armenians have discovered only after a long time of being Armenians, because in their family the identity had been removed even just to escape the persecution.
Sad stories. But still sadder is that now the distant diaspora has introjected the colonialist views and today peg away on the word "genocide" to reopen wounds and especially regain possession of confiscated properties. Which is a right argument, but not at the price of other wars to begin.
But certainly the saddest of all are those Westerners that are always on the side of the victims, so they declare, but actually fight their wars on the skin of others, like on the Armenian question still today. A show of which I am ashamed.
I close with the words of Hrant Dink, who brought the debate in Turkey from the concept of national belonging to that of citizenship and has set as a beacon to all who seriously have Armenians in their hearts: "I am Turkish ... I am Armenian ... I am from Anatolia from the core. I never thought even for a day to leave my country and to attack me like a tick to the democracies created at high price by others and build my future in the paradise of prepackaged freedoms called West".
 
Oggi è il 100 anniversario del „Medz yeghern“, il grande crimine. Ossia il fatale rastrellamento della popolazione armena durante gli ultimi rantoli dell‘Impero Ottomano che provocò la morte di un numero imprecisato di persone che potrebbe variare dalle 800mila al 1milione500mila persone. Moltissime altre costituirono la diaspora armena sperdendosi per il mondo. Altri restarono in Turchia, alcuni di loro vennero assimilati, soprattutto i bambini, adottati da famiglie turche. 
Secondo molti si trattò del primo genocidio della Storia, sebbene il termine verrà coniato alcuni decenni più tardi. 
Negare i fatti è ormai acrobazia storica nella quale nemmeno le autorià turche si esibiscono più. Che ci fu una pianificazione all‘espulsione della comunità armena dai confini ottomani, se non proprio lo sterminio, anche questo lo si può ipotizzare dalle stesse ragioni con cui coloro che negano il termine „genocidio“ tendono a giustificare quanto avvenne.
Tuttavia non mi appassiona questa disputa sulla parola „genocidio“. Non cambia i fatti storici e tantomeno ci aiuta a capire.
Attribuire tutte le colpe ai Turchi e innalzare gli Armeni come vittime sacrificali risponde ad un obiettivo specifico europeo, presente già allora, che non può che scatenare odio e provocare divisioni anche oggi. 
La mano dei Turchi (in questo caso specifico le brigate che compirono i massacri nell‘est della Turchia erano soprattutto curde) si è sporcata del sangue armeno. Però noi non dobbiamo dimenticare che la Germania combatteva con i Turchi (il piano di pulizia etnica, diremmo oggi, fu orchestrato insieme a generali dell‘Impero Germanico) e la Francia e la Russia hanno per anni armato l‘irredentismo armeno perché fosse una spina nel fianco anatolico dell‘Impero Ottomano.
Quanti oggi si ricordano di ricordare che il massacro non è il risultato della follia di Caino che arma la sua mano contro suo fratello. Il gioco delle parti ha condotto alla follia e in questo macabro gioco ci siamo anche noi, europei, con il nostro vizio antichissimo e moderno di armare le genti del Medio Oriente le une contro le altre, dando sfogo là a rivalità esistenti nel nostro continente più che altro.
Purtroppo gli Armeni sono caduti nella trappola di essere le lepri e i Turchi hanno fatto bene la loro parte di cacciatori. Ma questa è una narrazione che dovrebbe essere ammessa anzitutto dall‘Europa che oggi ipocritamente punta il dito. Al contrario la narrazione storica porta le colpe a dover essere ridistribuite a cominciare dal nostro continente, piuttosto che univocamente essere scaricate sulla storia Turca.
Bene. Chiamatelo pure „genocidio“, ora. Puntando il dito non vi accorgete di essere parte del conflitto e non giudici super-partes. Lo stesso errore del resto lo stiamo commettendo anche oggi in Medio Oriente, pompando il nostro sostengo nelle file di alcuni a scapito di altri perché abbiamo sempre bisogno di intermediari locali a tenerci buona questa fetta di pianeta. Ma questo è l‘errore. Questo è il vero crimine. Questo è quel vizio tutto nostro da cui dobbiamo sempre partire ogni volta che apriamo bocca. Si chiama Colonialismo.
Quando ero bambino mi piaceva scalare le montagne di libri di mio nonno. Un giorno scoprii tra i suoi libri che aveva avuto un amico, un amico fraterno. Era il poeta armeno Hrand Nazariantz, giunto a Bari fuggendo dalla Turchia. Anni dopo a Istanbul ho conosciuto Armeni che non se ne sono andati. Altri Armeni hanno scoperto solo dopo molto tempo di essere Armeni, perché in famiglia la loro identità era stata persino rimossa pur di scampare alla persecuzione.
Storie tristi. Per quanto più triste ancora è quella diaspora ormai lontana che ormai ha introiettato il punto di vista colonialista e oggi si incaponisce sulla parola „genocidio“ per riaprire le ferite e soprattutto tornare in possesso delle proprietà confiscate. Che è un discorso giusto, ma non al prezzo di cominciare altre guerre. 
Ma certamente più tristi di tutti sono quegli occidentali che loro sono sempre dalla parte delle vittime, così si dichiarano, ma in realtà combattono guerre loro mandando avanti gli altri. Uno spettacolo di cui mi vergogno.
Chiudo con le parole di Hrant Dink, che traghettando il dibattito in Turchia dal concetto di appartenenza nazionale a quello di cittadinanza si è posto come un faro per tutti coloro che seriamente hanno a cuore degli Armeni: „Sono della Turchia… Sono Armeno… Sono dell’Anatolia fino al midollo. Non ho mai pensato nemmeno un per un giorno di abbandonare il mio paese e di attaccarmi come una zecca alle democrazie create dagli altri a prezzi alti e di costruire il mio futuro nel paradiso delle libertà preconfezionate chiamato Occidente“.

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