"Un vento di inquietanti mutamenti è tornato a spirare poco prima che questo lavoro vedesse la luce. Il vento che investe le attese riposte nella spicciola quotidianità e le inzacchera di zolfo di cannoni, di piombo di fucili che altri hanno caricato, quei signori della guerra che hanno preparato per noi questi scenari. Intanto i ceri contorti e spenti si moltiplicano, quelli della storia di ciascun individuo e della società cui appartiene. E di fronte a questi esodi apocalittici e sparpagliati, il popolo che è stato sulla strada sin dalla notte dei tempi, l'unico popolo al mondo a non aver mai dichiarato guerra a nessuno, vittima di un olocausto silenzioso, il popolo dei rom, è privato di ogni diritto. Intanto la nostra cultura europea, decantata dagli opportunisti di turno, affonda, scompare nella nebbia delle tristi campagne, nei casolari abbandonati, desolati, per far spazio al mercimonio obliante dove gli individui a loro volta sono inghiottiti dall'avido mostro chiamato capitalismo globale. In risposta a questo la gente si mobilita, a Porto Alegre come a Genova, a Seattle come ad Algeri, come a Belgrado. Si mobilità nel pomeriggio, palcoscenico delle proteste, delle manifestazioni, dei cortei, delle marce, ancora schiavo del lavoro, prigioniero delle esigenze di mercato del padrone. E allora un lugubre presentimento ci assale: la storia è stata scritta col sangue della povera gente. Sì, ma soprattutto con le speranze di chi è scampato e fuggito, alle guerre, alla miseria, alla fame, e con la ricchezza che questi si sono portati con loro e che hanno mescolato alle genti che hanno incontrato lungo la strada. Mitici eroi greci in fuga da Troia che attraversano il Mediterraneo, ebrei della diaspora che suonano il klezmer, schiavi africani deportati che creano il jazz, slavi degli anni '90 che contaminano la nostra musica, maghrebini che scampano alla desertificazione, al terrorismo di governo di politici militari e petrolieri in combutta con l'Unione Europea. A denuncia di questo scenario apocalittico restano due canti antichi e attuali: il canto della cicala (simbolo ancestrale dei cantori) e la ninna nanna. Le odissee infrante alle periferie dell'impero sono così le moltitudini di genti inghiottite e stritolate dai marasmi geopolitici del nuovo imperialismo. In particolare tutti i profughi, i clandestini, i migranti, i prigionieri politici, le vittime civili dei massacri e delle bombe umanitarie, gli oppressi di ogni tempo e luogo, come un orizzonte di popoli di un "quarto stato", messi in cammino sull'orlo di un abisso. A tutti loro quest'opera è dedicata....
Milano, ottobre 2001 #####################################################################################
CRUSHED ODYSSEYS IN THE PERYPHERIES OF THE EMPIRE
A wind of alarming change returned to blow just before this work saw the light. The wind that prevails in the expectations placed in everyday life and soils it with sulfur of guns, lead of rifles that others have loaded, those warlords who have prepared for us these scenarios. Meanwhile the twisted candles multiply, those of the story of each individual in the society to which he belongs. And in the face of these apocalyptic and scattered exodus, the people who was on the road since the beginning of time, the only people in the world that had never declared war on anyone, victim of a silent holocaust, the Roma people is deprived of all rights. Meanwhile, our European culture, praised by current opportunists, sinks, disappears in the fog of sad countryside in abandoned farmhouses, desolate, to make space for forgetful trafficking where individuals are in turn swallowed up by greed monster called global capitalism. In response to this, people are on the move, in Porto Alegre and in Genoa, in Seattle and in Algiers, in Belgrade. It is on the move in the afternoon, time of protests, demonstrations, marches, time still slave of work-time, prisoner of the needs of the market master. And then a gloomy presentiment assails us: the history was written with the blood of poor people. Yes, but above all with the hopes of those who escaped and fled from wars, poverty, hunger, and with the wealth that they have brought with them and they have mixed with people who have met along the road. Mythical Greek heroes fleeing Troy crossing the Mediterranean, Jews of the diaspora who play klezmer, African slaves deported who create jazz, 90s Slavs who contaminate our music, people from Maghreb who escaped form desertification, from terrorism of their governments of military oil companies in league with the European Union. A complaint of this apocalyptic scenario are two ancient and present hymns: the song of the cicada (ancestral symbol of the singers) and the lullaby. The "odysseys in the peripheries of the empire" are the multitudes of people swallowed and crushed by the stagnation of the new geopolitical imperialism. In particular, all the refugees, migrants, political prisoners, the civilian victims of massacres and humanitarian bombs, the oppressed ones of every time and place, as a horizon of the people of a "fourth state", set off down the path on the edge of an abyss. To all of them this work is dedicated...
