Apologies to my Syrian friends - Scuse ai miei amici siriani

 

I want to apologize with the many Syrian friends if I did not find any reason to celebrate with them, yesterday March 15, the fourth anniversary of what they call "Syrian Revolution".
I rather consider it a catastrophic misjudgment of the middle class, convinced that it would have been a quick thing, as in Tunisia, in Egypt, even as in Libya, in case. But the criminal regime of Assad (I have called it so publicly already in 2005 without having to wait for 200 thousand deaths) was waiting nothing but to get rid of them, the conscious and critical middle class, stripping it of their possessions and forcing it with the latest resources to flee abroad. Also those of the regime, they knew it already of being criminals and of knowing how to do it: the strategic plan of forced evacuation was on their desk already.
For the bungler Obama, who dreamed of an uprising of the Arab masses in his name, it is true, his game did not work in full. But he is comforted by creating the New Middle Eastern Disorder, much worse than his predecessor could do. And then, better to be remembered in history as another US president who creates turmoil somewhere around the planet rather than as the first president who saw the Middle East slip off by the influence of China without blinking: if not to me, even not to you. More than decent for now.
For the servile European governments as well at the end is not going so badly. In the crisis years, the war in the lands of others is always one of the best business, since the weapons we produce ourselves. Even the refugees are a business and especially put to rest so well our guilt: when we help a refugee we feel so good ...
To the Sunni tribes and those who were released from the American prisons, the former never dead apparatuses of Saddam, did not seem real to manage alone all that land once divided by a colonialist and fictional border, all that wealth (they are maybe criminals and bandits, but a whatever Turkey willing to buy their oil on the black market is always easy to find), with or without the pretext of religion. Call it Isis, call it International of Terror, as you want: meanwhile it is doing the fly-by for all the fanatical Muslims grown in Europe and other parts of the world. When the time will come, it will be a tuna-trap. And with this propaganda of hatred another Kristallnacht in Europe may always be an open option.
To the Kurds it also did not seem real, if they guess a couple of next moves, they will soon have a single autonomous region, perhaps even a state. The miracle in the meantime they have already done: get the support of the Western capitalist governments and also the solidarity of the Western anti-capitalists.
The poor who are still there, in Syria, or scattered in some refugee camp abroad, those who still have not been able to pay to flee, those for whom to hope in the Revolution now is an act of faith more than in Christ or Mohammed, I wonder if they really celebrated and what, in case. It seems to me there is little to celebrate for them: everybody speaks in their name, no one speaks of them.
 
Michelangelo Severgnini 

 

 

Mi vogliano scusare i tanti amici siriani se non ho trovato nessun motivo per festeggiare insieme a loro, ieri 15 marzo, il quarto anniversario di quella che loro chiamano „Rivoluzione siriana". 
Io la considero un catastrofico errore di valutazione della classe media, convinta che sarebbe stata una cosa rapida, come in Tunisia, in Egitto, al limite come in Libia. Ma al regime criminale di Assad (che ho definito pubblicamente tale già nel 2005 senza dover aspettare 200mila morti) non è sembrato vero di sbarazzarsi di loro, la classe media consapevole e critica, spogliandola dei loro averi e costringendola con le ultime risorse a riparare all‘estero. Quelli del regime, di essere dei criminali anche loro lo sapevano già e sapevano già anche come fare: il piano strategico di evacuazione forzata era già sulla loro scrivania.  
Al pasticcione Obama, che sognava una sollevazione delle masse arabe in suo nome, è vero, il giochino non ha funzionato per intero. Ma si è consolato creando il Nuovo Bordello Mediorientale, tanto peggio del suo predecessore non poteva fare. E poi meglio passare alla storia come l‘ennesimo presidente USA che crea bordelli in giro per il pianeta piuttosto che come il primo presidente che si è fatto sfilare da sotto al naso il Medio Oriente dall‘influenza cinese senza battere ciglio: se non a me, neanche a te. Bilancio più che dignitoso, per ora.
Alle servili cancellerie europee pure alla fine non sta andando così male: in anni di crisi la guerra in terre altrui è sempre uno dei migliori business, visto che le armi le produciamo noi. Anche i profughi sono un business e soprattutto mettono a tacere così bene i nostri sensi di colpa: quando aiutiamo un profugo ci sentiamo così buoni... 
Alle tribù sunnite e ai fuoriusciti dalle carceri americane, agli ex-apparati mai morti di Saddam, non è parso vero di gestire in solitudine tutta quella terra un tempo divisa da un confine colonialista e fittizio, tutta quella ricchezza (saranno anche criminali e banditi, ma tanto una Turchia qualunque disposta a comprare il petrolio al nero la si trova sempre), con o senza il pretesto della religione. Chiamatelo Isis, chiamatelo Internazionale del Terrore, come volete: intanto sta facendo da moschicida a tutti i fanatici musulmani cresciuti in Europa e in altre parti del mondo. Quando sarà il momento, sarà una tonnara. E con questa propaganda d‘odio un‘altra Notte dei Cristalli in Europa potrebbe sempre essere un‘opzione aperta.
Ai Curdi pure non è parso vero, se azzeccano un paio di prossime mosse avranno presto un‘unica regione autonoma, forse anche uno Stato. Il miracolo nel frattempo l‘hanno già compiuto: ottenere il supporto dei governi capitalisti occidentali e anche la solidarietà degli anti-capitalisti occidentali. 
I poveri che sono ancora là, in Siria, o sparpagliati in qualche campo profugo all'estero, quelli che ancora non sono riusciti a pagarsi la fuga, quelli che sperare nella Rivoluzione ormai è un atto di fede più che in Cristo o Maometto, mi chiedo se avranno davvero festeggiato e nel caso che cosa. A me sembra ci sia poco da festeggiare per loro: tutti parlano in nome loro, nessuno parla di loro.  
 
Michelangelo Severgnini 

 

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