In questo momento in cui inizio a scrivere 19.999 utenti hanno scaricato "Il ritorno degli Aarch - i villaggi della Cabilia scuotono l'Algeria" dal sito di Arcoiris.tv. E' una cosa che uno non ci crede anche se in fondo non se ne dovrebbe stupire e tanto meno farsene gloria. E mettiamo subito le cose in chiaro: se sono qui a scriverne non è perché mi voglia attribuire qualche merito particolare, al contrario sono qui per ringraziare.
Ringrazio quella persona che nella primavera del 2001 affisse un manifesto sulle pareti del Leoncavallo in cui si promuoveva il "Festival della gioventù e degli studenti" ad Algeri. Ringrazio Ourida Chouaki, questa donna fantastica di Algeri che contattai disperato tramite una ricerca in internet dal residence universitario dentro il quale eravamo piantonati dai militari algerini. La sua passione e il suo coraggio, di fronte al quale, per telefono, non seppi tirarmi indietro, accettando il suo invito a vederci di nascosto da qualche parte in città. Ringrazio il "Raj" (Rassemblement Action Jeaunesse) per il calore e la premura che hanno avuto con me in quei giorni dell'agosto 2001, e anche per avermi portato clandestinamente in Cabilia. Ringrazio i Cabili, per tutto ciò che mi hanno dato: l'affetto, l'ospitalità, gli insegnamenti. Ringrazio Karim per la sua presenza e la sua cultura. Se un merito esiste, va cercato in queste persone straordinarie.
Purtroppo questo è un traguardo che festeggio in silenzio (e oggi sono anche 2 mesi dall'apertura di kapdkjumb.it). Le persone con cui ho condiviso questo cammino sono lontane. Il settimanale "Carta" , che a suo tempo ne aveva curato la distribuzione, non si è detto interessato alla notizia. Lo trovo strano. Ma ci sono tante cose che sono strane eppure si va avanti lo stesso. Arcoiris mi ha fatto sapere che si annotava la notizia (e in effetti mi sono sembrati molto sorpresi) e mi hanno detto che l'avrebbero segnalata in qualche modo sul sito. Con loro è la prima volta che ho a che fare, perché sempre a suo tempo (primavera 2004) fu "Carta" a curare l'inserimento del documentario tra i titoli di Arcoiris.
Ma oltre che per ringraziare, sono qui a scriverne per cercare di farsi un'idea su questa cosa. Non è logico apparentemente che un documentario realizzato nell'estate 2002 in Algeria (un Paese tra i più ignorati dagli Italiani), che ha dovuto aspettare quasi 2 anni per essere distribuito (anzi, per la verità, uno dei pochissimi documentari di "Carta" che un passaggio in edicola non l'hanno nemmeno mai fatto), costato i soldi del biglietto aereo e qualche spicciolo per campare 3 settimane in Algeria (cioè meno di 2mila €), realizzato da uno che (ai tempi) si ritrova a dover fare il regista suo malgrado pur di raccontare la lotta dei Cabili, beh, insomma, non è apparentemente logico che in 3 anni e mezzo venga scaricato 20mila volte e sia tra i documentari più scaricati da un sito come Arcoiris.tv (cioè da un sito dove si possono trovare i titoli migliori sui temi con più presa nell'area dei movimenti: dal Chiapas, al G8, al Medio Oriente, all'ecologia, alle droghe, alla mafie). Non è logico.
E ' vero, il documentario ha sempre goduto di una diffusione costante (anche se spesso tramite semplice passaparola) negli ambienti universitari, in particolar modo tra coloro che si interessano di politica e cultura nordafricana (e letteratura in video in lingua italiana sull'argomento ce n'è ben poca). In particolare alcuni docenti lo hanno ripetutamente inserito all'interno del programma di studi, penso a Vermondo Brugnatelli a Milano (che ha preso anche parte alla stesura del testo presente nel documentario e che ne ha curato il finanziamento tramite il prof. Ugo Fabietti e il Dipartimento di Epistemologia ed Ermeneutica della Formazione dell'Università Statale di Milano, polo Bicocca) e Antonello Petrillo a Napoli. Ma 20mila, come direbbero a Napoli, "so' assaje"..
E' vero, vi si può accedere alla pagina di Arcoiris da cui è scaricabile il documentario anche con un tasto da Wikipedia.
E' vero, il documentario è stato anche presentato alla sala stampa del Senato Italiano nel dicembre 2003 grazie all'interessamento dell'allora on. Gigi Malabarba, che non posso non citare tra le persone che desidero qui ringraziare. In seguito, sulla base delle testimonianze raccolte in questo documentario venne anche stesa un'interpellanza parlamentare all'allora ministro degli esteri Franco Frattini e la risposta, se non ricordo male, fu che il Governo Italiano si sarebbe impegnato a chiedere spiegazione al Governo Algerino circa le brutali forme di repressione messe in atto nei confronti della protesta cabila. Vabbeh, poi vai a vedere se è servito a qualcosa..
Non sottovaluto inoltre il fatto che tra l'attenzione dei soggetti editoriali e la preferenza del pubblico c'è spesso un abisso, in termini di sensibilità e di ascolto reciproco. Il Festival del Cinema Africano di Milano nel 2004 lo scartò, anche se tra gli autori figura Karim Metref, algerino, che ne ha scritto insieme a me la sceneggiatura. Quelli di "Carta" mi dissero più o meno così: "Il tema è assolutamente importante e il documentario va portato a tutti i costi all'attenzione del pubblico, ma ne stampiamo solo 500 copie perché non crediamo che molta gente sia interessata all'argomento". Intanto in 20mila se lo sono scaricato a gratis, sì forse proprio per questo che l'hanno scaricato in tanti, ma sono comunque 40 volte tanto le persone che secondo "Carta" sarebbero state nella migliore delle ipotesi interessate al documentario. In 3 anni e mezzo, il che significa che da qui in futuro ce ne saranno altre che lo scaricheranno (la media ho cercato di calcolarla: viene scaricato tra le 7 e le 10 volte al giorno).
Tuttavia, lo ripeto ancora, non è apparentemente logico che in 3 anni e mezzo "Il ritorno degli Aarch" venga scaricato 20mila volte.
Uno degli insegnamenti che questo lavoro mi ha dato (ma a dire il vero, insegnamento confermato anche dai lavori successivi) è che in Italia se non si è megafono di qualcuno a fatica si trova qualcuno disposto a lasciarti parlare. Se si parla a nome di qualcuno di indiscusso richiamo e potere, allora ogni cazzata è lecita, se la cazzata è intelligente, tanto meglio. Altrimenti, parlare di propria iniziativa e al tempo stesso non cercare di affermare il proprio nome, è una leggerezza che non viene perdonata e il messaggio che uno ne ricava è più o meno: "o diventi qualcuno a scapito di qualcun altro oppure parli solo quando te lo diciamo noi". Il Movimento degli Aarch si è sempre trovato in una situazione simile. Come diceva Belaid Abrika nei suoi discorsi, "gli Aarch non sono forti perché hanno tanti soldi o hanno sostegno all'estero, gli Aarch sono forti perché ci siete voi, la base". Una base, caro Belaid, che da oggi può contare altre 20mila persone in Italia e forse anche di più..
ps: ore 19.15, sono appena rientrato a casa. Sono già 20.004..