9 anni dopo --- 10 - 12 - 07 - MILANO

Ogni tanto ritorno. I fumi del letargo continuano a farsi sentire. Anche se ho un vagone di cose da scrivere e tra qualche giorno so che avrò il tempo di raccontare tante cose.
Ma questa sera sento che non posso non scrivere qualcosa. Stasera che è il 10 dicembre, 59esimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani. Stesera i miei pensieri raggiungono il Kosovo. E non possono che andare lì, oggi che Ban-Ki-Moon, segretario generale dell'ONU, ha preso atto del mancato accordo tra Serbi e Albanesi sullo statuto del Kosovo.
Ho trovato un articolo interessante di Guido Rampoldi su Repubblica, onesto e spietato, amaro e verosimile, ragionevole, condivisibile, fuorché la considerazione semplicistica e falsa che i bombardamenti nel '99 fossero inevitabili. Evitabile era il sostegno dato a Milošević dalle cancellerie di tutto il mondo, in particolare quelle europee, in particolare quella italiana, tra il '95 e il '97, anni in cui il democratore balcanico seppe con astuzia mantenersi al potere solo in seguito all'appoggio tuttavia complice dall'estero. Nel '98 Milošević avrebbe potuto non essere il Presidente della Repubblica Federale Jugoslava, se qualcuno dall'esterno non l'avesse aiutato irragionevolmente, quindi quello non sarebbe stato un anno di massacri in Kosovo, quindi nel '99 non ci sarebbe dovuto essere alcun bombardamento: tutto qui.
Nove anni fa esatti, 10 dicembre 1998, Pristina. I miei pensieri questa sera vanno verso quel Kosovo, solo pochi verso il Kosovo attuale. Quel Kosovo di sfide, di ingiustizie e di terrore, ma anche di estremo coraggio e dignità. Ancora 9 anni più tardi mi interrogo su che fine abbia fatto quel Kosovo, lacerato ma ancora vivo. Ho nostalgia per i ragazzi che furtivi volavano sui centimetri di neve per ripararsi al primo portone dietro l'angolo, salire le scale, poggiare le spalle intirizzite sui caloriferi accesi e cominciare a discutere.
Sono diversi anni che non torno in Kosovo. Ho perso alcuni contatti, altri forse dovrei solo trovare l'energia per riattivarli, con il triste opportunismo di farlo solo ora che i riflettori tornano a riaccendersi. Ma mentre tutti arrivavano in Kosovo nel 1999, con la baldanza delle retrovie di ogni facile guerra, quello era il momento in cui ho cominciato ad andarmene, perché non riconoscevo più quei posti ormai inondati dalla propaganda irredentista, dalla ragione di Stato, uno Stato inesistente, né nei principi, né nei fatti (allora) e che oggi si impone sulla pochezza della diplomazia internazionale. Arriverà l'indipendenza del Kosovo, arriverà con la prossima primavera, si dice. Ma il Kosovo è stato giustiziato nel '99, dopo un decennio di lenta e dolorosissima agonia. Questo che riesumano, qualcuno mi sa convincere che non sia altro che un fantoccio nelle mani delle mafie?
Anche questa volta è bastato così poco, eh, signor Thaqi? E' bastato sventolare il solito pericolo del nemico esterno per vincere le elezioni, il meccanismo è collaudato e ancora funzionante, lei è solo l'ultimo democratore ad averlo fatto andare. I suoi illustri predecessori però non se la passano tanto bene oggi...

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