Milan, October 2001"
<<Altopiani anatolici brulli
Tendaggi tra scarpate profonde
Giorni di sabbia e cammino
Sfondando armate di gesso
Per incontrare il mare
Quartieri forellati sui muri
Manifesti affissi e raschiati
Proclami libertari e stragi
E porti di falsi documenti
Solo per oltrepassare il mare
Questure di affollate scalinate
Di sorda burocrazia ossequiosa
Donna feconda in silenziosa casa
Ed un sussulto in petto di rivolta
“Ora riconquisto il mare!”
Nell'antichità eroi solcarono il mediterraneo
Incessanti fondarono città e crearono popoli
Le loro imprese furono chiamate odissee
Ora piccole barche di disperati
Affondano tra le onde e gli scogli
E allo sbarco questi sono rinchiusi
O dispersi maltrattati ingiuriati o ancora sfruttati
Indesiderate le loro imprese clandestine
Sono: fughe!!!....>>
<<Una coltre di nebbia mista a un afflato sabbioso
Sovra mura crollate solaio incerto franoso
Trovo stanze di muffa e ragnatele sovrane
Ora esploro stalle un tempo a mucche prigione
Penso a sudore e paglia a fiato grosso e caldo
Uno stemma in disuso su cui è dipinto un araldo
Aia biada e cespugli lucertole sassi e topi
Una cariola storta scricchioli e scorza di scopi
Pioggia su un vecchio carro gabbia di ruggine e vento
Donde passero morto recluso evoca un accento
Spettro che dal passato reclama pace agli oppressi
E ad un riccio che fruga gli par che ancora non cessi
Sif 'sa lasif an cala ca' là
Lasif 'n da la stala l'aca trala 'n sa sà>>
<<Bueno, me demuestra que los pueblos en la calle le damos miedo a los asesinos, y hoy estan muertos de miedo los de la G8, porqué los pueblos hemos salido a la calle y creo que eso sea importantisimo, aquì, en Argentina y en cualquier parte. La mobilitacion popular es lo que nos libera. Hace 24 años que estamos en la plaza y vamos a seguir luchando mientras tengamos vida, para formar a los jovenes para demostrarle que la vida vale vida, que no tenemos que negociar, que la vida no se negocia, que debemos tener claro que no hay que perdonar, que los desaparacidos son nuestro ejemplo, que cada vez los amamos mas y cada vez estamos mas convencidas que contra la globalizacion solo la revolucion>>
A Lounes Matoub, menestrello e martire del popolo cabilo, ucciso da un commando misterioso il 25 giugno 1998 a Oued Aissi, Algeria.
<<Ay aguti b wawal
Tghiled tsar ad k id yughal
Mi d as tenid: aarbuha!
Warzigen s cna ines ahnin aqdim
Yesawal i tnekra ghaf lhaq
Iferru igduden yetnaghen
I tmurt yetmeslay ghef talwit
Mi yenghan yiwen n warzigen
Acewiq is dment meya niden
La cicala con un canto dolce e antico
Chiama animosa alla lotta per la giustizia
Culla i popoli in conflitto
Annuncia alla terra la pace
E quando una cicala è uccisa
Centinaia il canto diffondono
Cvrcak sa starinskom i sladkom pjesmom
Poziva na hrabaru borbu za pravdu
Pomiruje sukobe medju narodima
Najavljuje mir u svojoj zemlji
I kada jednog cvrcka ubiju
Drugih sto nastave da pjevaju
La cigale avec un chant doux et antique
Appele courageuse a la lutte pour la justice
Calme les conflits entre les peuples
Annonce a sa terre la paix
Et quand on tue une cigale
Autres cents continuent leur chant
La cigarra con un cante dulce y antiguo
Llama con coraje a la lucha por la justicia
Cansa los pueblos en conflicto
Anuncia a su tierra la paz
Y cuando matan a una cigarra
Otras cien siguen su cante
<<- ... E' una scena cilena, stanno sfondando la nostra porta, stanno sfondando la nostra porta... non so se lo sentite...
- Stanno cercando di sfondare la nostra porta al secondo piano… Bene, mani alzate, resistenza passiva, ragazzi: uno sgombero in diretta. Radio Gap sta per essere sgomberata: manteniamo la calma…
- Seduti… ragazzi, calma, seduti e mani alzate… Continueremo a denunciare quello che sta facendo questo Stato criminale e questa polizia fascista…
- Eccoli, sono entrati… sono entrati i poliziotti in radio…
- … che è entrata nella sede di una radio, manganelli in mano e casco in testa… in questo momento fanno segno di star giù…
- … con manganello in mano e casco anti-sommossa… la repressione in diretta su Radio Gap…>>.