Ancora il treno verso casa --- 26 ottobre 2007 - MILANO

Questa sera ho provato un'emozione forte e inaspettata. C'è stata la proiezione di "..e il Tigri placido scorre.." a Vaiano Cremasco, paese di 3mila abitanti alle porte di Crema dove ho vissuto ininterrottamente dalla nascita fino ai 18 anni. Mi trovo a Milano per lavoro in queste settimane e perciò i miei ex-concittadini hanno avuto questa gentile idea. L'emozione è sopraggiunta già mentre la proiezione era in corso. Non so esattamente da dove provenisse, cosa la motivasse. Forse nel sentire legati due pezzi di mondo apparentemente distanti: Baghdad e Vaiano Cremasco. Forse nel ritrovarmi fisicamente in quei metri quadri dove ho trascorso una parte incancellabile della mia vita, quando di strada nel frattempo se n'è fatta parecchia. Forse nel sentire così inaspettata quest'emozione stessa.
Alla fine della proiezione mi ci sono voluti alcuni secondi (forse però non si sarà notato) per deglutire un singulto che stava per sopraffarmi, non appena il sindaco, inaspettatamente, mi ha porto una targa che dice: "A Michelangelo Severgnini con stima e gratitudine". Ora: la stima fa piacere, la gratitudine mi lega. Mi costringe a legarmi. E il legame con il posto dove sono cresciuto è un argomento molto delicato. Mi sono scorsi nel pensiero in un attimo mille pomeriggi passati tra quei metri quadri, le situazioni, le fantasie di quegli anni, anche le angosce. E ho sentito l'affetto di quelle poche decine di persone che c'erano, semplice, sincero. Come sincero era il significato delle numerose seggiole vuote. Ma proprio perché erano vuote rendevano più sincero l'affetto dei presenti.
Visto che sono giorni in cui mi tocca confrontarmi con "le radici", devo anche aggiungere di avere ricevuto alcune lettere molto sentite sull'ultimo intervento titolato "Last train home", che mi hanno stimolato ad un ulteriore approfondimento. E cioè il significato diverso che questa nuova visione dell'"ultimo treno verso casa" assume. Infatti l'ultimo treno preso verso casa così come l'ho sempre pensato era un treno consolatorio. Il ritorno a casa era un ritorno alla consolazione. Tornare a casa: prima significava raggiungere uno spazio e una dimensione capace di consolare. Al contrario, l'ultimo treno verso casa preso proprio perché è l'ultimo, pur di protrarre il più possibile la permanenza in questo posto "straniero", non è affatto consolatorio. Non consola tornare a casa quando ci si torna con l'ultimo treno preso apposta perché ultimo. E' come ritrovarsi a fare una cosa ma desiderarne segretamente un'altra. E forse, se proprio stasera mi devo immaginare immerso in questa scena, mi immagino con entrambi i piedi a terra dal predellino, finalmente sincero a me stesso, e l'ultimo treno che piano si muove e si allontana. Questa sera l'ultimo treno verso casa è partito e io sono rimasto a terra. Forse perché mi consola di più questo posto nuovo dove sto, che non sta in nessun posto, dove i treni partono e arrivano e io sono la campanella della stazione che suona al loro passaggio.
ps: domenica parto per la Romania, toccata e fuga, mercoledì sarò ancora a Milano. Anche in Romania esistono i treni...

sviluppato dalla MFM - ottimizzato per una visione a 1024x768 su Mozilla Firefox